sabato 2 settembre 2006

A tavola la Puglia è vincente (da "Il Meridiano", 27 settembre 2006)

Questa mattina, alle 12, sintonizzate il vostro televisore su Rai Uno. A “La Prova del Cuoco”, programma condotto da Antonella Clerici, sarà protagonista Orsara di Puglia, cittadina del foggiano in cui è nato e lavora Peppe Zullo. Il cuoco orsarese, giudicato dagli esperti di alta gastronomia come uno tra i migliori
mille chef del mondo, sfiderà un suo collega valdostano. Per vincere il confronto,
Peppe Zullo preparerà una pietanza dell’antica tradizione pugliese: “Lagane di grano arso chi foglie a mische”: pasta fatta a mano condita da erbe spontanee. "E’ una ricetta molto semplice – spiega lo chef, titolare a Orsara di due strutture ricettive -. Un tempo le donne raccoglievano lungo il cammino le verdure che nel nostro territorio crescono spontanee: cicorie, spinacetti, finocchietti, cardi e cento altre varietà. Quelle erbe servivano a dare più sapore e sostanza alle ‘lagane”, la pasta preparata con il grano arso, la farina dei poveri". Gli altri ingredienti della ricetta di Peppe Zullo rappresentano il meglio della tradizione gastronomica pugliese: olio extravergine d’oliva, pomodorini, “aglio e sale quanto basta”. Peppe Zullo, a “La prova del cuoco”, non rappresenterà soltanto la Puglia, ma tutto il Sud. "E’ una grande soddisfazione per Peppe – dice Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia che accompagnerà lo chef negli studi di Rai Uno - ma è un onore per tutta la nostra comunità. Orsara è un paese di appena 3.200 abitanti – continua Simonelli -, ma negli ultimi anni siamo stati capaci di valorizzare al meglio il nostro patrimonio, favorendo le iniziative che hanno portato alla nascita di ristoranti, enoteche, bed and breakfast". Orsara di Puglia e Peppe Zullo, in Puglia, sono diventati un ”marchio” della buona cucina. Il pane sfornato tra i monti dell’Appennino Dauno è tra i più buoni che si possano gustare in Italia. L’olio, il vino, il miele, i pomodori e i prodotti caseari di Orsara sono tra le specialità più apprezzate da chi ha la curiosità e l’amore di scoprire mete alternative al turismo dei grandi numeri. Nel suo piccolo, il paese dello chef baffuto quest’anno ha vissuto una stagione estiva di tutto rispetto: complessivamente, “Orsara Jazz”, “Notte Bianca”, “Festa del Vino” e i 21 appuntamenti
tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. La fama di Peppe Zullo ha contribuito in maniera decisiva a questo successo. Oggi lo chef orsarese ha 52 anni. Il suo cammino come chef internazionale comincia alla fine degli anni ’70, quando parte per l’America. A Boston, dopo tanto lavoro, riesce ad aprire il suo primo ristorante: da “Peppe il buongustaio”. Stanchi del fast food, i colletti bianchi della metropoli a stelle e strisce sono conquistati dai sapori della cucina orsarese. Ma lui non si ferma. Il suo viaggio continua a Los Angeles e poi ancora più a sud, in Messico. Poi, messo da parte un bel gruzzoletto di dollari, lo chef dal baffo d’oro decide di tornare a casa. Siamo alla fine degli anni ’80 e il cuoco orsarese ha voglia di realizzare il suo sogno di sempre. "Quand’ero ragazzo – racconta – sognai una moltitudine di angeli che scendevano e si sedevano per gustare ciò che io preparavo". Tornato a Orsara, Zullo ha fatto trasformato un angolo della collina orsarese in “Piano Paradiso”, una strutturacon ristorante, enoteca, una splendida
cantina decorata dagli angeli dipinti ovunque da Leon Marino. Non contento, l’anno
scorso ha finito di rimettere a nuovo una villa e un’antica tenuta del ‘900, quella
di Villa Jamele, modellandole per realizzarvi la “Nuova Sala Paradiso”, un’oasi
del gusto all’interno della quale insegnare l’arte della buona cucina a chef che giungono da tutto il mondo. Peppe è uno a cui piace vincere sempre nuove sfide. Tiene molto anche alla prossima, tanto da “dare i numeri”: "Per votare la mia ricetta alla Prova del Cuoco, sul telefono bisogna digitare 164.785.2". E l’Amministrazione comunale ha fatto affiggere sui muri di tutto il paese l’appello
al voto ”gastronomico”.
Un’antica e splendida villa del ’900
trasformata in scuola del gusto
Benvenuti nella tenuta ”Jamele”

