di Pietro Mazzone (Jazzit - settembre 2008)
Un’edizione vivace e articolata, aperta ai molteplici linguaggi del jazz, che conferma la passione, la competenza e l’entusiasmo dell’Associazione Orsara Musica che la presiede artisticamente.
Nel vernissage del 28 luglio al Palazzo Baronale - ospiti l’attrice Clio Gaudenzi e il sound artist Vincenzo Pedata - la rassegna Perfect Stranger si è interrogata sui difficili rapporti fra video e jazz; mentre, nei successivi giorni del festival, in vari luoghi della cittadina, Viviana Checchia ha presentato espressive installazioni video, che hanno mimato il movimento improvvisativo del jazz.
Cuore pulsante della rassegna pugliese sono stati senz’altro i Seminari internazionali, la cui dimensione creativa si è realizzata, oltre che negli applauditi saggi conclusivi, nei primi tempi dei concerti serali a largo San Michele, dal 31 luglio al 3 agosto: esercizi di gusto e divertimento tra allievi e docenti.
Docenti di questa edizione sono stati il pianista Greg Burk, la vocalist Silvia Donati, il trombettista Hugo Alves, il musicologo e chitarrista Leo Izzo, il chitarrista Lucio Ferrara e tutti i componenti del quartetto di Antonio Ciacca, che ha inaugurato i concerti (tutti gratuiti, come nella tradizione di questo festival, con un successo di pubblico crescente via via che si procedeva verso il week-end).
Quello del trentanovenne pianista italiano ma nato a Wuppertal si è tenuto il 29 a Bovino, mentre la sera successiva Nico Morelli si è esibito a Foggia: Orsara Musica è ormai un marchio che si estende sempre più nella regione Puglia. Stacy Dillard al sax tenore (poi ammirato anche in solo tre giorni dopo), Ciacca al piano, Kengo Nakamura al contrabbasso e Ulysses Owens alla batteria: questa la formazione - tutta di docenti al Lincoln Center di New York – che ha affrontato la tappa orsarese del tour mondiale di presentazione dell’album “Rush Life”, pubblicato dall’etichetta Motema. Un concerto brillante, in cui il pianismo duttilissimo e sorvegliato del leader, la sua passione per Monk non meno che per pianisti apparentemente lontanissimi da Sphere come Art Tatum o Erroll Garner, è stata splendidamente assecondata dai suoi compagni di viaggio.
La sera del 30 luglio, il pianista tarantino che da anni vive in Francia Nico Morelli (coadiuvato da Camillo Pace al contrabbasso, Marcello Nisi alla batteria, Tonino Cavallo all’organetto diatonico e ai tamburelli e da Claudio Del Vecchio - Dr. Zingarone) alla voce, fisarmonica e percussioni) ha proposto, attraverso brani come Mena mena mo’, Pizzica strana, Yes ‘o sol, l’intensa Canti- lena, l’incontro fra jazz e pizzica. E sembra essere proprio una sorta di nostalgia di casa la scaturigine di un progetto come questo, l’esistenziale esigenza di valorizzare, reinventandole, le proprie radici.
Un concerto non perfetto ma, ed e’ quello che conta davvero, capace di emozionare e coinvolgere.
Nella medievale Abbazia dell’Annunziata, giovedì 31, con incantatoria autorevolezza, Louis Sclavis, in solo al clarinetto basso, ha inaugurato, con una delle performance più belle e poetiche del festival, le Matinèes di questa XIX edizione, i Piccoli Concerti Sacri che hanno scandito, in modo intimo e luminoso, l’inizio delle intense giornate orsaresi.
Anche il concerto serale di Sclavis - che ha inaugurato la serie di concerti a largo San Michele -, rivisitazione live del più recente ECM L’imperfect des langues, ha convinto per gli unisoni strepitosi fra il leader, stavolta anche al tenore e al soprano, e il contralto del giovane Matthew Metzger, dal solismo tagliente e sgusciante, per le esplosioni elettriche e rumoristiche del chitarrista Maxime Delpierre e del bassista Olivier Lètè, per il suono grasso e corposo della batteria di Francois Merville; per la carica insurrezionale, ornettiana e dunque anche lirica e febbrile, che la musica del maestro francese e della sua giovane brigata ha saputo sprigionare.
Lieve, a tratti addirittura soave, il concerto serale piano e voce (e corno con acqua) del 1° agosto di Django Bates, una delle menti creative più fervide e inafferrabili in circolazione; intenso e “da palco centrale” il suo concerto per solo corno, una primizia assoluta per Orsara Musica, nella matinèe del 2.
Ma la giornata del 2 agosto ha avuto un altro grande protagonista: Lee Konitz, che ha tenuto in mattinata un’affollata masterclass e, in serata, si è esibito in quintetto con Ferrara, Ciacca, Nakamura e Owens. Standard stranoti come Alone Together, Body and Soul o How Deep The Ocean, eseguiti improvvisandone le tonalità di base, rinunciando a ogni convenzionalità nel sostegno armonico agli assoli, rapsodiando con un solismo che avvolge l’ascoltatore in una dimensione misteriosa - nonché eternamente cool –, sono divenuti diamanti unici, di folgorante bellezza. O, detto più semplicemente, jazz allo stato puro.
E se di Ciacca, Nakamura e Owens si è già detto altrove, va segnalato il chitarrismo di Ferrara, scarno e minimale in sede di accompagnamento, astratto e introverso dal punto di vista solistico, dal sound cristallino e sottile, complice anche l’utilizzo di una Gibson d’epoca. Un vero konitziano.
Matinée e concerto serale, nella giornata conclusiva, hanno mostrato con Enzo Favata e i Tenores di Bitti, le due facce, sacra e profana, di una stessa medaglia: la tradizione del canto popolare sardo, o almeno quella rappresentata dallo straordinario gruppo vocale di Bitti; in mattinata in compagnia del soprano di Favata e la tromba di Riccardo Pittau; la sera, sul palco centrale, circondato anche da Daniele Di Bonaventura al piano, Alfonso Santimone ai live electronics, Danilo Gallo al contrabbasso e U.T. Gandhi alla batteria:cioè il progetto New Village, che fonde quelle arcaiche polifonie vocali ad un jazz molto anni Settanta, quasi un omaggio a un decennio di furori e sperimentazioni.
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sabato 4 ottobre 2008
A Orsara Musica l'elogio di Jazzit
ORSARA DI PUGLIA – “Jazzit”, una delle pubblicazioni italiane più apprezzate dagli appassionati di jazz, nel suo ultimo numero ha dedicato un lungo e lusinghiero articolo alla diciannovesima edizione di Orsara Musica, la rassegna jazzistica che quest’anno si è tenuta dal 28 luglio al 3 agosto. E’ stata “un’edizione vivace e articolata – scrive Pietro Mazzone – che conferma la passione, la competenza e l’entusiasmo dell’associazione Orsara Musica (…), un marchio che si estende sempre più nella regione Puglia”. L’articolo dedica immagini e parole ad ogni singolo concerto della kermesse orsarese, elogiando le performance di Django Bates, “lieve, a tratti addirittura soave, una delle menti più fervide e inafferrabili in circolazione”. E a proposito di Lee Konitz e dei suoi classici riproposti a Orsara di Puglia, Pietro Mazzone li descrive come “diamanti unici, di folgorante bellezza. Jazz allo stato puro”. Apprezzata la novità delle matinèe all’Abbazia dell’Annunziata, con “i Piccoli Concerti Sacri – si legge su “Jazzit” - che hanno scandito, in modo intimo e luminoso, l’inizio delle intense giornate orsaresi”. Quella andata in scena lo scorso agosto è stata la Rassegna dei grandi numeri: 7 giorni di eventi e concerti, 14 seminari attivati, 3 città toccate dalla “carovana” musicale, 200 tra musicisti e seminaristi presenti per una settimana a Orsara, mentre sono state 6 le associazioni che, assieme ad Orsara Musica, hanno collaborato all’attivazione di corsi e borse di studio, con docenti e partecipanti provenienti da Italia, Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Olanda e Portogallo.
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mercoledì 13 agosto 2008
La storia in corteo ("Repubblica")
articolo pubblicato da "Repubblica", 13 agosto 2008
di Antonella Gaeta
Scavando scavando, tra santi, guerrieri e miracoli spunta anche Don Giovanni, il mitico e dissoluto amatore seicentesco, cavaliere dell' ordine dei Calatrava - pare - la cui fondazione si ricorderà in corteo domani a Orsara di Puglia. In questo particolare periodo di un' estate che celebra se stessa sulle spiagge, cittadine d' altura si volgono alla storia, inseguita, riprodotta, spesso tramutata in leggenda con cortei e rievocazioni storiche. Archiviato il Palio dei rioni della federiciana Oria, il puer Apuliae che in Puglia si spense è naturalmente il più inseguito attestato di antichi fasti. Ma non solo. Orsara di Puglia. Bizzarri incroci della storia portarono i leggendari monaci guerrieri dalla spagnola fortezza di Calatrava fino a Orsara quando nel 1229 papa Gregorio IX concesse loro il monastero di Sant' Angelo e la giurisdizione ecclesiastica e feudale su Orsara e sulla sua diocesi. Domani per le vie del centro foggiano sfileranno Gran maestro, cavalieri, chierici, novizi e dame con costumi d' epoca ricorderanno quell' arrivo. Sin dalle prime ore del giorno il rullo dei tamburi annuncerà il corteo (nel frattempo si cercano figuranti che lo interpretino) mentre per la serata è prevista degustazione di piatti medievali (info 0881.968212). Conversano. Tempo di antichità anche nella cittadina barese che da venerdì a domenica propone la terza edizione storica della festa di San Rocco. Organizzata dal comitato feste e dall' associazione culturale I Collegia (www.icollegia.it) tra le celebrazioni religiose prevede un corteo di trecento figuranti che danno vita alla cavalcata di San Rocco. Si ricostruisce la tradizione medievale e del primo Rinascimento con costumi, coreutica e testi. Primo appuntamento a ferragosto alle 18,30 nel centro storico con scene di ambientazione storica e corteo sabato dal castello alle 18,30 (info 333.851.19.30). Torremaggiore. Nel nome di Federico II, perché qui, in località Castel Fiorentino, si conservano i resti della domus imperiale dove morì nel 1250. La rievocazione storica si sviluppa in quattro diverse giornate a partire da domenica e, ancora il 22, 23 e 24. Dal 1985 Torremaggiore ricostruisce gli eventi della sua fondazione da parte dei benedettini e dei profughi di Fiorentino, città distrutta nel 1255 dalle truppe di papa Alessandro IV nel corso delle lotte tra papato e casa di Svevia. Domenica alle 19 nella chiesa matrice, messa del Palio in suffragio di Federico II animata dal coro polifonico "Cantemus Domus" e rimessa in gioco del Palio delle contrade. Ostuni. Torna anche quest' anno, come accade puntualmente dal 1794 la Cavalcata in costume dei devoti di Sant' Oronzo per accompagnare la processione del santo. Devozione scaturita dal miracolo della liberazione dalla peste in terra d' Otranto nel XVII secolo. Festeggiamenti dal 24 al 27 agosto, per il 26 appuntamento con la Cavalcata. Brindisi. La falconeria e, ancora, Federico II per aprire il 3 settembre a Brindisi le solenni celebrazioni dei santi Teodoro e Lorenzo. S' intitola "De arte venandi cum avibus" lo spettacolo di falchi e aquile in libertà dell' Accademia italiana cavalieri alto volo seguendo i dettami dell' omonimo capolavoro federiciano. Si continua il 5 con il Palio dell' Arca nelle acque del porto interno del capoluogo e il 6 con l' antica processione a mare. Gravina. E, per finire la stagione delle rievocazioni, dal 19 al 21 settembre Gravina ospita il sesto raduno internazionale dei cortei storici medievali con numerossissimi gruppi, associazioni, compagnie d' armi che arriveranno da ogni parte d' Italia e anche da Repubblica Ceca e Polonia. S' inizia con il bando a cavallo con musici, tamburi imperiali e cantastorie.
di Antonella Gaeta
Scavando scavando, tra santi, guerrieri e miracoli spunta anche Don Giovanni, il mitico e dissoluto amatore seicentesco, cavaliere dell' ordine dei Calatrava - pare - la cui fondazione si ricorderà in corteo domani a Orsara di Puglia. In questo particolare periodo di un' estate che celebra se stessa sulle spiagge, cittadine d' altura si volgono alla storia, inseguita, riprodotta, spesso tramutata in leggenda con cortei e rievocazioni storiche. Archiviato il Palio dei rioni della federiciana Oria, il puer Apuliae che in Puglia si spense è naturalmente il più inseguito attestato di antichi fasti. Ma non solo. Orsara di Puglia. Bizzarri incroci della storia portarono i leggendari monaci guerrieri dalla spagnola fortezza di Calatrava fino a Orsara quando nel 1229 papa Gregorio IX concesse loro il monastero di Sant' Angelo e la giurisdizione ecclesiastica e feudale su Orsara e sulla sua diocesi. Domani per le vie del centro foggiano sfileranno Gran maestro, cavalieri, chierici, novizi e dame con costumi d' epoca ricorderanno quell' arrivo. Sin dalle prime ore del giorno il rullo dei tamburi annuncerà il corteo (nel frattempo si cercano figuranti che lo interpretino) mentre per la serata è prevista degustazione di piatti medievali (info 0881.968212). Conversano. Tempo di antichità anche nella cittadina barese che da venerdì a domenica propone la terza edizione storica della festa di San Rocco. Organizzata dal comitato feste e dall' associazione culturale I Collegia (www.icollegia.it) tra le celebrazioni religiose prevede un corteo di trecento figuranti che danno vita alla cavalcata di San Rocco. Si ricostruisce la tradizione medievale e del primo Rinascimento con costumi, coreutica e testi. Primo appuntamento a ferragosto alle 18,30 nel centro storico con scene di ambientazione storica e corteo sabato dal castello alle 18,30 (info 333.851.19.30). Torremaggiore. Nel nome di Federico II, perché qui, in località Castel Fiorentino, si conservano i resti della domus imperiale dove morì nel 1250. La rievocazione storica si sviluppa in quattro diverse giornate a partire da domenica e, ancora il 22, 23 e 24. Dal 1985 Torremaggiore ricostruisce gli eventi della sua fondazione da parte dei benedettini e dei profughi di Fiorentino, città distrutta nel 1255 dalle truppe di papa Alessandro IV nel corso delle lotte tra papato e casa di Svevia. Domenica alle 19 nella chiesa matrice, messa del Palio in suffragio di Federico II animata dal coro polifonico "Cantemus Domus" e rimessa in gioco del Palio delle contrade. Ostuni. Torna anche quest' anno, come accade puntualmente dal 1794 la Cavalcata in costume dei devoti di Sant' Oronzo per accompagnare la processione del santo. Devozione scaturita dal miracolo della liberazione dalla peste in terra d' Otranto nel XVII secolo. Festeggiamenti dal 24 al 27 agosto, per il 26 appuntamento con la Cavalcata. Brindisi. La falconeria e, ancora, Federico II per aprire il 3 settembre a Brindisi le solenni celebrazioni dei santi Teodoro e Lorenzo. S' intitola "De arte venandi cum avibus" lo spettacolo di falchi e aquile in libertà dell' Accademia italiana cavalieri alto volo seguendo i dettami dell' omonimo capolavoro federiciano. Si continua il 5 con il Palio dell' Arca nelle acque del porto interno del capoluogo e il 6 con l' antica processione a mare. Gravina. E, per finire la stagione delle rievocazioni, dal 19 al 21 settembre Gravina ospita il sesto raduno internazionale dei cortei storici medievali con numerossissimi gruppi, associazioni, compagnie d' armi che arriveranno da ogni parte d' Italia e anche da Repubblica Ceca e Polonia. S' inizia con il bando a cavallo con musici, tamburi imperiali e cantastorie.
