Finalmente, dopo venti anni di attesa, sono cominciati i lavori per il consolidamento statico-architettonico e il restauro di Torre Guevara. Il progetto dell'Amministrazione Comunale di Orsara è ambizioso. Dare a Torre Guevara un futuro degno del passato scritto sulle pietre dell'antico palazzo. Trasformare il simbolo del potere di una grande dinastia in un presidio di cultura. E' dal 1985, cioè da quando il Comune di Orsara riuscì ad acquisire la proprietà del palazzo, che Torre Guevara è al centro di idee e proposte mirate al suo recupero. Il primo lotto di interventi, già in corso, utilizzerà un finanziamento complessivo pari a 1.557.623 euro, di cui 1.185.268 finanziati dalla società consortile “Prospettiva Subappennino”, 240.000 dalla Provincia di Foggia nell’ambito del Prusst San Michele-Daunia 2000 e, infine, 152.354 euro con fondi comunali. "L'idea è quella di recuperare subito una parte del palazzo - dichiara Mario Simonelli, sindaco di Orsara - Vogliamo rendere immediatamente fruibile il primo piano, 1200 metri quadri di superficie, dove ospitare anche una sezione del Museo sulla Civiltà Contadina. Non sarà questo l'unico mondo in cui utilizzeremo la struttura una volta resa nuovamente funzionale - prosegue il primo cittadino - Il recupero sarà effettuato in diversi lotti d’intervento”. "Della futura utilizzazione di Torre Guevara – continua Simonelli – discuteremo assieme agli Enti che vogliamo coinvolgere nel progetto". Il lavoro da effettuare su Torre Guevara non sarà facile. Il palazzo porta i segni del terremoto del 1930 e quelli lasciati dal sisma del 1961, quando le scosse fecero crollare parzialmente le coperture dell'edificio. Il Palazzo di Torre Guevara, poi, è rimasto del tutto inagibile dopo il terremoto del 1980. L'ultimo sisma, quello del 2002, non sembra invece aver danneggiato ulteriormente la dimora dei Guevara.
SITO REALE.
Il palazzo di Torre Guevara è sito nella piana compresa tra i due affluenti Sannoro e Lavella, a nord del torrente Cervaro, in territorio di Orsara di Puglia. La costruzione rientrava nell’elenco delle dimore reali della corte aragonese. Il palazzo è eretto sul versante nord della conca attraversata dal torrente Cervaro, in un’area ricca di cacciagione. La zona, oltre a fornire relax ai vari feudatari e
regnanti di passaggio, veniva utilizzata per il ripopolamento faunistico
LA CASA DEL DUCA.
Torre Guevara è una struttura che ha trecento anni di storia. Il palazzo fu eretto nel 1680. I Guevara, signori di Bovino, acquisirono il Territorio di Orsara di Puglia e decisero di regalarsi un edificio degno della loro dinastia. Fu Giovanni, quinto duca di Bovino, a far costruire Torre Guevara, per i soggiorni di caccia nel territorio di Montellare. Fece erigere l'imponente edificio nel cuore stesso di un'area geografica delimitata a nord dall'antica città di Troja, a sud ovest da Orsara, a sud da Bovino e ad est da Castelluccio dei Sauri. Una zona ricca di cacciagione, immersa nel verde e nella poesia di un paesaggio dolce come le linee delle colline daune. Il Palazzo di Torre Guevara fu utilizzato come sontuosa tenuta di caccia. Ospitò re e regine. Nelle sue stanze trovarono ristoro Carlo III di Borbone e la regina Amalia di Valbussa. Il palazzo ha un impianto rettangolare di sessanta metri per venti, con tre piani coronati da un imponente cornicione. E' caratterizzato da una spessa muratura in pietra, col volte a botte di copertura dei locali a terra. Sono andati persi, all'interno, tutti i complementi d'arredo. L'edificio, con provvedimento attuato nel 1986, è stato sottoposto a tutela della Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Puglia.