L’estate scorsa era ancora un sogno. Oggi è una realtà. L’aria pulita e fresca della Daunia, l’acqua gelida del torrente Lavella, la fertile terra orsarese, il sacro fuoco dell’arte: sono questi gli elementi che fanno di ”Villa Iamele” l’oasi del gusto forgiata da Peppe Zullo. La villa è un edificio il cui nucleo originale risale al 1700 e che, nel tempo, ha integrato il suo stile settecentesco con architetture gotiche e di stile palladiano. Si trova a pochi chilometri dal centro abitato, sulla strada che da Orsara conduce a Troia. La tenuta ha anche un’area boschiva di 25mila metri quadrati. E’ il ”Bosco dei sapori perduti”, dove albergano più di 50 varietà di alberi da frutta, attraversato dal torrente Lavella, corso d’acqua che nasce sui
monti di Orsara, a 879 metri d’altezza. Accanto all’area boschiva, lo splendido ”Orto dei sapori perduti”, 15mila metri quadrati in cui sono coltivate le zucche di Halloween, saporite ”mongolfiere” arancioni, e poi pomodori, basilico, lattuga, tutti i tipi di legumi. L’oasi è completata da un vigneto di circa 16mila piante. ”Villa Iamele” ha già ospitato chef internazionali, maestri della gastronomia mondiale che arrivano ad Orsara per conoscere la cultura della Daunia attraverso i tesori della sua terra. L’oasi di Peppe Zullo, però, è soltanto una scuola, ma un luogo dove il turismo enogastronomico diventa cultura. Oltre alla villa, il complesso è dotato di altre tre strutture per convegni e manifestazioni sull’arte della gastronomia, eventi che trasformeranno l’oasi in un nuovo punto di riferimento per il turismo che ha come principale attrattiva la qualità della vita. Le strutture dell’antica dimora hanno il loro fulcro in una sala da 150 posti unita alla cucina. Le persone che siedono a tavola possono vedere ciò che gli chef
stanno preparando per loro in cucina. I due ambienti, infatti, sono attigui, separati soltanto da una parete ”trasparente” con strutture in cui è prevalente
l’utilizzo del vetro. I commensali, dalle finestre gotiche della villa, possono godere di una vista particolare: immersi nel verde dell’oasi, ci sono una biscotteria, una panetteria ed una pasticceria. Sono i ”templi” del gusto dedicati al grano e che sorgono all’ombra di una quercia di 500 anni. Gli alberi sono uno degli elementi più importanti dell’intera oasi. Noci,amareni, allori, nascono spontanei nella tenuta, a decine. I loro frutti danno vita ai liquori prodotti da Peppe Zullo. L’oasi di ”Villa Iamele” è un piccolo paradiso che sollecita tutti i sensi dell’uomo, invitandoli ad uscire dall’assopimento dei gusti sciapi, delle forme plastificate dei cibi precotti. E dalla torre della dimora settecentesca, Peppe Zullo e i suoi ospiti potranno ammirare lo spettacolo di una natura che torna madre.

martedì 22 agosto 2006

Visitatori a quota 40mila ("La Gazzetta del Mezzogiorno")

Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 2006
ORSARA DI PUGLIA - L’ultimo appuntamento dell’Estate Orsarese ieri sera è stato dedicato ai bambini. In piazza Municipio per la chiusura ufficiale del progetto Peter Pan il tema della serata è stato “imparare giocando”. Adesso si tirano le somme di una stagione estiva che ha regalato soddisfazioni ed emozioni agli orsaresi e ha riscosso l’apprezzamento dei visitatori giunti in paese negli ultimi due mesi. Complessivamente, Orsara Jazz; Notte Bianca; la Festa del Vino e i 21 appuntamenti tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. Un risultato importante, testimoniato dal pienone delle strutture ricettive e dal tutto esaurito – durante lo svolgimento degli eventi nei locali della ristorazione. Quest’anno il calendario degli eventi estivi a Orsara di Puglia è stato ampliato. Dopo l’Orsara Jazz, diciassettesima rassegna musicale itinerante svoltasi dal 25 luglio al primo agosto, il paese è stato animato da 21 eventi che si sono svolti dal 4 al 21 agosto. Si è rinnovata anche per questa stagione estiva la sinergia tra amministrazione comunale, associazioni e imprenditori – sancita dalla collaborazione fattiva degli ultimi anni – per migliorare l’offerta di servizi ai visitatori e incrementare il numero di turisti che ogni anno si recano a Orsara di Puglia. Il paese devoto all’Arcangelo Michele ha avuto uno strumento in più per promuovere la propria immagine: il sito internet ufficiale del Comune, www.comune.orsaradipuglia.fg.it. Le pagine web dell’amministrazione comunale, si sono aggiunte a quelle già esistenti (www.orsara.it, www.orsaramusica.it e, infine, www.equalsara.it) per offrire informazioni utili ai visitatori