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sabato 28 luglio 2007
Orsara diventa capitale del jazz ("Repubblica")
"Repubblica", 28 luglio 2007 - di Francesca Savino
C'è in Puglia un borgo medievale, sospeso sulle pendici dell' Appennino dauno, dove da diciotto anni si dà appuntamento il grande jazz d' autore. Orsara, al confine con l' Irpinia, per una settimana a partire da stasera ospiterà la rassegna jazz Orsaramusica 2007: concerti, seminari, produzioni discografiche, libri e mostre trasformeranno il paese in un «luogo dell' agire generativo», come recita il sottotitolo del festival. La rassegna apre stasera alle 21,30 con il concerto, in Largo San Michele, del Quartetto Kurt Rosenwinkel. Il chitarrista, originario di Philadelphia, è uno degli artisti più visionari ed innovativi della scena statunitense e negli ultimi anni ha guadagnato la stima di pubblico e critica in tutto il mondo. Domenica mattina alle 10, nel centro culturale comunale, si dà il via ai seminari internazionali di musica jazz: teoria e improvvisazioni con interpreti arrivati da tutta Europa per fare e pensare il jazz insieme a maestri del calibro di Kurt Weiss e Steve Grossman. A mezzanotte nel Jazz club allievi ed insegnanti daranno vita alla prima delle jam session che per tutta la settimana si susseguiranno nelle strade e nei locali di Orsara. Per due sere si continua a Foggia: lunedì a palazzo Dogana alle 21,30 con il concerto di Sergio Krakowski, Philippe Baden Powel e Natalino Neto e martedì con il quartetto di Tino Tracanna, alla stessa ora, al Ristorante in Fiera. Si torna ad Orsara, in Largo San Michele, per gli ultimi quattro giorni: mercoledì 1 agosto si esibirà il quartetto newyorchese Shanga e giovedì 2 sarà la volta dell' Orsara musica ensemble, con tutti gli artisti presenti ai seminari, e di un ospite d' eccezione come Steve Grossman alla testa del suo gruppo. Venerdì 3 agosto alle 21, 30 sul palco ci sarà il quartetto di Aaron Goldberg e Mark Turner mentre la giornata finale, sabato 4, offrirà la conferenza workshop "ImprovvisAzione" a chiusura dei seminari pomeridiani e alle 21,30, nel cortile del Palazzo baronale, un happening creativo di musica, pittura, poesie e performance libere. Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito; per informazioni: www.orsaramusica.it.
C'è in Puglia un borgo medievale, sospeso sulle pendici dell' Appennino dauno, dove da diciotto anni si dà appuntamento il grande jazz d' autore. Orsara, al confine con l' Irpinia, per una settimana a partire da stasera ospiterà la rassegna jazz Orsaramusica 2007: concerti, seminari, produzioni discografiche, libri e mostre trasformeranno il paese in un «luogo dell' agire generativo», come recita il sottotitolo del festival. La rassegna apre stasera alle 21,30 con il concerto, in Largo San Michele, del Quartetto Kurt Rosenwinkel. Il chitarrista, originario di Philadelphia, è uno degli artisti più visionari ed innovativi della scena statunitense e negli ultimi anni ha guadagnato la stima di pubblico e critica in tutto il mondo. Domenica mattina alle 10, nel centro culturale comunale, si dà il via ai seminari internazionali di musica jazz: teoria e improvvisazioni con interpreti arrivati da tutta Europa per fare e pensare il jazz insieme a maestri del calibro di Kurt Weiss e Steve Grossman. A mezzanotte nel Jazz club allievi ed insegnanti daranno vita alla prima delle jam session che per tutta la settimana si susseguiranno nelle strade e nei locali di Orsara. Per due sere si continua a Foggia: lunedì a palazzo Dogana alle 21,30 con il concerto di Sergio Krakowski, Philippe Baden Powel e Natalino Neto e martedì con il quartetto di Tino Tracanna, alla stessa ora, al Ristorante in Fiera. Si torna ad Orsara, in Largo San Michele, per gli ultimi quattro giorni: mercoledì 1 agosto si esibirà il quartetto newyorchese Shanga e giovedì 2 sarà la volta dell' Orsara musica ensemble, con tutti gli artisti presenti ai seminari, e di un ospite d' eccezione come Steve Grossman alla testa del suo gruppo. Venerdì 3 agosto alle 21, 30 sul palco ci sarà il quartetto di Aaron Goldberg e Mark Turner mentre la giornata finale, sabato 4, offrirà la conferenza workshop "ImprovvisAzione" a chiusura dei seminari pomeridiani e alle 21,30, nel cortile del Palazzo baronale, un happening creativo di musica, pittura, poesie e performance libere. Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito; per informazioni: www.orsaramusica.it.
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martedì 6 febbraio 2007
In Puglia l'elogio della lentezza (da "Il Meridiano"), 6 febbraio 2007
Ci sono due modi di vivere: lentamente, saggiando ogni momento e sensazione, e velocemente, facendosi prendere dall’imbuto sempre più stretto del tempo. Allo stesso modo, esistono due modalità di considerare il cibo e la tavola: fast(veloce) e slow. Il secondo è esattamente il contrario del “Mc-modello” ed è stato abbracciato da 60 comuni italiani, quelli del circuito internazionale “Città Slow”. In Puglia, sono tre i centri facenti parte di una rete che annovera tra le sue fila Orvieto, Positano e Greve in Chianti: dopo le promozioni di Cisternino (Brindisi) e di Trani (Bari) - città promosse in base al superamento di una serie di parametri inerenti la qualità della vita e dei propri prodotti - ieri è arrivato il “diploma” anche per Orsara di Puglia. Per gustare i prodotti orsaresi, dal pane al vino, dai funghi ai pomodori, dalle verdure al cacioricotta, bisogna sedersi a tavola senza fretta e dare al palato il tempo di assaporare ogni sfumatura di gusti ricchi, salubri, genuini. La rete della qualità La rete internazionale di Città Slow è nata del 1999. Otto anni fa, il “guru” Carlo Petrini, assieme ai sindaci di Bra (Cuneo), Orvieto (Terni), Positano (Salerno) e Greve in Chianti (Firenze), fondò un movimento di cui oggi fanno parte 80 Paesi del mondo. Obiettivo di questa rete di comunità
è quello di difendere le produzioni agroalimentari autoctone assieme alla messa in valore dei modi tradizionali di far cucina e dei sapori locali. In questo modello, che sostanzialmente mira a migliorare la qualità della vita, sono coinvolti tutti gli aspetti relativi alla quotidianità: il cibo, la cultura e il sociale, l’urbanistica, l’ambiente, l’energia, i trasporti, il turismo, il mondo agricolo, la formazione dei giovani. Avere i requisiti per poter entrare nel movimento internazionale delle Città Slow è un importante riconoscimento, ma rappresenta anche un impegno severo. Orsara di Puglia ha sottoscritto un codice condiviso di comportamenti concreti, il cui rispetto sarà verificato periodicamente. Con il riconoscimento di Orsara quale “città slow”, si rafforza il cammino di un’intera comunità verso la costruzione della cittadella del benessere, orientata a offrire più servizi a cittadini e visitatori. Tremiladuecento anime in mezzo ai boschi dell’Appennino Dauno, a un tiro di schioppo dalla vicina Irpinia. Orsara di Puglia sta lavorando da anni per rendere sempre più credibile la sua ambizione a divenire luogo del “turismo di qualità”. Enoteche, ristoranti incastonati in un incantevole centro storico, bed & breakfast: bere buon vino, mangiare ottimamente e pernottare in un luogo accogliente senza spendere troppo. A Orsara di Puglia si può. “Medina”, “Camera con vista”, “Donna Cecilia”, “Pane e Salute”, “La Tana dell’Orso”, le oasi dei sapori dello chef internazionale Peppe Zullo sono gli ambasciatori della cucina orsarese. “Pablo Neruda” è l’enoteca che omaggia vino e poesia. Accanto ai baluardi del buon gusto, sono sorte nuove strutture ricettive: cinque bed&breakfast capaci complessivamente di 14 camere e 34 posti letto. La capacità ricettiva del paese, inoltre, conta su altre strutture: Peppe Zullo, tra Piano Paradiso e Villa Iamele, dispone di 20 posti letto; l’hotel “Le Querce” ha 14 camere per 25 posti letto e ancora l’agriturismo di “Posta Guevara”. Ma si può usufruire anche di camere e appartamenti messi a disposizione da molte famiglie. E poi gli eventi: le fiere (8 maggio, 13 giugno e 29 settembre); la Festa del Vino in giugno e la rassegna di luglio dedicata al jazz d’autore hanno conquistato un posto d’onore tra gli appuntamenti da non perdere per chi visita la straordinaria terra di Capitanata. Non è da meno l’antichissima “Festa dei fuca coste e delle cocce priatorije”, nobile antenata del più commerciale “halloween”. La notte del 1° novembre, a Orsara di Puglia, è la più magica dell’anno: illuminata dai falò delle ginestre e dalle zucche artistiche che rappresentano le anime del purgatorio, fino all’alba la cittadina è animata dalla musica e prende i sapori delle tavole imbandite in ogni strada e piazza. Circondata dal verde dei boschi, Orsara di Puglia è un’ottima meta per chi ama la purezza della natura e lo splendore delle opere realizzate dall’uomo. Nell’itinerario alla scoperta delle bellezze orsaresi, c’è la grotta di San Michele Arcangelo sulle cui pareti sono incise antiche testimonianze di fede. E ancora, la chiesa di San Pellegrino costruita nel 1527 e quella dell’Annunziata. Templi cristiani di rara bellezza, come l’ex Abbazia di Sant’Angelo risalente all’undicesimo secolo. Nel centro storico, è un piacere per gli occhi fare tappa in Largo San Michele, in Piazza Mazzini, facendosi condurre dalle caratteristiche vie cittadine attraverso un sentiero impreziosito da palazzi storici e preziose fontane. Orsara, inoltre, è uno dei comuni promotori del Distretto Rurale di qualità e del più importante D.a.Re, il distretto agro alimentare tecnologico regionale.
è quello di difendere le produzioni agroalimentari autoctone assieme alla messa in valore dei modi tradizionali di far cucina e dei sapori locali. In questo modello, che sostanzialmente mira a migliorare la qualità della vita, sono coinvolti tutti gli aspetti relativi alla quotidianità: il cibo, la cultura e il sociale, l’urbanistica, l’ambiente, l’energia, i trasporti, il turismo, il mondo agricolo, la formazione dei giovani. Avere i requisiti per poter entrare nel movimento internazionale delle Città Slow è un importante riconoscimento, ma rappresenta anche un impegno severo. Orsara di Puglia ha sottoscritto un codice condiviso di comportamenti concreti, il cui rispetto sarà verificato periodicamente. Con il riconoscimento di Orsara quale “città slow”, si rafforza il cammino di un’intera comunità verso la costruzione della cittadella del benessere, orientata a offrire più servizi a cittadini e visitatori. Tremiladuecento anime in mezzo ai boschi dell’Appennino Dauno, a un tiro di schioppo dalla vicina Irpinia. Orsara di Puglia sta lavorando da anni per rendere sempre più credibile la sua ambizione a divenire luogo del “turismo di qualità”. Enoteche, ristoranti incastonati in un incantevole centro storico, bed & breakfast: bere buon vino, mangiare ottimamente e pernottare in un luogo accogliente senza spendere troppo. A Orsara di Puglia si può. “Medina”, “Camera con vista”, “Donna Cecilia”, “Pane e Salute”, “La Tana dell’Orso”, le oasi dei sapori dello chef internazionale Peppe Zullo sono gli ambasciatori della cucina orsarese. “Pablo Neruda” è l’enoteca che omaggia vino e poesia. Accanto ai baluardi del buon gusto, sono sorte nuove strutture ricettive: cinque bed&breakfast capaci complessivamente di 14 camere e 34 posti letto. La capacità ricettiva del paese, inoltre, conta su altre strutture: Peppe Zullo, tra Piano Paradiso e Villa Iamele, dispone di 20 posti letto; l’hotel “Le Querce” ha 14 camere per 25 posti letto e ancora l’agriturismo di “Posta Guevara”. Ma si può usufruire anche di camere e appartamenti messi a disposizione da molte famiglie. E poi gli eventi: le fiere (8 maggio, 13 giugno e 29 settembre); la Festa del Vino in giugno e la rassegna di luglio dedicata al jazz d’autore hanno conquistato un posto d’onore tra gli appuntamenti da non perdere per chi visita la straordinaria terra di Capitanata. Non è da meno l’antichissima “Festa dei fuca coste e delle cocce priatorije”, nobile antenata del più commerciale “halloween”. La notte del 1° novembre, a Orsara di Puglia, è la più magica dell’anno: illuminata dai falò delle ginestre e dalle zucche artistiche che rappresentano le anime del purgatorio, fino all’alba la cittadina è animata dalla musica e prende i sapori delle tavole imbandite in ogni strada e piazza. Circondata dal verde dei boschi, Orsara di Puglia è un’ottima meta per chi ama la purezza della natura e lo splendore delle opere realizzate dall’uomo. Nell’itinerario alla scoperta delle bellezze orsaresi, c’è la grotta di San Michele Arcangelo sulle cui pareti sono incise antiche testimonianze di fede. E ancora, la chiesa di San Pellegrino costruita nel 1527 e quella dell’Annunziata. Templi cristiani di rara bellezza, come l’ex Abbazia di Sant’Angelo risalente all’undicesimo secolo. Nel centro storico, è un piacere per gli occhi fare tappa in Largo San Michele, in Piazza Mazzini, facendosi condurre dalle caratteristiche vie cittadine attraverso un sentiero impreziosito da palazzi storici e preziose fontane. Orsara, inoltre, è uno dei comuni promotori del Distretto Rurale di qualità e del più importante D.a.Re, il distretto agro alimentare tecnologico regionale.