LA DINASTIA SPAGNOLA CHE AMO’ LA CAPITANATA.
Provenivano dalla magica terra di Spagna i Guevara, dove vantavano già secoli di nobiltà. Furono affascinati dall'Italia, terra di scintillanti promesse e di epiche conquiste. I Guevara giunsero nel Bel Paese al seguito di Alfonso I D'Aragona, Re di Sicilia dapprima, sovrano di Napoli dal giugno del 1442. Fu Uu atto di fede al proprio Re, poiché i Guevara volevano stare al fianco del loro sovrano nella difficile guerra contro i francesi. Iñigo, Ferrante ed Alfonso Guevara, figli di donna Costanza di Tovar e don Pedro, secondo conte di Oñate, per le imprese militari compiute al servizio di Alfonso I D'Aragona, determinanti per la conquista del Regno di Napoli, ottennero onori, terre e titoli in Italia. La storia dei Guevara, però, si intreccia con quella della Capitanata solo nel 1577, più di un secolo dopo il loro approdo sulle italiche sponde. Giovanni, uno dei rampolli della dinastia, acquistò per trentottomila ducati la città di Bovino. Re Filippo II nominò Giovanni Primo Duca di Bovino. Ad un altro Giovanni, discendente del primo Duca di Bovino, si deve la realizzazione di Torre Guevara. Fu il quinto Duca di Bovino, nato nel 1638, a far costruire l'imponente edificio. Fu sempre lui a fondare nel castello di Bovino una ricchissima biblioteca che l'abate Pacichelli stimava
come la più ricca del Regno. I possedimenti ed il dominio dei Guevara andarono crescendo nel tempo. Gli interessi della dinastia si estesero. Gli spagnoli divennero signori di Castelluccio, Orsara di Puglia, Panni e, contemporaneamente, continuarono a prosperare in terra iberica. L'ultimo discendente della dinastia a conservare la proprietà di palazzo Guevara fu Giovanni De Risis. Questi, il 19 ottobre 1920, vendette la tenuta di Torre Guevara ad una cooperativa. Si chiudeva per sempre la lunga storia di una famiglia d'altri tempi che ha legato il suo nome alle vicende della Capitanata.
giovedì 16 marzo 2006
giovedì 26 gennaio 2006
"Partimmo in 250, tornammo in 452". Giornata della memoria a Orsara di Puglia ("Luceraweb")
di Francesco Quitadamo - 26 gennaio 2005
Gaetano Languzzi ha 83 anni. E’ nato e vive a Orsara di Puglia. Ha vissuto la Grande Guerra attraverso il dolore di suo padre che vi partecipò. Poi, giovane soldato fascista di appena 20 anni, partì per la Libia conoscendo l’orrore del secondo conflitto bellico mondiale. Ha scritto due libri su quelle tragedie. Entrambi sono stati adottati come testi scolastici dal Liceo scientifico “Volta” di Foggia e dall’Università di Urbino. In “La grande follia”, Gaetano ha raccontato la seconda guerra mondiale attraverso la sua testimonianza diretta. Oggi, al racconto di quei giorni, si aggiunge la memoria di un episodio che colpì una famiglia di ebrei orsaresi. “Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale – spiega a Luceraweb – non sapevamo che i Buonassisi fossero ebrei. Samuele, mio amico e capostipite della famiglia, aveva un figlio che si chiamava Biagio. Biagio era fascista. Partecipò alla marcia su Roma. Poi arrivò la chiamata alle armi. Lui si presentò ai gerarchi come Biagio Buonassisi in Samuele. I fascisti indagarono. Scoprirono le origini ebraiche della sua famiglia e lo rispedirono a casa”. Di quella famiglia, dopo la guerra, non si seppe più nulla. “Io sono nato sotto il fascismo – continua Gaetano -. Sono stato fascista. Ho visto i miei compagni d’armi morire al mio fianco, senza che io potessi fare niente. Ho visto Russelli Mario e Patacca Matteo cadere davanti ai miei occhi sotto le granate, disarmati, senza fucili e senza niente. Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe stato il fascismo e mi avessero detto che premendo un bottone avrei potuto far saltare in aria il mondo, ebbene io l’avrei fatto. Per la fame siamo andati nei prati a mangiare l’erba. Le nostre feci erano uguali a quelle delle capre. Il fascismo ci ha trasformati in animali. Oggi non so perché ci sono ancora fascisti in Italia, non lo capisco”. Michele Inglese ha 82 anni. Anch’egli è nato e vive a Orsara di Puglia. Da soldato italiano che voltò le spalle al Duce fu deportato a Norimberga e poi a Regensburg. I tedeschi, insieme ad altri prigionieri operai ammassati nei campi di concentramento, un giorno lo portarono anche ad Auschwitz. “Ci portarono lì per caricare del materiale, scarpe e vestiti – racconta Michele -. Non sapevamo nulla di quanto avveniva in quella prigione. Vedemmo con i nostri occhi i corpi magrissimi e senza forza di quella gente. Non si reggevano in piedi, cadevano a terra come foglie”. Ogni anno, il Giorno della Memoria è una ferita aperta nel cuore. “I tedeschi ci interrogavano – continua Michele -. Eravamo nudi, in piedi di fronte a loro. Ci chiesero se volevamo andare volontari con la Repubblica di Salò. Dei 250 che catturarono a Orsara, soltanto uno aderì alla loro proposta e abbiamo saputo che morì cercando di scappare”. I tedeschi fecero lavorare Michele come calzolaio per gli altri operai. A Regensburg, i deportati lavoravano per una grande fabbrica del legno dove si costruivano anche alcuni componenti dei velivoli da guerra senza pilota usati dai nazisti. “Il direttore della fabbrica era francese. Mi voleva un gran bene – racconta ancora Michele -. Aggiustavo le scarpe a lui e alle sue figlie. Un giorno, un ufficiale delle SS mi portò le sue scarpe. Mi rifiutai di aggiustargliele. Il giorno dopo fui trasferito di nuovo a Norimberga. Il direttore non ne sapeva nulla. Si informò e mandò un telegramma ai tedeschi chiedendo che io tornassi nella fabbrica. Fu così che mi riportarono a Regensburg. Mangiavamo carote e patate. Due carote e due patate ciascuno. Nelle caverne ricavate nella roccia della montagna, in cui era nascosta la fabbrica, cercavamo di raccogliere erba. Dalla cucina ogni tanto ci davano delle ossa che noi grattavamo per metterle nel brodo”. Già prima del ritorno in Italia, ai militari deportati cominciavano a giungere notizie della tragica sorte che era toccata a milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, Testimoni di Geova. Di quei 250 orsaresi, deportati militari a Norimberga e poi a Regensburg, a Orsara di Puglia ne tornarono 45. “Era il 6 luglio del 1946”, ricorda Michele.
Da “La grande follia”, di Gaetano Languzzi
“Nulla hanno insegnato i campi di sterminio nazisti, malgrado la loro continua commemorazione i genocidi si susseguono. Il mondo non è grande come una volta, è diventato molto piccolo, l’umanità è giunta ad un critico crocevia: o abbandona le etnie, i nazionalismi, il fanatismo religioso, accettando tutte le diversità esistenti, volendosi bene come fratelli, oppure si muore tutti insieme, pianeta Terra compreso”.