giovedì 16 marzo 2006

Torre Guevara, il palazzo dei re

Finalmente, dopo venti anni di attesa, sono cominciati i lavori per il consolidamento statico-architettonico e il restauro di Torre Guevara. Il progetto dell'Amministrazione Comunale di Orsara è ambizioso. Dare a Torre Guevara un futuro degno del passato scritto sulle pietre dell'antico palazzo. Trasformare il simbolo del potere di una grande dinastia in un presidio di cultura. E' dal 1985, cioè da quando il Comune di Orsara riuscì ad acquisire la proprietà del palazzo, che Torre Guevara è al centro di idee e proposte mirate al suo recupero. Il primo lotto di interventi, già in corso, utilizzerà un finanziamento complessivo pari a 1.557.623 euro, di cui 1.185.268 finanziati dalla società consortile “Prospettiva Subappennino”, 240.000 dalla Provincia di Foggia nell’ambito del Prusst San Michele-Daunia 2000 e, infine, 152.354 euro con fondi comunali. "L'idea è quella di recuperare subito una parte del palazzo - dichiara Mario Simonelli, sindaco di Orsara - Vogliamo rendere immediatamente fruibile il primo piano, 1200 metri quadri di superficie, dove ospitare anche una sezione del Museo sulla Civiltà Contadina. Non sarà questo l'unico mondo in cui utilizzeremo la struttura una volta resa nuovamente funzionale - prosegue il primo cittadino - Il recupero sarà effettuato in diversi lotti d’intervento”. "Della futura utilizzazione di Torre Guevara – continua Simonelli – discuteremo assieme agli Enti che vogliamo coinvolgere nel progetto". Il lavoro da effettuare su Torre Guevara non sarà facile. Il palazzo porta i segni del terremoto del 1930 e quelli lasciati dal sisma del 1961, quando le scosse fecero crollare parzialmente le coperture dell'edificio. Il Palazzo di Torre Guevara, poi, è rimasto del tutto inagibile dopo il terremoto del 1980. L'ultimo sisma, quello del 2002, non sembra invece aver danneggiato ulteriormente la dimora dei Guevara.
SITO REALE.
Il palazzo di Torre Guevara è sito nella piana compresa tra i due affluenti Sannoro e Lavella, a nord del torrente Cervaro, in territorio di Orsara di Puglia. La costruzione rientrava nell’elenco delle dimore reali della corte aragonese. Il palazzo è eretto sul versante nord della conca attraversata dal torrente Cervaro, in un’area ricca di cacciagione. La zona, oltre a fornire relax ai vari feudatari e
regnanti di passaggio, veniva utilizzata per il ripopolamento faunistico
LA CASA DEL DUCA.
Torre Guevara è una struttura che ha trecento anni di storia. Il palazzo fu eretto nel 1680. I Guevara, signori di Bovino, acquisirono il Territorio di Orsara di Puglia e decisero di regalarsi un edificio degno della loro dinastia. Fu Giovanni, quinto duca di Bovino, a far costruire Torre Guevara, per i soggiorni di caccia nel territorio di Montellare. Fece erigere l'imponente edificio nel cuore stesso di un'area geografica delimitata a nord dall'antica città di Troja, a sud ovest da Orsara, a sud da Bovino e ad est da Castelluccio dei Sauri. Una zona ricca di cacciagione, immersa nel verde e nella poesia di un paesaggio dolce come le linee delle colline daune. Il Palazzo di Torre Guevara fu utilizzato come sontuosa tenuta di caccia. Ospitò re e regine. Nelle sue stanze trovarono ristoro Carlo III di Borbone e la regina Amalia di Valbussa. Il palazzo ha un impianto rettangolare di sessanta metri per venti, con tre piani coronati da un imponente cornicione. E' caratterizzato da una spessa muratura in pietra, col volte a botte di copertura dei locali a terra. Sono andati persi, all'interno, tutti i complementi d'arredo. L'edificio, con provvedimento attuato nel 1986, è stato sottoposto a tutela della Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Puglia.
LA DINASTIA SPAGNOLA CHE AMO’ LA CAPITANATA.
Provenivano dalla magica terra di Spagna i Guevara, dove vantavano già secoli di nobiltà. Furono affascinati dall'Italia, terra di scintillanti promesse e di epiche conquiste. I Guevara giunsero nel Bel Paese al seguito di Alfonso I D'Aragona, Re di Sicilia dapprima, sovrano di Napoli dal giugno del 1442. Fu Uu atto di fede al proprio Re, poiché i Guevara volevano stare al fianco del loro sovrano nella difficile guerra contro i francesi. Iñigo, Ferrante ed Alfonso Guevara, figli di donna Costanza di Tovar e don Pedro, secondo conte di Oñate, per le imprese militari compiute al servizio di Alfonso I D'Aragona, determinanti per la conquista del Regno di Napoli, ottennero onori, terre e titoli in Italia. La storia dei Guevara, però, si intreccia con quella della Capitanata solo nel 1577, più di un secolo dopo il loro approdo sulle italiche sponde. Giovanni, uno dei rampolli della dinastia, acquistò per trentottomila ducati la città di Bovino. Re Filippo II nominò Giovanni Primo Duca di Bovino. Ad un altro Giovanni, discendente del primo Duca di Bovino, si deve la realizzazione di Torre Guevara. Fu il quinto Duca di Bovino, nato nel 1638, a far costruire l'imponente edificio. Fu sempre lui a fondare nel castello di Bovino una ricchissima biblioteca che l'abate Pacichelli stimava
come la più ricca del Regno. I possedimenti ed il dominio dei Guevara andarono crescendo nel tempo. Gli interessi della dinastia si estesero. Gli spagnoli divennero signori di Castelluccio, Orsara di Puglia, Panni e, contemporaneamente, continuarono a prosperare in terra iberica. L'ultimo discendente della dinastia a conservare la proprietà di palazzo Guevara fu Giovanni De Risis. Questi, il 19 ottobre 1920, vendette la tenuta di Torre Guevara ad una cooperativa. Si chiudeva per sempre la lunga storia di una famiglia d'altri tempi che ha legato il suo nome alle vicende della Capitanata.

giovedì 26 gennaio 2006

"Partimmo in 250, tornammo in 452". Giornata della memoria a Orsara di Puglia ("Luceraweb")