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mercoledì 8 novembre 2006
Morena Altieri è il nuovo baby-sindaco di Orsara (da "Il Meridiano" 8 novembre 2006)
Se in Italia le cose andassero come a Orsara di Puglia, per vedere più donne “nella stanza dei bottoni” non servirebbero quote rosa né ministeri per le Pari Opportunità. Qui, in un paese di poco più di tremila anime, il sesso gentile sa come farsi rispettare. Il presidente della Proloco è una donna, Concetta Terlizzi, e
la sua associazione è tra le più attive. In Giunta comunale, un ruolo fondamentale
è ricoperto da Michela Gatta, assessore al Bilancio con delega alle Politiche Sociali. E da ieri, Orsara di Puglia ha un baby-sindaco in gonnella. Si chiama Morena Altieri, ha tredici anni, ed è il nuovo primo cittadino del rinnovato Consiglio comunale dei ragazzi. Nell’istituto comprensivo “Sacro Cuore”, per la terza volta negli ultimi tre anni si sono tenute le votazioni per eleggere il primo cittadino dei giovani e il Consiglio comunale dei Ragazzi. Nei primi due anni, a spuntarla erano stati due maschietti. Questa volta, invece, la vittoria ha un colore rosa. La piccola Morena ha vinto capeggiando una lista dal nome significativo: “Donne al potere, la resa dei conti”. Il bello è che nella sua “compagine politica” non c’erano solo femminucce, come si potrebbe pensare: sei maschietti hanno aderito alla lista e hanno portato voti preziosi al nuovo primo cittadino in gonnella. In lizza per vincere c’erano altri due candidati alla fascia tricolore junior: Leonardo Iatarola con “Per un’Orsara migliore” e Gaetano Mescia con “Un nuovo futuro per Orsara”. Morena ha ottenuto 77 voti. Gaetano ne ha totalizzati 71. Leonardo è stato votato da 67 studenti. La partecipazione al voto è stata massiccia: 219 votanti con tre sole schede nulle e una non consegnata. Il programma del neo-baby sindaco si articola in 15 punti: si va dalla costruzione di una piscina all’aperto al miglioramento della palestra scolastica; dall’attivazione di una sala cinematografica all’apertura di una mini-discoteca. Spazio anche all’informazione con la realizzazione di un giornale degli studenti. Il trionfo
femminile alle elezioni del primo cittadino dei ragazzi e del Consiglio comunale dei giovani è completato dall’elezione del vicesindaco, Marianna Cibelli. Morena Altieri riceve la fascia tricolore da Leonardo Melchiorre, il dodicenne che prima di lei era stato eletto baby-sindaco raccogliendo l’eredità di Giuseppe Zullo. Questt’ultimo è stato il primo in assoluto a inaugurare l’istituzione del Consiglio comunale dei ragazzi. Lo scorso anno, un’altra ragazzina aveva tentato di colorare di rosa le elezioni del mini-governo cittadino: Federica Guidacci, oggi undicenne, nel precedente anno scolastico ottenne 81 preferenze guidando la lista di “Donne al potere”. Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale dei grandi e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo
cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni
del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Morena Altieri vorrà porre all’attenzione all’assemblea. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto. (f.quit.)
la sua associazione è tra le più attive. In Giunta comunale, un ruolo fondamentale
è ricoperto da Michela Gatta, assessore al Bilancio con delega alle Politiche Sociali. E da ieri, Orsara di Puglia ha un baby-sindaco in gonnella. Si chiama Morena Altieri, ha tredici anni, ed è il nuovo primo cittadino del rinnovato Consiglio comunale dei ragazzi. Nell’istituto comprensivo “Sacro Cuore”, per la terza volta negli ultimi tre anni si sono tenute le votazioni per eleggere il primo cittadino dei giovani e il Consiglio comunale dei Ragazzi. Nei primi due anni, a spuntarla erano stati due maschietti. Questa volta, invece, la vittoria ha un colore rosa. La piccola Morena ha vinto capeggiando una lista dal nome significativo: “Donne al potere, la resa dei conti”. Il bello è che nella sua “compagine politica” non c’erano solo femminucce, come si potrebbe pensare: sei maschietti hanno aderito alla lista e hanno portato voti preziosi al nuovo primo cittadino in gonnella. In lizza per vincere c’erano altri due candidati alla fascia tricolore junior: Leonardo Iatarola con “Per un’Orsara migliore” e Gaetano Mescia con “Un nuovo futuro per Orsara”. Morena ha ottenuto 77 voti. Gaetano ne ha totalizzati 71. Leonardo è stato votato da 67 studenti. La partecipazione al voto è stata massiccia: 219 votanti con tre sole schede nulle e una non consegnata. Il programma del neo-baby sindaco si articola in 15 punti: si va dalla costruzione di una piscina all’aperto al miglioramento della palestra scolastica; dall’attivazione di una sala cinematografica all’apertura di una mini-discoteca. Spazio anche all’informazione con la realizzazione di un giornale degli studenti. Il trionfo
femminile alle elezioni del primo cittadino dei ragazzi e del Consiglio comunale dei giovani è completato dall’elezione del vicesindaco, Marianna Cibelli. Morena Altieri riceve la fascia tricolore da Leonardo Melchiorre, il dodicenne che prima di lei era stato eletto baby-sindaco raccogliendo l’eredità di Giuseppe Zullo. Questt’ultimo è stato il primo in assoluto a inaugurare l’istituzione del Consiglio comunale dei ragazzi. Lo scorso anno, un’altra ragazzina aveva tentato di colorare di rosa le elezioni del mini-governo cittadino: Federica Guidacci, oggi undicenne, nel precedente anno scolastico ottenne 81 preferenze guidando la lista di “Donne al potere”. Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale dei grandi e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo
cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni
del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Morena Altieri vorrà porre all’attenzione all’assemblea. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto. (f.quit.)
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domenica 29 ottobre 2006
In Capitanata l'anti-Halloween (da "Il Meridiano" 29 ottobre 2006)
di Francesco Quitadamo
«Ma quando c’è la festa dei fuochi e delle zucche a Orsara di Puglia? La notte del 31 ottobre o quella del 1° novembre?». La domanda è ricorrente in questi giorni. Ed è figlia della confusione dei nostri tempi. La risposta è una soltanto: i falò a Orsara si accendono nella notte tra l’1 e il 2 novembre, quando in ogni stradina del paese vengono esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno. Gli orsaresi, gelosi e orgogliosi custodi delle loro antiche tradizioni, ogni anno, in questo periodo, si affannano a spiegare ai visitatori che la loro festa non ha nulla a che fare con quella di “Halloween”. Quella del 1° novembre è la notte dei “Fuca coste e cocce priatorije”, cioè dei falò e delle teste del purgatorio. L’evento è legato al culto dei defunti e comincerà alle 10.30 con una cosa che fa impazzire i bambini: l’apertura del “Laboratorio zucche” in Corso della Vittoria, dove i volontari della Proloco insegneranno a grandi e piccini come intagliare le zucche per trasformarle in lanterne da esporre al calar del sole. Uno dei momenti più suggestivi della festa dei “Fuca coste e cocce priatorije” è quello che scatta alle 19: al risuonare di tutte le campane di Orsara ci sarà l’accensione di un falò in ogni strada. Nello stesso momento, comincerà lo spettacolo itinerante della compagnia lucerina “Mitago”, formazione che riunisce artisti di strada, mangiafuoco e trampolieri. Un consiglio pratico per quanti hanno intenzione di andare a Orsara a godersi lo spettacolo: è meglio arrivare presto in paese, perché da una certa ora in poi (21 - 21.30), esauriti i posti auto, diventa difficilissimo fare ingresso nel centro storico e trovare un posto libero per parcheggiare. L’attrazione di questo appuntamento è fortissima. Orsara di Puglia si trasforma acquisendo le caratteristiche di un luogo magico. Davanti all’uscio di ogni abitazione si vedono grandi tavolate. Si mangia per strada, tra vino e carne alla brace. E poi c’è il mistero di una notte che sembra davvero fare abbracciare due mondi: uno materiale e visibile, l’altro ultraterreno e individuabile solo attraverso un sesto senso, quello della sensibilità e forse dell’autosuggestione. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca Coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Anche in questo, Orsara è distante anni luce dai ”dolcetti-scherzetti” made in Usa. Qui si festeggia “l’anti-Halloween”. Niente americanate, please.
«Ma quando c’è la festa dei fuochi e delle zucche a Orsara di Puglia? La notte del 31 ottobre o quella del 1° novembre?». La domanda è ricorrente in questi giorni. Ed è figlia della confusione dei nostri tempi. La risposta è una soltanto: i falò a Orsara si accendono nella notte tra l’1 e il 2 novembre, quando in ogni stradina del paese vengono esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno. Gli orsaresi, gelosi e orgogliosi custodi delle loro antiche tradizioni, ogni anno, in questo periodo, si affannano a spiegare ai visitatori che la loro festa non ha nulla a che fare con quella di “Halloween”. Quella del 1° novembre è la notte dei “Fuca coste e cocce priatorije”, cioè dei falò e delle teste del purgatorio. L’evento è legato al culto dei defunti e comincerà alle 10.30 con una cosa che fa impazzire i bambini: l’apertura del “Laboratorio zucche” in Corso della Vittoria, dove i volontari della Proloco insegneranno a grandi e piccini come intagliare le zucche per trasformarle in lanterne da esporre al calar del sole. Uno dei momenti più suggestivi della festa dei “Fuca coste e cocce priatorije” è quello che scatta alle 19: al risuonare di tutte le campane di Orsara ci sarà l’accensione di un falò in ogni strada. Nello stesso momento, comincerà lo spettacolo itinerante della compagnia lucerina “Mitago”, formazione che riunisce artisti di strada, mangiafuoco e trampolieri. Un consiglio pratico per quanti hanno intenzione di andare a Orsara a godersi lo spettacolo: è meglio arrivare presto in paese, perché da una certa ora in poi (21 - 21.30), esauriti i posti auto, diventa difficilissimo fare ingresso nel centro storico e trovare un posto libero per parcheggiare. L’attrazione di questo appuntamento è fortissima. Orsara di Puglia si trasforma acquisendo le caratteristiche di un luogo magico. Davanti all’uscio di ogni abitazione si vedono grandi tavolate. Si mangia per strada, tra vino e carne alla brace. E poi c’è il mistero di una notte che sembra davvero fare abbracciare due mondi: uno materiale e visibile, l’altro ultraterreno e individuabile solo attraverso un sesto senso, quello della sensibilità e forse dell’autosuggestione. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca Coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Anche in questo, Orsara è distante anni luce dai ”dolcetti-scherzetti” made in Usa. Qui si festeggia “l’anti-Halloween”. Niente americanate, please.
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sabato 14 ottobre 2006
" Gli inventori di Halloween siamo noi" (da "Il Meridiano", 14 ottobre 2006)
Si calcola che siano 70milioni i cittadini del mondo con origini italiane che vivono lontani dal Bel Paese. Di questi, alcune migliaia, una stima attendibile li calcola in poco meno di 10mila, sono emigranti di origine orsarese. Come Roseto valfortore, anche Orsara di Puglia ha una sua comunità in Canada. Ma gli orsaresi sono presenti un po’ in tutto il globo. L’anagrafe del paese ha verificato la presenza di orsaresi o di cittadini con origini a Orsara di Puglia, in più di 20 paesi del mondo. E anche qui, nel cuore verde della provincia foggiana, a pochi passi dall’Irpinia, vantano di aver esportato qualcosa di importante negli Stati Uniti d’America. Molti non sanno che fu proprio la comunità orsarese a esportare “La notte dei morti viventi”, quella legata alla celebrazione del culto dei defunti, negli Stati Uniti. Una ricorrenza poi trasformata, negli Usa, nella pagana e commerciale “notte di Halloween”. Qui, a Orsara di Puglia, si conserva il significato originale della festa. E la si celebra il 1° novembre, proprio a rimarcare distanza e differenza
dal giorno del ”dolcetto-scherzetto”. Gli emigranti orsaresi si trovano in tutto il mondo, ma negli Stati Uniti e nel nord Europa soprattutto. Per loro, l’Amministrazione Comunale ha deciso di realizzare una newsletter elettronica. Da diversi mesi, ormai, i cittadini del mondo che hanno origini orsaresi e desiderano avere informazioni sul loro paese natale possono ricevere a domicilio, nella loro posta elettronica, la newsletter del Comune di Orsara di Puglia. “Obiettivo Comune”, questo è il titolo del trimestrale redatto dal servizio di comunicazione “OrsaraInforma”, disponibile anche in formato cartaceo per tutte le 1300 famiglie orsaresi.
dal giorno del ”dolcetto-scherzetto”. Gli emigranti orsaresi si trovano in tutto il mondo, ma negli Stati Uniti e nel nord Europa soprattutto. Per loro, l’Amministrazione Comunale ha deciso di realizzare una newsletter elettronica. Da diversi mesi, ormai, i cittadini del mondo che hanno origini orsaresi e desiderano avere informazioni sul loro paese natale possono ricevere a domicilio, nella loro posta elettronica, la newsletter del Comune di Orsara di Puglia. “Obiettivo Comune”, questo è il titolo del trimestrale redatto dal servizio di comunicazione “OrsaraInforma”, disponibile anche in formato cartaceo per tutte le 1300 famiglie orsaresi.