Gaetano Languzzi ha 83 anni. E’ nato e vive a Orsara di Puglia. Ha vissuto la Grande Guerra attraverso il dolore di suo padre che vi partecipò. Poi, giovane soldato fascista di appena 20 anni, partì per la Libia conoscendo l’orrore del secondo conflitto bellico mondiale. Ha scritto due libri su quelle tragedie. Entrambi sono stati adottati come testi scolastici dal Liceo scientifico “Volta” di Foggia e dall’Università di Urbino. In “La grande follia”, Gaetano ha raccontato la seconda guerra mondiale attraverso la sua testimonianza diretta. Oggi, al racconto di quei giorni, si aggiunge la memoria di un episodio che colpì una famiglia di ebrei orsaresi. “Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale – spiega a Luceraweb – non sapevamo che i Buonassisi fossero ebrei. Samuele, mio amico e capostipite della famiglia, aveva un figlio che si chiamava Biagio. Biagio era fascista. Partecipò alla marcia su Roma. Poi arrivò la chiamata alle armi. Lui si presentò ai gerarchi come Biagio Buonassisi in Samuele. I fascisti indagarono. Scoprirono le origini ebraiche della sua famiglia e lo rispedirono a casa”. Di quella famiglia, dopo la guerra, non si seppe più nulla. “Io sono nato sotto il fascismo – continua Gaetano -. Sono stato fascista. Ho visto i miei compagni d’armi morire al mio fianco, senza che io potessi fare niente. Ho visto Russelli Mario e Patacca Matteo cadere davanti ai miei occhi sotto le granate, disarmati, senza fucili e senza niente. Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe stato il fascismo e mi avessero detto che premendo un bottone avrei potuto far saltare in aria il mondo, ebbene io l’avrei fatto. Per la fame siamo andati nei prati a mangiare l’erba. Le nostre feci erano uguali a quelle delle capre. Il fascismo ci ha trasformati in animali. Oggi non so perché ci sono ancora fascisti in Italia, non lo capisco”. Michele Inglese ha 82 anni. Anch’egli è nato e vive a Orsara di Puglia. Da soldato italiano che voltò le spalle al Duce fu deportato a Norimberga e poi a Regensburg. I tedeschi, insieme ad altri prigionieri operai ammassati nei campi di concentramento, un giorno lo portarono anche ad Auschwitz. “Ci portarono lì per caricare del materiale, scarpe e vestiti – racconta Michele -. Non sapevamo nulla di quanto avveniva in quella prigione. Vedemmo con i nostri occhi i corpi magrissimi e senza forza di quella gente. Non si reggevano in piedi, cadevano a terra come foglie”. Ogni anno, il Giorno della Memoria è una ferita aperta nel cuore. “I tedeschi ci interrogavano – continua Michele -. Eravamo nudi, in piedi di fronte a loro. Ci chiesero se volevamo andare volontari con la Repubblica di Salò. Dei 250 che catturarono a Orsara, soltanto uno aderì alla loro proposta e abbiamo saputo che morì cercando di scappare”. I tedeschi fecero lavorare Michele come calzolaio per gli altri operai. A Regensburg, i deportati lavoravano per una grande fabbrica del legno dove si costruivano anche alcuni componenti dei velivoli da guerra senza pilota usati dai nazisti. “Il direttore della fabbrica era francese. Mi voleva un gran bene – racconta ancora Michele -. Aggiustavo le scarpe a lui e alle sue figlie. Un giorno, un ufficiale delle SS mi portò le sue scarpe. Mi rifiutai di aggiustargliele. Il giorno dopo fui trasferito di nuovo a Norimberga. Il direttore non ne sapeva nulla. Si informò e mandò un telegramma ai tedeschi chiedendo che io tornassi nella fabbrica. Fu così che mi riportarono a Regensburg. Mangiavamo carote e patate. Due carote e due patate ciascuno. Nelle caverne ricavate nella roccia della montagna, in cui era nascosta la fabbrica, cercavamo di raccogliere erba. Dalla cucina ogni tanto ci davano delle ossa che noi grattavamo per metterle nel brodo”. Già prima del ritorno in Italia, ai militari deportati cominciavano a giungere notizie della tragica sorte che era toccata a milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, Testimoni di Geova. Di quei 250 orsaresi, deportati militari a Norimberga e poi a Regensburg, a Orsara di Puglia ne tornarono 45. “Era il 6 luglio del 1946”, ricorda Michele.