di Francesco Quitadamo - 26 gennaio 2005

Gaetano Languzzi ha 83 anni. E’ nato e vive a Orsara di Puglia. Ha vissuto la Grande Guerra attraverso il dolore di suo padre che vi partecipò. Poi, giovane soldato fascista di appena 20 anni, partì per la Libia conoscendo l’orrore del secondo conflitto bellico mondiale. Ha scritto due libri su quelle tragedie. Entrambi sono stati adottati come testi scolastici dal Liceo scientifico “Volta” di Foggia e dall’Università di Urbino. In “La grande follia”, Gaetano ha raccontato la seconda guerra mondiale attraverso la sua testimonianza diretta. Oggi, al racconto di quei giorni, si aggiunge la memoria di un episodio che colpì una famiglia di ebrei orsaresi. “Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale – spiega a Luceraweb – non sapevamo che i Buonassisi fossero ebrei. Samuele, mio amico e capostipite della famiglia, aveva un figlio che si chiamava Biagio. Biagio era fascista. Partecipò alla marcia su Roma. Poi arrivò la chiamata alle armi. Lui si presentò ai gerarchi come Biagio Buonassisi in Samuele. I fascisti indagarono. Scoprirono le origini ebraiche della sua famiglia e lo rispedirono a casa”. Di quella famiglia, dopo la guerra, non si seppe più nulla. “Io sono nato sotto il fascismo – continua Gaetano -. Sono stato fascista. Ho visto i miei compagni d’armi morire al mio fianco, senza che io potessi fare niente. Ho visto Russelli Mario e Patacca Matteo cadere davanti ai miei occhi sotto le granate, disarmati, senza fucili e senza niente. Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe stato il fascismo e mi avessero detto che premendo un bottone avrei potuto far saltare in aria il mondo, ebbene io l’avrei fatto. Per la fame siamo andati nei prati a mangiare l’erba. Le nostre feci erano uguali a quelle delle capre. Il fascismo ci ha trasformati in animali. Oggi non so perché ci sono ancora fascisti in Italia, non lo capisco”. Michele Inglese ha 82 anni. Anch’egli è nato e vive a Orsara di Puglia. Da soldato italiano che voltò le spalle al Duce fu deportato a Norimberga e poi a Regensburg. I tedeschi, insieme ad altri prigionieri operai ammassati nei campi di concentramento, un giorno lo portarono anche ad Auschwitz. “Ci portarono lì per caricare del materiale, scarpe e vestiti – racconta Michele -. Non sapevamo nulla di quanto avveniva in quella prigione. Vedemmo con i nostri occhi i corpi magrissimi e senza forza di quella gente. Non si reggevano in piedi, cadevano a terra come foglie”. Ogni anno, il Giorno della Memoria è una ferita aperta nel cuore. “I tedeschi ci interrogavano – continua Michele -. Eravamo nudi, in piedi di fronte a loro. Ci chiesero se volevamo andare volontari con la Repubblica di Salò. Dei 250 che catturarono a Orsara, soltanto uno aderì alla loro proposta e abbiamo saputo che morì cercando di scappare”. I tedeschi fecero lavorare Michele come calzolaio per gli altri operai. A Regensburg, i deportati lavoravano per una grande fabbrica del legno dove si costruivano anche alcuni componenti dei velivoli da guerra senza pilota usati dai nazisti. “Il direttore della fabbrica era francese. Mi voleva un gran bene – racconta ancora Michele -. Aggiustavo le scarpe a lui e alle sue figlie. Un giorno, un ufficiale delle SS mi portò le sue scarpe. Mi rifiutai di aggiustargliele. Il giorno dopo fui trasferito di nuovo a Norimberga. Il direttore non ne sapeva nulla. Si informò e mandò un telegramma ai tedeschi chiedendo che io tornassi nella fabbrica. Fu così che mi riportarono a Regensburg. Mangiavamo carote e patate. Due carote e due patate ciascuno. Nelle caverne ricavate nella roccia della montagna, in cui era nascosta la fabbrica, cercavamo di raccogliere erba. Dalla cucina ogni tanto ci davano delle ossa che noi grattavamo per metterle nel brodo”. Già prima del ritorno in Italia, ai militari deportati cominciavano a giungere notizie della tragica sorte che era toccata a milioni di ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, Testimoni di Geova. Di quei 250 orsaresi, deportati militari a Norimberga e poi a Regensburg, a Orsara di Puglia ne tornarono 45. “Era il 6 luglio del 1946”, ricorda Michele.