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sabato 2 settembre 2006
A tavola la Puglia è vincente (da "Il Meridiano", 27 settembre 2006)
Questa mattina, alle 12, sintonizzate il vostro televisore su Rai Uno. A “La Prova del Cuoco”, programma condotto da Antonella Clerici, sarà protagonista Orsara di Puglia, cittadina del foggiano in cui è nato e lavora Peppe Zullo. Il cuoco orsarese, giudicato dagli esperti di alta gastronomia come uno tra i migliori
mille chef del mondo, sfiderà un suo collega valdostano. Per vincere il confronto,
Peppe Zullo preparerà una pietanza dell’antica tradizione pugliese: “Lagane di grano arso chi foglie a mische”: pasta fatta a mano condita da erbe spontanee. "E’ una ricetta molto semplice – spiega lo chef, titolare a Orsara di due strutture ricettive -. Un tempo le donne raccoglievano lungo il cammino le verdure che nel nostro territorio crescono spontanee: cicorie, spinacetti, finocchietti, cardi e cento altre varietà. Quelle erbe servivano a dare più sapore e sostanza alle ‘lagane”, la pasta preparata con il grano arso, la farina dei poveri". Gli altri ingredienti della ricetta di Peppe Zullo rappresentano il meglio della tradizione gastronomica pugliese: olio extravergine d’oliva, pomodorini, “aglio e sale quanto basta”. Peppe Zullo, a “La prova del cuoco”, non rappresenterà soltanto la Puglia, ma tutto il Sud. "E’ una grande soddisfazione per Peppe – dice Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia che accompagnerà lo chef negli studi di Rai Uno - ma è un onore per tutta la nostra comunità. Orsara è un paese di appena 3.200 abitanti – continua Simonelli -, ma negli ultimi anni siamo stati capaci di valorizzare al meglio il nostro patrimonio, favorendo le iniziative che hanno portato alla nascita di ristoranti, enoteche, bed and breakfast". Orsara di Puglia e Peppe Zullo, in Puglia, sono diventati un ”marchio” della buona cucina. Il pane sfornato tra i monti dell’Appennino Dauno è tra i più buoni che si possano gustare in Italia. L’olio, il vino, il miele, i pomodori e i prodotti caseari di Orsara sono tra le specialità più apprezzate da chi ha la curiosità e l’amore di scoprire mete alternative al turismo dei grandi numeri. Nel suo piccolo, il paese dello chef baffuto quest’anno ha vissuto una stagione estiva di tutto rispetto: complessivamente, “Orsara Jazz”, “Notte Bianca”, “Festa del Vino” e i 21 appuntamenti
tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. La fama di Peppe Zullo ha contribuito in maniera decisiva a questo successo. Oggi lo chef orsarese ha 52 anni. Il suo cammino come chef internazionale comincia alla fine degli anni ’70, quando parte per l’America. A Boston, dopo tanto lavoro, riesce ad aprire il suo primo ristorante: da “Peppe il buongustaio”. Stanchi del fast food, i colletti bianchi della metropoli a stelle e strisce sono conquistati dai sapori della cucina orsarese. Ma lui non si ferma. Il suo viaggio continua a Los Angeles e poi ancora più a sud, in Messico. Poi, messo da parte un bel gruzzoletto di dollari, lo chef dal baffo d’oro decide di tornare a casa. Siamo alla fine degli anni ’80 e il cuoco orsarese ha voglia di realizzare il suo sogno di sempre. "Quand’ero ragazzo – racconta – sognai una moltitudine di angeli che scendevano e si sedevano per gustare ciò che io preparavo". Tornato a Orsara, Zullo ha fatto trasformato un angolo della collina orsarese in “Piano Paradiso”, una strutturacon ristorante, enoteca, una splendida
cantina decorata dagli angeli dipinti ovunque da Leon Marino. Non contento, l’anno
scorso ha finito di rimettere a nuovo una villa e un’antica tenuta del ‘900, quella
di Villa Jamele, modellandole per realizzarvi la “Nuova Sala Paradiso”, un’oasi
del gusto all’interno della quale insegnare l’arte della buona cucina a chef che giungono da tutto il mondo. Peppe è uno a cui piace vincere sempre nuove sfide. Tiene molto anche alla prossima, tanto da “dare i numeri”: "Per votare la mia ricetta alla Prova del Cuoco, sul telefono bisogna digitare 164.785.2". E l’Amministrazione comunale ha fatto affiggere sui muri di tutto il paese l’appello
al voto ”gastronomico”.
Un’antica e splendida villa del ’900
trasformata in scuola del gusto
Benvenuti nella tenuta ”Jamele”
L’estate scorsa era ancora un sogno. Oggi è una realtà. L’aria pulita e fresca della Daunia, l’acqua gelida del torrente Lavella, la fertile terra orsarese, il sacro fuoco dell’arte: sono questi gli elementi che fanno di ”Villa Iamele” l’oasi del gusto forgiata da Peppe Zullo. La villa è un edificio il cui nucleo originale risale al 1700 e che, nel tempo, ha integrato il suo stile settecentesco con architetture gotiche e di stile palladiano. Si trova a pochi chilometri dal centro abitato, sulla strada che da Orsara conduce a Troia. La tenuta ha anche un’area boschiva di 25mila metri quadrati. E’ il ”Bosco dei sapori perduti”, dove albergano più di 50 varietà di alberi da frutta, attraversato dal torrente Lavella, corso d’acqua che nasce sui
monti di Orsara, a 879 metri d’altezza. Accanto all’area boschiva, lo splendido ”Orto dei sapori perduti”, 15mila metri quadrati in cui sono coltivate le zucche di Halloween, saporite ”mongolfiere” arancioni, e poi pomodori, basilico, lattuga, tutti i tipi di legumi. L’oasi è completata da un vigneto di circa 16mila piante. ”Villa Iamele” ha già ospitato chef internazionali, maestri della gastronomia mondiale che arrivano ad Orsara per conoscere la cultura della Daunia attraverso i tesori della sua terra. L’oasi di Peppe Zullo, però, è soltanto una scuola, ma un luogo dove il turismo enogastronomico diventa cultura. Oltre alla villa, il complesso è dotato di altre tre strutture per convegni e manifestazioni sull’arte della gastronomia, eventi che trasformeranno l’oasi in un nuovo punto di riferimento per il turismo che ha come principale attrattiva la qualità della vita. Le strutture dell’antica dimora hanno il loro fulcro in una sala da 150 posti unita alla cucina. Le persone che siedono a tavola possono vedere ciò che gli chef
stanno preparando per loro in cucina. I due ambienti, infatti, sono attigui, separati soltanto da una parete ”trasparente” con strutture in cui è prevalente
l’utilizzo del vetro. I commensali, dalle finestre gotiche della villa, possono godere di una vista particolare: immersi nel verde dell’oasi, ci sono una biscotteria, una panetteria ed una pasticceria. Sono i ”templi” del gusto dedicati al grano e che sorgono all’ombra di una quercia di 500 anni. Gli alberi sono uno degli elementi più importanti dell’intera oasi. Noci,amareni, allori, nascono spontanei nella tenuta, a decine. I loro frutti danno vita ai liquori prodotti da Peppe Zullo. L’oasi di ”Villa Iamele” è un piccolo paradiso che sollecita tutti i sensi dell’uomo, invitandoli ad uscire dall’assopimento dei gusti sciapi, delle forme plastificate dei cibi precotti. E dalla torre della dimora settecentesca, Peppe Zullo e i suoi ospiti potranno ammirare lo spettacolo di una natura che torna madre.
mille chef del mondo, sfiderà un suo collega valdostano. Per vincere il confronto,
Peppe Zullo preparerà una pietanza dell’antica tradizione pugliese: “Lagane di grano arso chi foglie a mische”: pasta fatta a mano condita da erbe spontanee. "E’ una ricetta molto semplice – spiega lo chef, titolare a Orsara di due strutture ricettive -. Un tempo le donne raccoglievano lungo il cammino le verdure che nel nostro territorio crescono spontanee: cicorie, spinacetti, finocchietti, cardi e cento altre varietà. Quelle erbe servivano a dare più sapore e sostanza alle ‘lagane”, la pasta preparata con il grano arso, la farina dei poveri". Gli altri ingredienti della ricetta di Peppe Zullo rappresentano il meglio della tradizione gastronomica pugliese: olio extravergine d’oliva, pomodorini, “aglio e sale quanto basta”. Peppe Zullo, a “La prova del cuoco”, non rappresenterà soltanto la Puglia, ma tutto il Sud. "E’ una grande soddisfazione per Peppe – dice Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia che accompagnerà lo chef negli studi di Rai Uno - ma è un onore per tutta la nostra comunità. Orsara è un paese di appena 3.200 abitanti – continua Simonelli -, ma negli ultimi anni siamo stati capaci di valorizzare al meglio il nostro patrimonio, favorendo le iniziative che hanno portato alla nascita di ristoranti, enoteche, bed and breakfast". Orsara di Puglia e Peppe Zullo, in Puglia, sono diventati un ”marchio” della buona cucina. Il pane sfornato tra i monti dell’Appennino Dauno è tra i più buoni che si possano gustare in Italia. L’olio, il vino, il miele, i pomodori e i prodotti caseari di Orsara sono tra le specialità più apprezzate da chi ha la curiosità e l’amore di scoprire mete alternative al turismo dei grandi numeri. Nel suo piccolo, il paese dello chef baffuto quest’anno ha vissuto una stagione estiva di tutto rispetto: complessivamente, “Orsara Jazz”, “Notte Bianca”, “Festa del Vino” e i 21 appuntamenti
tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. La fama di Peppe Zullo ha contribuito in maniera decisiva a questo successo. Oggi lo chef orsarese ha 52 anni. Il suo cammino come chef internazionale comincia alla fine degli anni ’70, quando parte per l’America. A Boston, dopo tanto lavoro, riesce ad aprire il suo primo ristorante: da “Peppe il buongustaio”. Stanchi del fast food, i colletti bianchi della metropoli a stelle e strisce sono conquistati dai sapori della cucina orsarese. Ma lui non si ferma. Il suo viaggio continua a Los Angeles e poi ancora più a sud, in Messico. Poi, messo da parte un bel gruzzoletto di dollari, lo chef dal baffo d’oro decide di tornare a casa. Siamo alla fine degli anni ’80 e il cuoco orsarese ha voglia di realizzare il suo sogno di sempre. "Quand’ero ragazzo – racconta – sognai una moltitudine di angeli che scendevano e si sedevano per gustare ciò che io preparavo". Tornato a Orsara, Zullo ha fatto trasformato un angolo della collina orsarese in “Piano Paradiso”, una strutturacon ristorante, enoteca, una splendida
cantina decorata dagli angeli dipinti ovunque da Leon Marino. Non contento, l’anno
scorso ha finito di rimettere a nuovo una villa e un’antica tenuta del ‘900, quella
di Villa Jamele, modellandole per realizzarvi la “Nuova Sala Paradiso”, un’oasi
del gusto all’interno della quale insegnare l’arte della buona cucina a chef che giungono da tutto il mondo. Peppe è uno a cui piace vincere sempre nuove sfide. Tiene molto anche alla prossima, tanto da “dare i numeri”: "Per votare la mia ricetta alla Prova del Cuoco, sul telefono bisogna digitare 164.785.2". E l’Amministrazione comunale ha fatto affiggere sui muri di tutto il paese l’appello
al voto ”gastronomico”.