Da “La grande follia”, di Gaetano Languzzi
“Nulla hanno insegnato i campi di sterminio nazisti, malgrado la loro continua commemorazione i genocidi si susseguono. Il mondo non è grande come una volta, è diventato molto piccolo, l’umanità è giunta ad un critico crocevia: o abbandona le etnie, i nazionalismi, il fanatismo religioso, accettando tutte le diversità esistenti, volendosi bene come fratelli, oppure si muore tutti insieme, pianeta Terra compreso”.
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sabato 21 gennaio 2006
Orsara, sotto l'asfalto un frantoio del '600
articolo pubblicato su "Repubblica" il 21 gennaio 2006
Orsara di Puglia non finisce di sorprendere gli archeologi, svelando tesori del suo passato lontano. Qualche tempo fa, nell' area dell' Abbazia dell' Angelo, fu scoperto un ipogeo; ora, nel corso dei lavori di sistemazione al Cortile del Giudice, area antistante un palazzo nobiliare, la contemporanea campagna di scavi ha riportato alla luce un antico opificio. "A circa settanta centimetri dalla superficie calpestabile - racconta Francesco Paolo Maulucci, responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni culturali di Foggia - i nostri scavi hanno rinvenuto tracce di un antico opificio, probabilmente un frantoio. Sono emersi infatti il sistema di canalizzazione dell' acqua e altri elementi che appartengono chiaramente a un opificio". Secondo l' archeologo, si tratta di un frantoio risalente con molte probabilità al 1600, ma se ne potrà sapere di più andando avanti negli scavi in una zona più interna al Cortile del Giudice. "Le indagini archeologiche condotte a Orsara - aggiunge Maulucci - possono assumere grande importanza per dare una rilettura anche ai ritrovamenti compiuti, nel corso di diversi scavi, in altre zone della provincia di Foggia. Nella prima campagna di ricerche, quella condotta all' interno dell' area occupata dall' Abbazia dell' Angelo, siamo riusciti a far riemergere uno splendido ipogeo, del tutto simile a quelli rinvenuti tempo addietro sul Gargano. Si tratta quindi di ritrovamenti importanti perché aprono diversi interrogativi sulle modalità di penetrazione del Cristianesimo nell' entroterra preappenninico".
Orsara di Puglia non finisce di sorprendere gli archeologi, svelando tesori del suo passato lontano. Qualche tempo fa, nell' area dell' Abbazia dell' Angelo, fu scoperto un ipogeo; ora, nel corso dei lavori di sistemazione al Cortile del Giudice, area antistante un palazzo nobiliare, la contemporanea campagna di scavi ha riportato alla luce un antico opificio. "A circa settanta centimetri dalla superficie calpestabile - racconta Francesco Paolo Maulucci, responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni culturali di Foggia - i nostri scavi hanno rinvenuto tracce di un antico opificio, probabilmente un frantoio. Sono emersi infatti il sistema di canalizzazione dell' acqua e altri elementi che appartengono chiaramente a un opificio". Secondo l' archeologo, si tratta di un frantoio risalente con molte probabilità al 1600, ma se ne potrà sapere di più andando avanti negli scavi in una zona più interna al Cortile del Giudice. "Le indagini archeologiche condotte a Orsara - aggiunge Maulucci - possono assumere grande importanza per dare una rilettura anche ai ritrovamenti compiuti, nel corso di diversi scavi, in altre zone della provincia di Foggia. Nella prima campagna di ricerche, quella condotta all' interno dell' area occupata dall' Abbazia dell' Angelo, siamo riusciti a far riemergere uno splendido ipogeo, del tutto simile a quelli rinvenuti tempo addietro sul Gargano. Si tratta quindi di ritrovamenti importanti perché aprono diversi interrogativi sulle modalità di penetrazione del Cristianesimo nell' entroterra preappenninico".
venerdì 23 dicembre 2005
E' Leonardo Melchiorre il nuovo baby-sindaco di Orsara
E’ Leonardo Melchiorre il nuovo baby-sindaco di Orsara di Puglia. Lo studente dell’Istituto comprensivo “Sacro Cuore” succede a Giuseppe Zullo, primo ragazzo nella storia orsarese a indossare la fascia tricolore nel Consiglio Comunale dei Ragazzi. Le elezioni si sono tenute il 22 dicembre. Vi hanno partecipato 224 piccoli elettori, esprimendo 221 voti validi, una sola scheda nulla e due schede bianche. A contendersi l’elezione a primo cittadino sono stati in due: da una parte Leonardo Melchiorre, sostenuto dalla lista studentesca “Uniti per Orsara”; dall’altra la determinatissima Federica Guidacci, capolista di “Donne al potere”. Al primo sono andate 140 preferenze. Ma Federica non ha certo sfigurato: è riuscita ad avere la fiducia di 81 suoi coetanei ed ha contribuito in maniera decisiva ad ampliare la rappresentanza femminile nel Consiglio Comunale dei Ragazzi. D’ora in poi, infatti, l’assemblea-baby potrà avvalersi delle idee e del contributo fattivo di sette piccole donne: Antonella Borriello, Mariangela Poppa, Federica Guidacci, Lucia Lecce, Leonarda Pericola, Cristina Mescia, Leonarda Curcio. I consiglieri maschi, invece, sono Donato Del Priore, Gaetano Mescia, Antonio Rinaldi, Matteo e Giulio Terlizzi, Pasquale Acquaviva, Donato Nicolo’, Donato Pericola e Rocco Ventrudo.
Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Leonardo Domenico Melchiorre vorrà porre all’attenzione all’assemblea dei grandi. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto.
Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Leonardo Domenico Melchiorre vorrà porre all’attenzione all’assemblea dei grandi. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto.
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baby sindaco
sabato 15 ottobre 2005
"Non date i numeri, qui non è halloween" - comunicato 15 ottobre 2005
ORSARA DI PUGLIA – Il fuoco dei falò, lo scintillio delle fiamme e la magia delle zucche che prendono sembianze umane: l’1 novembre, a Orsara di Puglia, si celebra la notte più magica e misteriosa dell’anno, quella dedicata alla festa dei “Fuca coste e cocce priatorije” e al ricordo dei defunti. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi e che affonda le proprie radici nel rispetto del sentimento religioso. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca Coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche scolpite e decorate. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Quella del 1° novembre è la sera del ricongiungimento tra i vivi e i morti, la sera della fratellanza fra chi è rimasto e chi non c’è più, la sera della speranza nella vita eterna. E per chi non spera o non crede nell’aldilà, questa è la sera in cui si può esorcizzare la morte, prendendosi gioco delle proprie paure, perché in questa serata i vivi e i morti attraversano, non riconoscendosi, le vie del paese. Il rituale collettivo che anima, colora e profuma le strade di Orsara nella giornata del 1° novembre ha un significato opposto a quello commerciale di halloween. E’ una festa che affonda le sue radici nella civiltà contadina. La ginestra usata per i falò è profumata e, una volta incendiata, volatilizza facilmente, le sue faville incandescenti si sollevano luminose e leggere e consolano le anime aiutandole a volare verso il cielo. “Non date i numeri, qui non è Halloween”. Sono stati oltre 10mila i visitatori che lo scorso anno hanno letto questo messaggio scolpito su una enorme zucca arancione a Orsara di Puglia. Niente streghe, dunque, e nessun “dolcetto o scherzetto”. Piuttosto la conservazione del primordiale senso della festa di tutti i Santi, quella istituita il 13 maggio del 609 da Papa Bonifacio VIII quando la Chiesa sovrappose un’interpretazione cristiana a una pratica di origine pagana. Nel 998, poi, Odilone di Cluny diede l’avvio a quella che sarà una nuova e longeva tradizione. Quell’anno, infatti, diede disposizione affinché i cenobi dipendenti celebrassero il rito dei defunti a partire dal Vespero del 1° novembre. Anche quest’anno Proloco e Comune di Orsara prepareranno tutto al meglio per accogliere, l’1 novembre, migliaia di visitatori. Ancora una volta, come negli ultimi anni, verrà distribuito materiale informativo sul vero significato di una festa che nulla ha a che fare con halloween.