Un’antica e splendida villa del ’900
trasformata in scuola del gusto
Benvenuti nella tenuta ”Jamele”
L’estate scorsa era ancora un sogno. Oggi è una realtà. L’aria pulita e fresca della Daunia, l’acqua gelida del torrente Lavella, la fertile terra orsarese, il sacro fuoco dell’arte: sono questi gli elementi che fanno di ”Villa Iamele” l’oasi del gusto forgiata da Peppe Zullo. La villa è un edificio il cui nucleo originale risale al 1700 e che, nel tempo, ha integrato il suo stile settecentesco con architetture gotiche e di stile palladiano. Si trova a pochi chilometri dal centro abitato, sulla strada che da Orsara conduce a Troia. La tenuta ha anche un’area boschiva di 25mila metri quadrati. E’ il ”Bosco dei sapori perduti”, dove albergano più di 50 varietà di alberi da frutta, attraversato dal torrente Lavella, corso d’acqua che nasce sui
monti di Orsara, a 879 metri d’altezza. Accanto all’area boschiva, lo splendido ”Orto dei sapori perduti”, 15mila metri quadrati in cui sono coltivate le zucche di Halloween, saporite ”mongolfiere” arancioni, e poi pomodori, basilico, lattuga, tutti i tipi di legumi. L’oasi è completata da un vigneto di circa 16mila piante. ”Villa Iamele” ha già ospitato chef internazionali, maestri della gastronomia mondiale che arrivano ad Orsara per conoscere la cultura della Daunia attraverso i tesori della sua terra. L’oasi di Peppe Zullo, però, è soltanto una scuola, ma un luogo dove il turismo enogastronomico diventa cultura. Oltre alla villa, il complesso è dotato di altre tre strutture per convegni e manifestazioni sull’arte della gastronomia, eventi che trasformeranno l’oasi in un nuovo punto di riferimento per il turismo che ha come principale attrattiva la qualità della vita. Le strutture dell’antica dimora hanno il loro fulcro in una sala da 150 posti unita alla cucina. Le persone che siedono a tavola possono vedere ciò che gli chef
stanno preparando per loro in cucina. I due ambienti, infatti, sono attigui, separati soltanto da una parete ”trasparente” con strutture in cui è prevalente
l’utilizzo del vetro. I commensali, dalle finestre gotiche della villa, possono godere di una vista particolare: immersi nel verde dell’oasi, ci sono una biscotteria, una panetteria ed una pasticceria. Sono i ”templi” del gusto dedicati al grano e che sorgono all’ombra di una quercia di 500 anni. Gli alberi sono uno degli elementi più importanti dell’intera oasi. Noci,amareni, allori, nascono spontanei nella tenuta, a decine. I loro frutti danno vita ai liquori prodotti da Peppe Zullo. L’oasi di ”Villa Iamele” è un piccolo paradiso che sollecita tutti i sensi dell’uomo, invitandoli ad uscire dall’assopimento dei gusti sciapi, delle forme plastificate dei cibi precotti. E dalla torre della dimora settecentesca, Peppe Zullo e i suoi ospiti potranno ammirare lo spettacolo di una natura che torna madre.
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martedì 22 agosto 2006
Visitatori a quota 40mila ("La Gazzetta del Mezzogiorno")
Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 2006
ORSARA DI PUGLIA - L’ultimo appuntamento dell’Estate Orsarese ieri sera è stato dedicato ai bambini. In piazza Municipio per la chiusura ufficiale del progetto Peter Pan il tema della serata è stato “imparare giocando”. Adesso si tirano le somme di una stagione estiva che ha regalato soddisfazioni ed emozioni agli orsaresi e ha riscosso l’apprezzamento dei visitatori giunti in paese negli ultimi due mesi. Complessivamente, Orsara Jazz; Notte Bianca; la Festa del Vino e i 21 appuntamenti tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. Un risultato importante, testimoniato dal pienone delle strutture ricettive e dal tutto esaurito – durante lo svolgimento degli eventi nei locali della ristorazione. Quest’anno il calendario degli eventi estivi a Orsara di Puglia è stato ampliato. Dopo l’Orsara Jazz, diciassettesima rassegna musicale itinerante svoltasi dal 25 luglio al primo agosto, il paese è stato animato da 21 eventi che si sono svolti dal 4 al 21 agosto. Si è rinnovata anche per questa stagione estiva la sinergia tra amministrazione comunale, associazioni e imprenditori – sancita dalla collaborazione fattiva degli ultimi anni – per migliorare l’offerta di servizi ai visitatori e incrementare il numero di turisti che ogni anno si recano a Orsara di Puglia. Il paese devoto all’Arcangelo Michele ha avuto uno strumento in più per promuovere la propria immagine: il sito internet ufficiale del Comune, www.comune.orsaradipuglia.fg.it. Le pagine web dell’amministrazione comunale, si sono aggiunte a quelle già esistenti (www.orsara.it, www.orsaramusica.it e, infine, www.equalsara.it) per offrire informazioni utili ai visitatori
ORSARA DI PUGLIA - L’ultimo appuntamento dell’Estate Orsarese ieri sera è stato dedicato ai bambini. In piazza Municipio per la chiusura ufficiale del progetto Peter Pan il tema della serata è stato “imparare giocando”. Adesso si tirano le somme di una stagione estiva che ha regalato soddisfazioni ed emozioni agli orsaresi e ha riscosso l’apprezzamento dei visitatori giunti in paese negli ultimi due mesi. Complessivamente, Orsara Jazz; Notte Bianca; la Festa del Vino e i 21 appuntamenti tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. Un risultato importante, testimoniato dal pienone delle strutture ricettive e dal tutto esaurito – durante lo svolgimento degli eventi nei locali della ristorazione. Quest’anno il calendario degli eventi estivi a Orsara di Puglia è stato ampliato. Dopo l’Orsara Jazz, diciassettesima rassegna musicale itinerante svoltasi dal 25 luglio al primo agosto, il paese è stato animato da 21 eventi che si sono svolti dal 4 al 21 agosto. Si è rinnovata anche per questa stagione estiva la sinergia tra amministrazione comunale, associazioni e imprenditori – sancita dalla collaborazione fattiva degli ultimi anni – per migliorare l’offerta di servizi ai visitatori e incrementare il numero di turisti che ogni anno si recano a Orsara di Puglia. Il paese devoto all’Arcangelo Michele ha avuto uno strumento in più per promuovere la propria immagine: il sito internet ufficiale del Comune, www.comune.orsaradipuglia.fg.it. Le pagine web dell’amministrazione comunale, si sono aggiunte a quelle già esistenti (www.orsara.it, www.orsaramusica.it e, infine, www.equalsara.it) per offrire informazioni utili ai visitatori
giovedì 26 gennaio 2006
"Partimmo in 250, tornammo in 452". Giornata della memoria a Orsara di Puglia ("Luceraweb")
di Francesco Quitadamo - 26 gennaio 2005
Gaetano Languzzi ha 83 anni. E’ nato e vive a Orsara di Puglia. Ha vissuto la Grande Guerra attraverso il dolore di suo padre che vi partecipò. Poi, giovane soldato fascista di appena 20 anni, partì per la Libia conoscendo l’orrore del secondo conflitto bellico mondiale. Ha scritto due libri su quelle tragedie. Entrambi sono stati adottati come testi scolastici dal Liceo scientifico “Volta” di Foggia e dall’Università di Urbino. In “La grande follia”, Gaetano ha raccontato la seconda guerra mondiale attraverso la sua testimonianza diretta. Oggi, al racconto di quei giorni, si aggiunge la memoria di un episodio che colpì una famiglia di ebrei orsaresi. “Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale – spiega a Luceraweb – non sapevamo che i Buonassisi fossero ebrei. Samuele, mio amico e capostipite della famiglia, aveva un figlio che si chiamava Biagio. Biagio era fascista. Partecipò alla marcia su Roma. Poi arrivò la chiamata alle armi. Lui si presentò ai gerarchi come Biagio Buonassisi in Samuele. I fascisti indagarono. Scoprirono le origini ebraiche della sua famiglia e lo rispedirono a casa”. Di quella famiglia, dopo la guerra, non si seppe più nulla. “Io sono nato sotto il fascismo – continua Gaetano -. Sono stato fascista. Ho visto i miei compagni d’armi morire al mio fianco, senza che io potessi fare niente. Ho visto Russelli Mario e Patacca Matteo cadere davanti ai miei occhi sotto le granate, disarmati, senza fucili e senza niente. Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe stato il fascismo e mi avessero detto che premendo un bottone avrei potuto far saltare in aria il mondo, ebbene io l’avrei fatto. Per la fame siamo andati nei prati a mangiare l’erba. Le nostre feci erano uguali a quelle delle capre. Il fascismo ci ha trasformati in animali. Oggi non so perché ci sono ancora fascisti in Italia, non lo capisco”. Michele Inglese ha 82 anni. Anch’egli è nato e vive a Orsara di Puglia. Da soldato italiano che voltò le spalle al Duce fu deportato a Norimberga e poi a Regensburg. I tedeschi, insieme ad altri prigionieri operai ammassati nei campi di concentramento, un giorno lo portarono anche ad Auschwitz. “Ci portarono lì per caricare del materiale, scarpe e vestiti – racconta Michele -. Non sapevamo nulla di quanto avveniva in quella prigione. Vedemmo con i nostri occhi i corpi magrissimi e senza forza di quella gente. Non si reggevano in piedi, cadevano a terra come foglie”. Ogni anno, il Giorno della Memoria è una ferita aperta nel cuore. “I tedeschi ci interrogavano – continua Michele -. Eravamo nudi, in piedi di fronte a loro. Ci chiesero se volevamo andare volontari con la Repubblica di Salò. Dei 250 che catturarono a Orsara, soltanto uno aderì alla loro proposta e abbiamo saputo che morì cercando di scappare”. I tedeschi fecero lavorare Michele come calzolaio per gli altri operai. A Regensburg, i deportati lavoravano per una grande fabbrica del legno dove si costruivano anche alcuni componenti dei velivoli da guerra senza pilota usati dai nazisti. “Il direttore della fabbrica era francese. Mi voleva un gran bene – racconta ancora Michele -. Aggiustavo le scarpe a lui e alle sue figlie. Un giorno, un ufficiale delle SS mi portò le sue scarpe. Mi rifiutai di aggiustargliele. Il giorno dopo fui trasferito di nuovo a Norimberga. Il direttore non ne sapeva nulla. Si informò e mandò un telegramma ai tedeschi chiedendo che io tornassi nella fabbrica. Fu così che mi riportarono a Regensburg. Mangiavamo carote e patate. Due carote e due patate ciascuno. Nelle caverne ricavate nella roccia della montagna, in cui era nascosta la fabbrica, cercavamo di raccogliere erba. Dalla cucina ogni tanto ci davano delle ossa che noi grattavamo per metterle nel brodo”. Già prima del ritorno in Italia, ai militari deportati cominciavano a giungere notizie della tragica sorte che era toccata a milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, Testimoni di Geova. Di quei 250 orsaresi, deportati militari a Norimberga e poi a Regensburg, a Orsara di Puglia ne tornarono 45. “Era il 6 luglio del 1946”, ricorda Michele.
Da “La grande follia”, di Gaetano Languzzi
“Nulla hanno insegnato i campi di sterminio nazisti, malgrado la loro continua commemorazione i genocidi si susseguono. Il mondo non è grande come una volta, è diventato molto piccolo, l’umanità è giunta ad un critico crocevia: o abbandona le etnie, i nazionalismi, il fanatismo religioso, accettando tutte le diversità esistenti, volendosi bene come fratelli, oppure si muore tutti insieme, pianeta Terra compreso”.
Gaetano Languzzi ha 83 anni. E’ nato e vive a Orsara di Puglia. Ha vissuto la Grande Guerra attraverso il dolore di suo padre che vi partecipò. Poi, giovane soldato fascista di appena 20 anni, partì per la Libia conoscendo l’orrore del secondo conflitto bellico mondiale. Ha scritto due libri su quelle tragedie. Entrambi sono stati adottati come testi scolastici dal Liceo scientifico “Volta” di Foggia e dall’Università di Urbino. In “La grande follia”, Gaetano ha raccontato la seconda guerra mondiale attraverso la sua testimonianza diretta. Oggi, al racconto di quei giorni, si aggiunge la memoria di un episodio che colpì una famiglia di ebrei orsaresi. “Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale – spiega a Luceraweb – non sapevamo che i Buonassisi fossero ebrei. Samuele, mio amico e capostipite della famiglia, aveva un figlio che si chiamava Biagio. Biagio era fascista. Partecipò alla marcia su Roma. Poi arrivò la chiamata alle armi. Lui si presentò ai gerarchi come Biagio Buonassisi in Samuele. I fascisti indagarono. Scoprirono le origini ebraiche della sua famiglia e lo rispedirono a casa”. Di quella famiglia, dopo la guerra, non si seppe più nulla. “Io sono nato sotto il fascismo – continua Gaetano -. Sono stato fascista. Ho visto i miei compagni d’armi morire al mio fianco, senza che io potessi fare niente. Ho visto Russelli Mario e Patacca Matteo cadere davanti ai miei occhi sotto le granate, disarmati, senza fucili e senza niente. Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe stato il fascismo e mi avessero detto che premendo un bottone avrei potuto far saltare in aria il mondo, ebbene io l’avrei fatto. Per la fame siamo andati nei prati a mangiare l’erba. Le nostre feci erano uguali a quelle delle capre. Il fascismo ci ha trasformati in animali. Oggi non so perché ci sono ancora fascisti in Italia, non lo capisco”. Michele Inglese ha 82 anni. Anch’egli è nato e vive a Orsara di Puglia. Da soldato italiano che voltò le spalle al Duce fu deportato a Norimberga e poi a Regensburg. I tedeschi, insieme ad altri prigionieri operai ammassati nei campi di concentramento, un giorno lo portarono anche ad Auschwitz. “Ci portarono lì per caricare del materiale, scarpe e vestiti – racconta Michele -. Non sapevamo nulla di quanto avveniva in quella prigione. Vedemmo con i nostri occhi i corpi magrissimi e senza forza di quella gente. Non si reggevano in piedi, cadevano a terra come foglie”. Ogni anno, il Giorno della Memoria è una ferita aperta nel cuore. “I tedeschi ci interrogavano – continua Michele -. Eravamo nudi, in piedi di fronte a loro. Ci chiesero se volevamo andare volontari con la Repubblica di Salò. Dei 250 che catturarono a Orsara, soltanto uno aderì alla loro proposta e abbiamo saputo che morì cercando di scappare”. I tedeschi fecero lavorare Michele come calzolaio per gli altri operai. A Regensburg, i deportati lavoravano per una grande fabbrica del legno dove si costruivano anche alcuni componenti dei velivoli da guerra senza pilota usati dai nazisti. “Il direttore della fabbrica era francese. Mi voleva un gran bene – racconta ancora Michele -. Aggiustavo le scarpe a lui e alle sue figlie. Un giorno, un ufficiale delle SS mi portò le sue scarpe. Mi rifiutai di aggiustargliele. Il giorno dopo fui trasferito di nuovo a Norimberga. Il direttore non ne sapeva nulla. Si informò e mandò un telegramma ai tedeschi chiedendo che io tornassi nella fabbrica. Fu così che mi riportarono a Regensburg. Mangiavamo carote e patate. Due carote e due patate ciascuno. Nelle caverne ricavate nella roccia della montagna, in cui era nascosta la fabbrica, cercavamo di raccogliere erba. Dalla cucina ogni tanto ci davano delle ossa che noi grattavamo per metterle nel brodo”. Già prima del ritorno in Italia, ai militari deportati cominciavano a giungere notizie della tragica sorte che era toccata a milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, Testimoni di Geova. Di quei 250 orsaresi, deportati militari a Norimberga e poi a Regensburg, a Orsara di Puglia ne tornarono 45. “Era il 6 luglio del 1946”, ricorda Michele.