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La notte dei fuochi
lunedì 9 maggio 2005
I doni di Orsara a James e Stella
ORSARA DI PUGLIA – Continua la storia d’amore tra i coniugi Farentino, gli attori italo-americani James e Stella che vivono Los Angeles, e Orsara di Puglia. Per amore e in ricordo di sua madre, che era orsarese, Stella Farentino e suo marito hanno avviato una serie di ricerche su Orsara di Puglia contattando un sito internet, ilfrizzo.it. Al loro appello, hanno risposto tantissime persone che hanno inviato le foto e le informazioni richieste dai due attori italo-americani. Il sindaco di Orsara di Puglia, Mario Simonelli, ha invitato i coniugi Farentino a visitare il paese, soggiornarvi per qualche giorno, ospiti dell’Amministrazione comunale e della popolazione orsarese. E ora un cittadino di Orsara, Rocco, ha annunciato che si recherà a Los Angeles per incontrare James e Stella. L’annuncio è stato pubblicato su ilfrizzo.it: “Ciao mi chiamo Rocco, sono di Orsara di Puglia e ho visto quanto avete scritto riguardo la lettera della signora Stella Farentino, la cui mamma è originaria del mio paese. Ho chiesto al Sig. Sindaco, Mario Simonelli, come posso fare per mettermi in contatto con i coniugi Farentino è mi ha detto di indirizzarmi a voi.Volevo chiedervi se era possibile avere la e-mail della sig.ra Stella per poterle scrivere direttamente, in quanto ho programmato di andare a Los Angeles e vorrei chiedere cosa desiderasse in particolare in merito ad Orsara di Puglia. Spero che questa non sia una richiesta impossibile e, in attesa di una eventuale risposta, colgo l'occasione per ringraziarvi anticipatamente”. Il sito internet ilfrizzo.it ha immediatamente risposto alla richiesta di Rocco mettendolo in contatto con i coniugi Farentino. James e Stella si sono detti entusiasti del desiderio di incontrarli espresso da un cittadino orsarese. I due attori italo-americani, per rinsaldare il proprio legame con la loro terra d’origine, vorrebbero presto visitare Orsara di Puglia e, addirittura, adottare un bambino italiano. Presto, intanto, James e Stella Farentino contatteranno Rocco per accoglierlo a Los Angeles. Negli States, Rocco porterà dei doni speciali ai due coniugi, doni che parlano di Orsara di Puglia.
venerdì 11 febbraio 2005
Orsara, miglior comune della Capitanata
ORSARA DI PUGLIA – Al Comune di Orsara di Puglia, ieri, è stato riconosciuto il premio “Torre della Leonessa” quale centro della Capitanata che, nel 2004, si è maggiormente distinto nella valorizzazione del proprio patrimonio storico-culturale e ambientale. Il riconoscimento, promosso quest’anno dal net journal www.luceraweb.eu, è stato assegnato all’unanimità da una giuria tecnica di giornalisti ed esponenti di associazioni e ordini professionali della provincia di Foggia. Nella sede dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Lucera, dove si è riunita la giuria, erano presenti, tra gli altri, il giornalista Rai Sergio De Nicola e il redattore della Gazzetta del Mezzogiorno Lello Vecchiarino, oltre ai giornalisti di tutte le più importanti testate giornalistiche della Capitanata. Molteplici le motivazioni che hanno portato all’assegnazione del premio.