Da “La grande follia”, di Gaetano Languzzi
“Nulla hanno insegnato i campi di sterminio nazisti, malgrado la loro continua commemorazione i genocidi si susseguono. Il mondo non è grande come una volta, è diventato molto piccolo, l’umanità è giunta ad un critico crocevia: o abbandona le etnie, i nazionalismi, il fanatismo religioso, accettando tutte le diversità esistenti, volendosi bene come fratelli, oppure si muore tutti insieme, pianeta Terra compreso”.
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sabato 21 gennaio 2006
Orsara, sotto l'asfalto un frantoio del '600
articolo pubblicato su "Repubblica" il 21 gennaio 2006
Orsara di Puglia non finisce di sorprendere gli archeologi, svelando tesori del suo passato lontano. Qualche tempo fa, nell' area dell' Abbazia dell' Angelo, fu scoperto un ipogeo; ora, nel corso dei lavori di sistemazione al Cortile del Giudice, area antistante un palazzo nobiliare, la contemporanea campagna di scavi ha riportato alla luce un antico opificio. "A circa settanta centimetri dalla superficie calpestabile - racconta Francesco Paolo Maulucci, responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni culturali di Foggia - i nostri scavi hanno rinvenuto tracce di un antico opificio, probabilmente un frantoio. Sono emersi infatti il sistema di canalizzazione dell' acqua e altri elementi che appartengono chiaramente a un opificio". Secondo l' archeologo, si tratta di un frantoio risalente con molte probabilità al 1600, ma se ne potrà sapere di più andando avanti negli scavi in una zona più interna al Cortile del Giudice. "Le indagini archeologiche condotte a Orsara - aggiunge Maulucci - possono assumere grande importanza per dare una rilettura anche ai ritrovamenti compiuti, nel corso di diversi scavi, in altre zone della provincia di Foggia. Nella prima campagna di ricerche, quella condotta all' interno dell' area occupata dall' Abbazia dell' Angelo, siamo riusciti a far riemergere uno splendido ipogeo, del tutto simile a quelli rinvenuti tempo addietro sul Gargano. Si tratta quindi di ritrovamenti importanti perché aprono diversi interrogativi sulle modalità di penetrazione del Cristianesimo nell' entroterra preappenninico".
Orsara di Puglia non finisce di sorprendere gli archeologi, svelando tesori del suo passato lontano. Qualche tempo fa, nell' area dell' Abbazia dell' Angelo, fu scoperto un ipogeo; ora, nel corso dei lavori di sistemazione al Cortile del Giudice, area antistante un palazzo nobiliare, la contemporanea campagna di scavi ha riportato alla luce un antico opificio. "A circa settanta centimetri dalla superficie calpestabile - racconta Francesco Paolo Maulucci, responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni culturali di Foggia - i nostri scavi hanno rinvenuto tracce di un antico opificio, probabilmente un frantoio. Sono emersi infatti il sistema di canalizzazione dell' acqua e altri elementi che appartengono chiaramente a un opificio". Secondo l' archeologo, si tratta di un frantoio risalente con molte probabilità al 1600, ma se ne potrà sapere di più andando avanti negli scavi in una zona più interna al Cortile del Giudice. "Le indagini archeologiche condotte a Orsara - aggiunge Maulucci - possono assumere grande importanza per dare una rilettura anche ai ritrovamenti compiuti, nel corso di diversi scavi, in altre zone della provincia di Foggia. Nella prima campagna di ricerche, quella condotta all' interno dell' area occupata dall' Abbazia dell' Angelo, siamo riusciti a far riemergere uno splendido ipogeo, del tutto simile a quelli rinvenuti tempo addietro sul Gargano. Si tratta quindi di ritrovamenti importanti perché aprono diversi interrogativi sulle modalità di penetrazione del Cristianesimo nell' entroterra preappenninico".
giovedì 27 gennaio 2005
I bambini ci guardano ("Repubblica", 27 gennaio 2005)
Guardandoci, imparano. Così, in un curioso gioco di rimandi, i bambini, guardando i grandi governare, avrebbero tutto sommato compreso l' essenza della politica: una grande, artistica rappresentazione. Il baby sindaco del consiglio dei ragazzi di Orsara di Puglia, Giuseppe Zullo, tredici anni, a un mese dal suo insediamento è riuscito a ottenere dal consiglio comunale dei grandi l' allestimento di un piccolo cinema, ricavato all' interno dell' aula consiliare. Con il piglio di chi comanda, insomma, e rievocando la tirannia di un manipolo di piccoli raccontata da Nanni Moretti proprio in un altro film, "Caro Diario". Subito dopo il baby sindaco, che governa affiancato da quindici consiglieri (hanno dai 9 ai 13 anni e vengono dall' Istituto Sacro Cuore) ha organizzato una rassegna di film per ragazzi. Per assistere alle proiezioni, gli spettatori (soprattutto grandi), dovranno mettere mano al portafoglio e versare un euro creando il bilancio autonomo del consiglio dei ragazzi. un fondo da reinvestire al più presto, possibilmente in cultura. I colleghi politici adulti, benevolmente tiranneggiati, sono entusiasti. "E' un iniziativa stupenda", ha commentato l' assessore alla Cultura, Antonio Di Biccari. E ha aggiunto: "è così che si formano i cittadini e gli amministratori di domani". A pane, politica e cinema. Che una nuova era stia per cominciare?
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sabato 30 ottobre 2004
Ma Halloween è nata a Orsara ("Repubblica")
articolo pubblicato su "Repubblica", 30 ottobre 2004
di Ilaria Ficarella
Passano, a testa bassa, guardano la terra alla quale sono tornati. Sono i defunti, che, in processione, attraversano il mondo ancora per una volta, alla mezzanotte fra il 31 ottobre e il primo novembre. Accompagnati da folletti e streghe, cantano - nella notte a loro dedicata dalla memoria dei vivi - la nenia del loro dolore per il distacco che, per un momento soltanto, si ricompone. è la notte che gli inglesi e gli americani chiamano Halloween. E che anche in Italia, e pure in Puglia, è ormai una festa irrinunciabile, specie per i più piccoli. è a loro che piace tanto andar per case, traverstiti da mostri, streghe e scheletri, ripetendo l' anglofono scioglilingua "trick or treat", il nostro "dolcetto o scherzetto". Ma non c' è bisogno di volare fino in America per cercare una festa che unisca insieme il ludico e l' orrifico, la voglia di festeggiare e la paura della morte. "C'è dalla notte dei tempi, anche nella nostra tradizione, una festa che è identica all' halloween americano". Patrizia Resta, barese, docente di Antropologia culturale all' Università di Foggia, racconta di un mito che, attraverso la tradizione orale, continua a perpetuarsi da secoli, in Puglia. A Orsara, in provincia di Foggia. "Qui - spiega l' antropologa - sono le donne del paese a intagliare le zucche. Certo non quelle americane, grosse e rosse. Ma le nostre zucche. Quelle verdi e lunghe". Anche a Orsara, l'ortaggio, intagliato in modo da far comparire una faccia terrificante, viene posto sui davanzali. "Accanto alla zucca, viene messo un lumino - dice Patrizia Resta - e la credenza vuole che, nella processione dei defunti, i morti si rivolgano alle finestre delle case in cui ancora vivono i parenti e che, guardando la luce, essi si rassicurino del fatto che le famiglie non li hanno dimenticati. è un rito che ricuce il legame spezzato, che avvicina la vita e la morte. Un modo per fugare la paura del trapasso". Nella Halloween nostrana ci sono poi tutti gli elementi della tradizione anglosassone. C' è la paura, ma c'è anche la festa: sono decine, nella notte di Orsara, i falò che vengono accesi per tutto il paese. E poi ci sono i banchetti. "Quella di Orsara è una tradizione che si sta trasformando in fenomeno anche turistico" aggiunge la studiosa. E commenta: "La festa anglosassone c'è stata imposta e ne viviamo solo l'aspetto commerciale. Ma c' è ancora modo di recuperare le nostre tradizioni e di diffonderle, facendole anche diventare occasioni economicamente appetibili".
di Ilaria Ficarella
Passano, a testa bassa, guardano la terra alla quale sono tornati. Sono i defunti, che, in processione, attraversano il mondo ancora per una volta, alla mezzanotte fra il 31 ottobre e il primo novembre. Accompagnati da folletti e streghe, cantano - nella notte a loro dedicata dalla memoria dei vivi - la nenia del loro dolore per il distacco che, per un momento soltanto, si ricompone. è la notte che gli inglesi e gli americani chiamano Halloween. E che anche in Italia, e pure in Puglia, è ormai una festa irrinunciabile, specie per i più piccoli. è a loro che piace tanto andar per case, traverstiti da mostri, streghe e scheletri, ripetendo l' anglofono scioglilingua "trick or treat", il nostro "dolcetto o scherzetto". Ma non c' è bisogno di volare fino in America per cercare una festa che unisca insieme il ludico e l' orrifico, la voglia di festeggiare e la paura della morte. "C'è dalla notte dei tempi, anche nella nostra tradizione, una festa che è identica all' halloween americano". Patrizia Resta, barese, docente di Antropologia culturale all' Università di Foggia, racconta di un mito che, attraverso la tradizione orale, continua a perpetuarsi da secoli, in Puglia. A Orsara, in provincia di Foggia. "Qui - spiega l' antropologa - sono le donne del paese a intagliare le zucche. Certo non quelle americane, grosse e rosse. Ma le nostre zucche. Quelle verdi e lunghe". Anche a Orsara, l'ortaggio, intagliato in modo da far comparire una faccia terrificante, viene posto sui davanzali. "Accanto alla zucca, viene messo un lumino - dice Patrizia Resta - e la credenza vuole che, nella processione dei defunti, i morti si rivolgano alle finestre delle case in cui ancora vivono i parenti e che, guardando la luce, essi si rassicurino del fatto che le famiglie non li hanno dimenticati. è un rito che ricuce il legame spezzato, che avvicina la vita e la morte. Un modo per fugare la paura del trapasso". Nella Halloween nostrana ci sono poi tutti gli elementi della tradizione anglosassone. C' è la paura, ma c'è anche la festa: sono decine, nella notte di Orsara, i falò che vengono accesi per tutto il paese. E poi ci sono i banchetti. "Quella di Orsara è una tradizione che si sta trasformando in fenomeno anche turistico" aggiunge la studiosa. E commenta: "La festa anglosassone c'è stata imposta e ne viviamo solo l'aspetto commerciale. Ma c' è ancora modo di recuperare le nostre tradizioni e di diffonderle, facendole anche diventare occasioni economicamente appetibili".
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domenica 30 maggio 2004
Shepp e Ottaviano sfida al ritmo di sax fra Fasano e Orsara ("Repubblica")
"Repubblica", 30 maggio 2004, di Antonella Gaeta
A Renzo Arbore sembrano "un manipolo di eroici". Da quindici anni, nel nome dell' imprescindibile jazz, danno vita all' Orsara jazz festival, una tradizione ormai. La stessa immagine resistente si addice a chi in Puglia sceglie il jazz, lo suona e lo divulga per tutto l' anno. Se sulle alture foggiane a luglio ci sarà lo sperimentatore americano Archie Shepp, innamorato dell' Africa, più a Sud, a Fasano ci sarà il collega sassofonista Roberto Ottaviano, da anni manipolatore delle stesse sonorità. Dal 12 al 17 giugno, infatti, s' avvia il settimo "Fasano Jazz", in itinere tra il centro storico e le località di Pezze di Greco e Montalbano. Il programma lascia esprimere la scuola jazzistica pugliese anche quando è inserita in altri contesti nazionali. E' il caso del chitarrista Lucio Ferrara, da anni a Bologna, che torna nella sua regione per il concerto d' apertura in trio con il trombettista Marco Tamburini e il contrabbassista Piero Leveratto. Un altro trio per il secondo appuntamento con Giovanni Tommaso, Franco D' Andrea e Roberto Gatto che sarà il 15 anche tra i protagonisti del progetto originale immaginato per Fasano Jazz. "Isole sonanti" andrà in scena nella piazza di Pezze di Greco e metterà insieme Ottaviano, il trombettista Vincenzo Deluci, il contrabbassista Paolino Dalla Porta e la pianista Rita Marcotulli. Le isole evocate dal titolo sono i musicisti ciascuno con i propri angoli di jazz. La piazza di Montalbano, il 16, sarà per Agostino Marangolo con il gruppo, "Marangolo etnology". Il batterista ha collaborato con Pino Daniele e Angelo Branduardi. L' ultimo appuntamento e con Stefano Bollani, tra i più innovativi pianisti italiani. Cinque serate, dal 29 luglio al 2 agosto, per l' Orsara jazz festival. Per l' ultima serata ci si sposterà a Foggia. In apertura, Archie Shepp, il grande sassofonista americano considerato un' icona interpretativa per gli appassionati di jazz che affollano Orsara. Nato in Florida 67 anni fa, attraverso la sua musica permette di attraversare oltre trent' anni di storia. Di forte fede politica e sostenitore del "black power", negli anni Sessanta scrisse un articolo su una rivista appoggiando Ho Chi Minh e Fidel Castro. La presa di posizione gli causò gravi problemi con le case discografiche americane. Shepp sarà affiancato dal pianista Tom McClung, dal contrabbassista Wayne Dockery e dal batterista Steve McCraven. Il 30 luglio, sul palco di largo San Michele, salirà il Roberto Spadoni Six con Sandro Satta, Daniele Scannapieco, Roberto Rossi, Roberto Spadoni, Pietro Ciancaglini ed Ettore Fioravanti. Insieme presenteranno il cd di prossima pubblicazione, "Mingus Cuernavaca". Nella stessa giornata e fino al primo agosto, al via "Tre passi nel blues", un laboratorio-seminario condotto dal musicista Lucio Ferrara e dal musicologo Luca Bragaglini. Le altre giornate dell' Orsara festival saranno occupate dal chitarrista Paolo Angeli, che ha talmente conquistato Pat Metheny, da indurlo a commissionargli alcune sue chitarre per i concerti. Dopo di lui, spazio al "Pierluigi Balducci Ensemble" con il violoncellista olandese Ernst Reijser, come ospite d' eccezione. Penultima giornata "a progetto": in prima assoluta sarà presentata a Foggia l' Opera di Specula & Gemini su musiche originali e arrangiamenti di Roberto De Simone e Bruno Tommaso. A eseguirla l' Orchestra Jazz a Maiella diretta da Bruno Tommaso e Mimmo Virgili. Da definire il programma dell' ultima serata.