Il 2004, infatti, è stato un anno particolarmente ricco di eventi e di soddisfazioni per il Comune di Orsara. Il buon proseguimento di “SELOR”, progetto internazionale sulla prevenzione delle malattie correlate all’invecchiamento coordinato dal Cnr di Pisa in collaborazione con alcuni ricercatori statunitensi, ha portato il nome e i prodotti di Orsara di Puglia in Stati Uniti e Cina. Straordinario successo, poi, hanno avuto gli appuntamenti ormai consolidati con la RASSEGNA JAZZ D’AUTORE, la FESTA DEL VINO, la magica notte dei FUCACOSTE E COCCE PRIATORIJE e, ancora, la serie di convegni storici “INCONTRO CON L’AUTORE”. Negli ultimi 2 anni, a Orsara di Puglia sono sorti 5 nuovi bed e breakfast e una nuova struttura turistica – alberghiera. E’ andato consolidandosi, inoltre, il successo dei ristoratori che da molto tempo hanno puntato sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali, sulla buona cucina e sulla cortesia. “Ricevere il premio Torre della Leonessa, uno dei simboli della bellezza della nostra provincia, fa immensamente piacere – dichiara entusiasta Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia -. Significa che l’Amministrazione tutta, con la collaborazione di associazioni-operatori del turismo e imprenditori, ha saputo fare un lavoro di squadra. Il 2004, è stato un anno in cui sono state particolarmente apprezzate le nostre iniziative che cercano di valorizzare le nostre tradizioni in chiave moderna, per creare interscambi culturali e commerciali. Siamo contentissimi, ma non dobbiamo certo fermarci qui, c’è ancora tanto da fare”. Il premio “Torre della Leonessa – Lucerino dell’Anno” è alla sua terza edizione. E’ la prima volta, però, che esso viene assegnato anche a un Comune oltre che a personalità-associazioni e imprese che si sono distinte nei settori dell’imprenditoria, della cultura, del sociale e dello sport.
Il 2004, infatti, è stato un anno particolarmente ricco di eventi e di soddisfazioni per il Comune di Orsara. Il buon proseguimento di “SELOR”, progetto internazionale sulla prevenzione delle malattie correlate all’invecchiamento coordinato dal Cnr di Pisa in collaborazione con alcuni ricercatori statunitensi, ha portato il nome e i prodotti di Orsara di Puglia in Stati Uniti e Cina. Straordinario successo, poi, hanno avuto gli appuntamenti ormai consolidati con la RASSEGNA JAZZ D’AUTORE, la FESTA DEL VINO, la magica notte dei FUCACOSTE E COCCE PRIATORIJE e, ancora, la serie di convegni storici “INCONTRO CON L’AUTORE”. Negli ultimi 2 anni, a Orsara di Puglia sono sorti 5 nuovi bed e breakfast e una nuova struttura turistica – alberghiera. E’ andato consolidandosi, inoltre, il successo dei ristoratori che da molto tempo hanno puntato sulla valorizzazione dei prodotti tipici locali, sulla buona cucina e sulla cortesia. “Ricevere il premio Torre della Leonessa, uno dei simboli della bellezza della nostra provincia, fa immensamente piacere – dichiara entusiasta Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia -. Significa che l’Amministrazione tutta, con la collaborazione di associazioni-operatori del turismo e imprenditori, ha saputo fare un lavoro di squadra. Il 2004, è stato un anno in cui sono state particolarmente apprezzate le nostre iniziative che cercano di valorizzare le nostre tradizioni in chiave moderna, per creare interscambi culturali e commerciali. Siamo contentissimi, ma non dobbiamo certo fermarci qui, c’è ancora tanto da fare”. Il premio “Torre della Leonessa – Lucerino dell’Anno” è alla sua terza edizione. E’ la prima volta, però, che esso viene assegnato anche a un Comune oltre che a personalità-associazioni e imprese che si sono distinte nei settori dell’imprenditoria, della cultura, del sociale e dello sport.
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