A Renzo Arbore sembrano "un manipolo di eroici". Da quindici anni, nel nome dell' imprescindibile jazz, danno vita all' Orsara jazz festival, una tradizione ormai. La stessa immagine resistente si addice a chi in Puglia sceglie il jazz, lo suona e lo divulga per tutto l' anno. Se sulle alture foggiane a luglio ci sarà lo sperimentatore americano Archie Shepp, innamorato dell' Africa, più a Sud, a Fasano ci sarà il collega sassofonista Roberto Ottaviano, da anni manipolatore delle stesse sonorità. Dal 12 al 17 giugno, infatti, s' avvia il settimo "Fasano Jazz", in itinere tra il centro storico e le località di Pezze di Greco e Montalbano. Il programma lascia esprimere la scuola jazzistica pugliese anche quando è inserita in altri contesti nazionali. E' il caso del chitarrista Lucio Ferrara, da anni a Bologna, che torna nella sua regione per il concerto d' apertura in trio con il trombettista Marco Tamburini e il contrabbassista Piero Leveratto. Un altro trio per il secondo appuntamento con Giovanni Tommaso, Franco D' Andrea e Roberto Gatto che sarà il 15 anche tra i protagonisti del progetto originale immaginato per Fasano Jazz. "Isole sonanti" andrà in scena nella piazza di Pezze di Greco e metterà insieme Ottaviano, il trombettista Vincenzo Deluci, il contrabbassista Paolino Dalla Porta e la pianista Rita Marcotulli. Le isole evocate dal titolo sono i musicisti ciascuno con i propri angoli di jazz. La piazza di Montalbano, il 16, sarà per Agostino Marangolo con il gruppo, "Marangolo etnology". Il batterista ha collaborato con Pino Daniele e Angelo Branduardi. L' ultimo appuntamento e con Stefano Bollani, tra i più innovativi pianisti italiani. Cinque serate, dal 29 luglio al 2 agosto, per l' Orsara jazz festival. Per l' ultima serata ci si sposterà a Foggia. In apertura, Archie Shepp, il grande sassofonista americano considerato un' icona interpretativa per gli appassionati di jazz che affollano Orsara. Nato in Florida 67 anni fa, attraverso la sua musica permette di attraversare oltre trent' anni di storia. Di forte fede politica e sostenitore del "black power", negli anni Sessanta scrisse un articolo su una rivista appoggiando Ho Chi Minh e Fidel Castro. La presa di posizione gli causò gravi problemi con le case discografiche americane. Shepp sarà affiancato dal pianista Tom McClung, dal contrabbassista Wayne Dockery e dal batterista Steve McCraven. Il 30 luglio, sul palco di largo San Michele, salirà il Roberto Spadoni Six con Sandro Satta, Daniele Scannapieco, Roberto Rossi, Roberto Spadoni, Pietro Ciancaglini ed Ettore Fioravanti. Insieme presenteranno il cd di prossima pubblicazione, "Mingus Cuernavaca". Nella stessa giornata e fino al primo agosto, al via "Tre passi nel blues", un laboratorio-seminario condotto dal musicista Lucio Ferrara e dal musicologo Luca Bragaglini. Le altre giornate dell' Orsara festival saranno occupate dal chitarrista Paolo Angeli, che ha talmente conquistato Pat Metheny, da indurlo a commissionargli alcune sue chitarre per i concerti. Dopo di lui, spazio al "Pierluigi Balducci Ensemble" con il violoncellista olandese Ernst Reijser, come ospite d' eccezione. Penultima giornata "a progetto": in prima assoluta sarà presentata a Foggia l' Opera di Specula & Gemini su musiche originali e arrangiamenti di Roberto De Simone e Bruno Tommaso. A eseguirla l' Orchestra Jazz a Maiella diretta da Bruno Tommaso e Mimmo Virgili. Da definire il programma dell' ultima serata.
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mercoledì 12 novembre 2003
Chi vive ad Orsara campa cent'anni ("La Grande Provincia")
di Daniela Corfiati - 12 novembre 2003
ORSARA DI PUGLIA – Chi vive ad Orsara campa cent’anni. Il primo a scommettere sull’evidenza scientifica del peculiare processo di invecchiamento degli orsaresi, è stato il professor Giorgio Bronzetti del CNR di Pisa che ha lanciato un protocollo di ricerca unicamente destinato alla popolazione anziana che risiede da sempre nel centro dei monti Dauni meridionali. Partito nel 2002, il progetto denominato “Selor”, ha avviato un’indagine della durata di dieci anni per stabilire quale rapporto leghi le abitudini alimentari al processo di invecchiamento. Gli esiti dei primi due anni di analisi, effettuate su campioni di terreno e su alcuni selezionati elementi della catena alimentare, hanno mostrato una concentrazione sorprendentemente alta di selenio, potente antiossidante che previene
la formazione dei radicali liberi, ritenuti la base dell'invecchiamento umano, e dello sviluppo di malattie croniche e degenerative. Alla prima presentazione della fase preliminare dello studio, tenutasi a Pisa lo scorso 8 ottobre nel corso dell’ “Ottava Conferenza Internazionale di Cancerogenesi”, i risultati divulgati hanno destato scalpore nella platea di studiosi: la percentuale di selenio riscontrata nei primi 20 cm di suolo preso in esame, sarebbe dalle 4 alle 80 volte superiore alla media nazionale. Diversamente dalla molecola di sintesi prodotta in laboratorio e che si assume attraverso integratori alimentari e compresse acquistate in farmacia o nei supermercati, il selenio di Orsara è biodisponibile in natura, una condizione che mette al riparo dagli effetti negativi che un sovradosaggio apporterebbe alla salute. Non solo, ma le qualità del prezioso oligoelemento che si associano anche ad un’altra presenza di vitamine del gruppo A, B, C e soprattutto E, sono riscontrabili negli alimenti di diretta derivazione dalle attività di sfruttamento del terreno: questi prodotti sono i cereali, il latte caprino ed ovino ed i suoi derivati, l’olio, il vino (ricco anche di flavonoidi), le fave e gli asparagi. La concentrazione delle sostanze nutrienti contenute in questi elementi, da sempre presenti sulla tavola degli orsaresi, sarebbero alla base del segreto della longevità di questa popolazione anziana che invecchia bene e soprattutto al riparo dalle patologie disabilitanti correlate all’età, come quelle cardiovascolari, l’ictus, o ancora la demenza. Ieri, nell’aula magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Foggia, si è svolta la conferenza stampa allargata ad una parte dei numerosi soggetti che hanno concorso alla realizzazione del primo anno di vita del progetto “Selor”. Variegata la composizione dei diversi partners: il CNR di Pisa, la Facoltà diretta dal preside Emanuele Tarantino, il Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione della Asl Fg/3, il Centro Alzheimer di Foggia, il Centro Medico Telesforo e il Laboratorio Bonassisa, il Comune di Orsara. «L’entità scientifica dello studio – ha spiegato il dottor Michele Panunzio, uno dei referenti del progetto – è incentrata sulla compressione della morbosità, una delle tre direttrici fondamentali nel campo della biologia dell’invecchiamento». Dimostrata l’evidenza scientifica della concentrazione di selenio nell’agro di Orsara, la ricerca proseguirà adesso con un follow up di nove anni su un campione di 196 cittadini nati e cresciuti ad Orsara, di età compresa tra i 45 ed i55 anni. «A questi volontari – ha spiegato la dottoressa Antonietta Antoniciello, responsabile del Centro di sorveglianza nutrizionale della Asl Fg/3 – sarà somministrato un programma dietetico, in base ad un questionario sulle abitudini alimentari». Nell’arco dei prossimi nove anni, gli studiosi osserveranno l’andamento delle patologie nei 196 soggetti, ne terranno sotto controllo le condizioni croniche, l’insorgenza di tumori, l’indice di disabilità. Il progetto, finalizzato all’ottenimento di risultati spendibili sul piano del miglioramento della
qualità della vita, riserva un ruolo fondamentale anche alle tecnologie alimentari, come ha sottolineato il preside Tarantino: «La particolare composizione agronomica di Orsara di Puglia è stata accertata in seguito alle analisi compiute su 200 campioni di terra a diverso andamento colturale. Le produzioni tipiche orsaresi, dal pane al vino agli ortaggi al formaggio, diventano frutto e veicolo di questa ricchezza nutrizionale che probabilmente deriva da una tradizione antica che ha permesso di continuare a sfruttare la terra con metodologie che ne hanno preservato le caratteristiche migliori». E non è detto che, una volta indagati e svelati i misteri di Orsara, che già gli scienziati hanno ribattezzato “isola felice”, non si possa esportarli in altre realtà geografiche a vocazione agricola, realizzando così un perfetto esempio di agricoltura sostenibile.
ORSARA DI PUGLIA – Chi vive ad Orsara campa cent’anni. Il primo a scommettere sull’evidenza scientifica del peculiare processo di invecchiamento degli orsaresi, è stato il professor Giorgio Bronzetti del CNR di Pisa che ha lanciato un protocollo di ricerca unicamente destinato alla popolazione anziana che risiede da sempre nel centro dei monti Dauni meridionali. Partito nel 2002, il progetto denominato “Selor”, ha avviato un’indagine della durata di dieci anni per stabilire quale rapporto leghi le abitudini alimentari al processo di invecchiamento. Gli esiti dei primi due anni di analisi, effettuate su campioni di terreno e su alcuni selezionati elementi della catena alimentare, hanno mostrato una concentrazione sorprendentemente alta di selenio, potente antiossidante che previene
la formazione dei radicali liberi, ritenuti la base dell'invecchiamento umano, e dello sviluppo di malattie croniche e degenerative. Alla prima presentazione della fase preliminare dello studio, tenutasi a Pisa lo scorso 8 ottobre nel corso dell’ “Ottava Conferenza Internazionale di Cancerogenesi”, i risultati divulgati hanno destato scalpore nella platea di studiosi: la percentuale di selenio riscontrata nei primi 20 cm di suolo preso in esame, sarebbe dalle 4 alle 80 volte superiore alla media nazionale. Diversamente dalla molecola di sintesi prodotta in laboratorio e che si assume attraverso integratori alimentari e compresse acquistate in farmacia o nei supermercati, il selenio di Orsara è biodisponibile in natura, una condizione che mette al riparo dagli effetti negativi che un sovradosaggio apporterebbe alla salute. Non solo, ma le qualità del prezioso oligoelemento che si associano anche ad un’altra presenza di vitamine del gruppo A, B, C e soprattutto E, sono riscontrabili negli alimenti di diretta derivazione dalle attività di sfruttamento del terreno: questi prodotti sono i cereali, il latte caprino ed ovino ed i suoi derivati, l’olio, il vino (ricco anche di flavonoidi), le fave e gli asparagi. La concentrazione delle sostanze nutrienti contenute in questi elementi, da sempre presenti sulla tavola degli orsaresi, sarebbero alla base del segreto della longevità di questa popolazione anziana che invecchia bene e soprattutto al riparo dalle patologie disabilitanti correlate all’età, come quelle cardiovascolari, l’ictus, o ancora la demenza. Ieri, nell’aula magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Foggia, si è svolta la conferenza stampa allargata ad una parte dei numerosi soggetti che hanno concorso alla realizzazione del primo anno di vita del progetto “Selor”. Variegata la composizione dei diversi partners: il CNR di Pisa, la Facoltà diretta dal preside Emanuele Tarantino, il Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione della Asl Fg/3, il Centro Alzheimer di Foggia, il Centro Medico Telesforo e il Laboratorio Bonassisa, il Comune di Orsara. «L’entità scientifica dello studio – ha spiegato il dottor Michele Panunzio, uno dei referenti del progetto – è incentrata sulla compressione della morbosità, una delle tre direttrici fondamentali nel campo della biologia dell’invecchiamento». Dimostrata l’evidenza scientifica della concentrazione di selenio nell’agro di Orsara, la ricerca proseguirà adesso con un follow up di nove anni su un campione di 196 cittadini nati e cresciuti ad Orsara, di età compresa tra i 45 ed i55 anni. «A questi volontari – ha spiegato la dottoressa Antonietta Antoniciello, responsabile del Centro di sorveglianza nutrizionale della Asl Fg/3 – sarà somministrato un programma dietetico, in base ad un questionario sulle abitudini alimentari». Nell’arco dei prossimi nove anni, gli studiosi osserveranno l’andamento delle patologie nei 196 soggetti, ne terranno sotto controllo le condizioni croniche, l’insorgenza di tumori, l’indice di disabilità. Il progetto, finalizzato all’ottenimento di risultati spendibili sul piano del miglioramento della
qualità della vita, riserva un ruolo fondamentale anche alle tecnologie alimentari, come ha sottolineato il preside Tarantino: «La particolare composizione agronomica di Orsara di Puglia è stata accertata in seguito alle analisi compiute su 200 campioni di terra a diverso andamento colturale. Le produzioni tipiche orsaresi, dal pane al vino agli ortaggi al formaggio, diventano frutto e veicolo di questa ricchezza nutrizionale che probabilmente deriva da una tradizione antica che ha permesso di continuare a sfruttare la terra con metodologie che ne hanno preservato le caratteristiche migliori». E non è detto che, una volta indagati e svelati i misteri di Orsara, che già gli scienziati hanno ribattezzato “isola felice”, non si possa esportarli in altre realtà geografiche a vocazione agricola, realizzando così un perfetto esempio di agricoltura sostenibile.
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Orsara, lunga vita al selenio ("Repubblica")
articolo pubblicato da "Repubblica", 12 novembre 2003
di Paolo Viotti
Volete vivere più a lungo? Dovete trasferirvi ad Orsara di Puglia. Il "gerovital" è rappresentato da una maggiore presenza di selenio nel sottosuolo: lo hanno scoperto i ricercatori del progetto "Selor", promosso dal dipartimento di prevenzione e nutrizione della Asl Foggia 3. Gli studiosi hanno preso in esame un campione di popolazione d' età compresa tra i 45 e i 55 anni. Il progetto, che durerà dieci anni, «indaga il rapporto tra invecchiamento e nutrizione» hanno spiegato due dei ricercatori, Michele Panunzio e Antonietta Antoniciello. «La nostra attenzione è rivolta ad individuare le misure da adottare per fare invecchiare, e bene, più persone possibili». Perché è stata scelta Orsara? "C'è una popolazione abbastanza uniforme, con una percentuale del 30 per cento costituita da persone d' età superiore ai 65 anni, percentuale più alta rispetto a quella d' altri comuni della Capitanata. Inoltre i soggetti d' età superiore agli 80 anni, sono il 20 per cento. La quantità di selenio trovata nel sottosuolo orsarese e quindi negli alimenti prodotti, è superiore da 4 a 80 volte rispetto alla media nazionale. Per esempio in un litro di latte di solito si trovano da 0,1 mg a 1 mg di selenio, mentre in un litro di latte prodotto dalle mucche o dalle capre di Orsara la quantità è pari o superiore a 20,7 mg". E' stata poi evidenziata la stretta relazione esistente tra dieta (e quindi uso di selenio e delle vitamine A, B, C ed E) e cancro. "Nella Nuova Zelanda l' incremento dei tumori viene attribuito proprio alla mancanza del selenio nel terreno£. Il rettore dell' Università di Foggia, Antonio Muscio, originario di Orsara, ha dichiarato: £Le ricerche sono il primo impegno da parte dell' ateneo, che collaborerà attivamente a questo progetto".
di Paolo Viotti
Volete vivere più a lungo? Dovete trasferirvi ad Orsara di Puglia. Il "gerovital" è rappresentato da una maggiore presenza di selenio nel sottosuolo: lo hanno scoperto i ricercatori del progetto "Selor", promosso dal dipartimento di prevenzione e nutrizione della Asl Foggia 3. Gli studiosi hanno preso in esame un campione di popolazione d' età compresa tra i 45 e i 55 anni. Il progetto, che durerà dieci anni, «indaga il rapporto tra invecchiamento e nutrizione» hanno spiegato due dei ricercatori, Michele Panunzio e Antonietta Antoniciello. «La nostra attenzione è rivolta ad individuare le misure da adottare per fare invecchiare, e bene, più persone possibili». Perché è stata scelta Orsara? "C'è una popolazione abbastanza uniforme, con una percentuale del 30 per cento costituita da persone d' età superiore ai 65 anni, percentuale più alta rispetto a quella d' altri comuni della Capitanata. Inoltre i soggetti d' età superiore agli 80 anni, sono il 20 per cento. La quantità di selenio trovata nel sottosuolo orsarese e quindi negli alimenti prodotti, è superiore da 4 a 80 volte rispetto alla media nazionale. Per esempio in un litro di latte di solito si trovano da 0,1 mg a 1 mg di selenio, mentre in un litro di latte prodotto dalle mucche o dalle capre di Orsara la quantità è pari o superiore a 20,7 mg". E' stata poi evidenziata la stretta relazione esistente tra dieta (e quindi uso di selenio e delle vitamine A, B, C ed E) e cancro. "Nella Nuova Zelanda l' incremento dei tumori viene attribuito proprio alla mancanza del selenio nel terreno£. Il rettore dell' Università di Foggia, Antonio Muscio, originario di Orsara, ha dichiarato: £Le ricerche sono il primo impegno da parte dell' ateneo, che collaborerà attivamente a questo progetto".
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venerdì 7 giugno 2002
Elezioni, uno storico (s)pareggio a Orsara di Puglia ("Repubblica")
"Repubblica", 7 giugno 2002 - articolo di Nicola Curci
ORSARA - Sta appollaiato sull' Appennino dauno il comune pugliese del pareggio assoluto all' ultimo voto, quello che domenica darà vita all' inedito «ballottaggio all' orsarese». Benvenuti ad Orsara, tremilacinquecento anime chiamate ai supplementari per decidere chi tra Mario Simonelli e Domenico Romano dovrà fare il sindaco dopo il pareggio del primo turno: 877 voti per uno. I due contendenti si erano sfidati in compagnia del terzo incomodo, Antonietta Sanmarco, nel turno unico previsto dal maggioritario. Ma non è bastato. Perché la cabala delle urne ha decretato un risultato beffardo che vanifica gli sforzi della semplificazione per i comuni al di sotto dei diecimila abitanti. Il pazzo esito ha esaltato immediatamente gli scommettitori e le menti fervide di immaginazione. Al Lotto si sono sprecate le combinazioni 2 (i duellanti), 8 (la prima cifra) e 77 (l' ultima coppia). "Si, c' è stato chi l' ha giocata", ammette Mimmo Terlizzi, uno dei due fratelli titolari della pasticceria "De Angelis", nella centralissima piazzetta dedicata a San Pietro. Che poi riprende: "Noi tutti siamo in attesa di conoscere il vincitore dell' elezione. Vogliamo conoscere il nome del nuovo sindaco, per metterci l' anima in pace". "Noi orsaresi, quando facciamo una cosa, la facciamo in grande", precisa il fratello Antonio, tra un cappuccino ed un caffè - ed anche stavolta siamo riusciti ad attirare l' attenzione della stampa. Siamo bravi, vero?". Camminando per le vie piastrellate di basalto, ci si rende conto di come la campagna elettorale sia stata giocata all' insegna dell' economia e dell' appassionante porta a porta: niente foto e tanti cartelloni scritti a mano. Il vigile urbano, baffoni da carabiniere delle favole, ci indica i due comitati elettorali in fermento: "Questa sera - dice - in piazza parlerà Ciriaco De Mita. Per questo c' è tutta questa gente indaffarata". In un garage istoriato con le effigi di Diesse, Margherita, Rifondazione e la civica "Gruppo di via Corridoni", il quartier generale di Simonelli è in ansia per l' arrivo di De Mita. Il più indaffarato è un uomo dal volto saraceno. Militante ex comunista e cigiellino, Palmiro Fragassi traccia un bilancio della campagna agli sgoccioli: "La gente - sintetizza - ha voluto cambiare. Non ha confermato la guida al centrodestra, che per sette anni ha amministrato Orsara con Pietrantonio Fatibene, scegliendo di spalmare i consensi tra il nostro e l' avvocato Romano. Noi rappresentiamo un' area ulivista più classica, con l' aggiunta della civica composta da giovani, assolutamente trasversale al resto dello schieramento. Avremmo gradito correre uniti, ma non c' è stata convergenza. Per noi - conclude - Simonelli, un moderato di estrazione popolare, rappresenta il nuovo. E la candidatura dell' avvocato Romano, un politico arcinoto del vecchio Psi, non ci aggradava". Simonelli si affaccia e sorride. Quarantanove anni, ispettore della Asl Foggia tre, a Troia, è un grande appassionato di jazz, presidente della Proloco e organizzatore della rassegna "Orsara jazz". Solo cinquanta metri più a valle, il comitato elettorale di Mimì Romano, avvocato penalista di settantuno anni, che vive ormai da tanti anni a Foggia. Romano, sostenuto alle elezioni dallo Sdi, da alcuni fuoriusciti della quercia e da una civica, è un politico di razza: vicepresidente della regione Puglia per circa quindici anni, al fianco pure di Fitto padre, è stato deputato del collegio e craxiano doc. E adesso, mormorano in piazza, vincerà, perché, in passato ha sistemato tanta gente, accontentandola con posti di lavoro. Ma c' è chi gli rimprovera la lontananza da Orsara ed anche l' annunciato apparentamento con il centrodestra. L' accordo, si dice, è già pronto. Ed il suo luogotentente sul posto, Antonio Caraglia, si dice sicuro della vittoria: "L' avvocato è benvoluto da tutti. Non ci sono ricorsi che tengano, finirà la sua gloriosa carriera in politica come sindaco". I ricorsi, già. Simonelli e compagni hanno protestato: in una delle quattro sezioni, una scheda da annullare è stata data buona, fino al pareggio. È partito immediatamente il ricorso al Tar, che si pronuncerà il 12 giugno. Troppo tardi: si fa prima col ballottaggio all' orsarese. -
ORSARA - Sta appollaiato sull' Appennino dauno il comune pugliese del pareggio assoluto all' ultimo voto, quello che domenica darà vita all' inedito «ballottaggio all' orsarese». Benvenuti ad Orsara, tremilacinquecento anime chiamate ai supplementari per decidere chi tra Mario Simonelli e Domenico Romano dovrà fare il sindaco dopo il pareggio del primo turno: 877 voti per uno. I due contendenti si erano sfidati in compagnia del terzo incomodo, Antonietta Sanmarco, nel turno unico previsto dal maggioritario. Ma non è bastato. Perché la cabala delle urne ha decretato un risultato beffardo che vanifica gli sforzi della semplificazione per i comuni al di sotto dei diecimila abitanti. Il pazzo esito ha esaltato immediatamente gli scommettitori e le menti fervide di immaginazione. Al Lotto si sono sprecate le combinazioni 2 (i duellanti), 8 (la prima cifra) e 77 (l' ultima coppia). "Si, c' è stato chi l' ha giocata", ammette Mimmo Terlizzi, uno dei due fratelli titolari della pasticceria "De Angelis", nella centralissima piazzetta dedicata a San Pietro. Che poi riprende: "Noi tutti siamo in attesa di conoscere il vincitore dell' elezione. Vogliamo conoscere il nome del nuovo sindaco, per metterci l' anima in pace". "Noi orsaresi, quando facciamo una cosa, la facciamo in grande", precisa il fratello Antonio, tra un cappuccino ed un caffè - ed anche stavolta siamo riusciti ad attirare l' attenzione della stampa. Siamo bravi, vero?". Camminando per le vie piastrellate di basalto, ci si rende conto di come la campagna elettorale sia stata giocata all' insegna dell' economia e dell' appassionante porta a porta: niente foto e tanti cartelloni scritti a mano. Il vigile urbano, baffoni da carabiniere delle favole, ci indica i due comitati elettorali in fermento: "Questa sera - dice - in piazza parlerà Ciriaco De Mita. Per questo c' è tutta questa gente indaffarata". In un garage istoriato con le effigi di Diesse, Margherita, Rifondazione e la civica "Gruppo di via Corridoni", il quartier generale di Simonelli è in ansia per l' arrivo di De Mita. Il più indaffarato è un uomo dal volto saraceno. Militante ex comunista e cigiellino, Palmiro Fragassi traccia un bilancio della campagna agli sgoccioli: "La gente - sintetizza - ha voluto cambiare. Non ha confermato la guida al centrodestra, che per sette anni ha amministrato Orsara con Pietrantonio Fatibene, scegliendo di spalmare i consensi tra il nostro e l' avvocato Romano. Noi rappresentiamo un' area ulivista più classica, con l' aggiunta della civica composta da giovani, assolutamente trasversale al resto dello schieramento. Avremmo gradito correre uniti, ma non c' è stata convergenza. Per noi - conclude - Simonelli, un moderato di estrazione popolare, rappresenta il nuovo. E la candidatura dell' avvocato Romano, un politico arcinoto del vecchio Psi, non ci aggradava". Simonelli si affaccia e sorride. Quarantanove anni, ispettore della Asl Foggia tre, a Troia, è un grande appassionato di jazz, presidente della Proloco e organizzatore della rassegna "Orsara jazz". Solo cinquanta metri più a valle, il comitato elettorale di Mimì Romano, avvocato penalista di settantuno anni, che vive ormai da tanti anni a Foggia. Romano, sostenuto alle elezioni dallo Sdi, da alcuni fuoriusciti della quercia e da una civica, è un politico di razza: vicepresidente della regione Puglia per circa quindici anni, al fianco pure di Fitto padre, è stato deputato del collegio e craxiano doc. E adesso, mormorano in piazza, vincerà, perché, in passato ha sistemato tanta gente, accontentandola con posti di lavoro. Ma c' è chi gli rimprovera la lontananza da Orsara ed anche l' annunciato apparentamento con il centrodestra. L' accordo, si dice, è già pronto. Ed il suo luogotentente sul posto, Antonio Caraglia, si dice sicuro della vittoria: "L' avvocato è benvoluto da tutti. Non ci sono ricorsi che tengano, finirà la sua gloriosa carriera in politica come sindaco". I ricorsi, già. Simonelli e compagni hanno protestato: in una delle quattro sezioni, una scheda da annullare è stata data buona, fino al pareggio. È partito immediatamente il ricorso al Tar, che si pronuncerà il 12 giugno. Troppo tardi: si fa prima col ballottaggio all' orsarese. -
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