Da “La grande follia”, di Gaetano Languzzi

“Nulla hanno insegnato i campi di sterminio nazisti, malgrado la loro continua commemorazione i genocidi si susseguono. Il mondo non è grande come una volta, è diventato molto piccolo, l’umanità è giunta ad un critico crocevia: o abbandona le etnie, i nazionalismi, il fanatismo religioso, accettando tutte le diversità esistenti, volendosi bene come fratelli, oppure si muore tutti insieme, pianeta Terra compreso”.

sabato 21 gennaio 2006

Orsara, sotto l'asfalto un frantoio del '600

articolo pubblicato su "Repubblica" il 21 gennaio 2006


Orsara di Puglia non finisce di sorprendere gli archeologi, svelando tesori del suo passato lontano. Qualche tempo fa, nell' area dell' Abbazia dell' Angelo, fu scoperto un ipogeo; ora, nel corso dei lavori di sistemazione al Cortile del Giudice, area antistante un palazzo nobiliare, la contemporanea campagna di scavi ha riportato alla luce un antico opificio. "A circa settanta centimetri dalla superficie calpestabile - racconta Francesco Paolo Maulucci, responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni culturali di Foggia - i nostri scavi hanno rinvenuto tracce di un antico opificio, probabilmente un frantoio. Sono emersi infatti il sistema di canalizzazione dell' acqua e altri elementi che appartengono chiaramente a un opificio". Secondo l' archeologo, si tratta di un frantoio risalente con molte probabilità al 1600, ma se ne potrà sapere di più andando avanti negli scavi in una zona più interna al Cortile del Giudice. "Le indagini archeologiche condotte a Orsara - aggiunge Maulucci - possono assumere grande importanza per dare una rilettura anche ai ritrovamenti compiuti, nel corso di diversi scavi, in altre zone della provincia di Foggia. Nella prima campagna di ricerche, quella condotta all' interno dell' area occupata dall' Abbazia dell' Angelo, siamo riusciti a far riemergere uno splendido ipogeo, del tutto simile a quelli rinvenuti tempo addietro sul Gargano. Si tratta quindi di ritrovamenti importanti perché aprono diversi interrogativi sulle modalità di penetrazione del Cristianesimo nell' entroterra preappenninico".

venerdì 23 dicembre 2005

E' Leonardo Melchiorre il nuovo baby-sindaco di Orsara

E’ Leonardo Melchiorre il nuovo baby-sindaco di Orsara di Puglia. Lo studente dell’Istituto comprensivo “Sacro Cuore” succede a Giuseppe Zullo, primo ragazzo nella storia orsarese a indossare la fascia tricolore nel Consiglio Comunale dei Ragazzi. Le elezioni si sono tenute il 22 dicembre. Vi hanno partecipato 224 piccoli elettori, esprimendo 221 voti validi, una sola scheda nulla e due schede bianche. A contendersi l’elezione a primo cittadino sono stati in due: da una parte Leonardo Melchiorre, sostenuto dalla lista studentesca “Uniti per Orsara”; dall’altra la determinatissima Federica Guidacci, capolista di “Donne al potere”. Al primo sono andate 140 preferenze. Ma Federica non ha certo sfigurato: è riuscita ad avere la fiducia di 81 suoi coetanei ed ha contribuito in maniera decisiva ad ampliare la rappresentanza femminile nel Consiglio Comunale dei Ragazzi. D’ora in poi, infatti, l’assemblea-baby potrà avvalersi delle idee e del contributo fattivo di sette piccole donne: Antonella Borriello, Mariangela Poppa, Federica Guidacci, Lucia Lecce, Leonarda Pericola, Cristina Mescia, Leonarda Curcio. I consiglieri maschi, invece, sono Donato Del Priore, Gaetano Mescia, Antonio Rinaldi, Matteo e Giulio Terlizzi, Pasquale Acquaviva, Donato Nicolo’, Donato Pericola e Rocco Ventrudo.
Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Leonardo Domenico Melchiorre vorrà porre all’attenzione all’assemblea dei grandi. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto.

sabato 15 ottobre 2005

"Non date i numeri, qui non è halloween" - comunicato 15 ottobre 2005

ORSARA DI PUGLIA – Il fuoco dei falò, lo scintillio delle fiamme e la magia delle zucche che prendono sembianze umane: l’1 novembre, a Orsara di Puglia, si celebra la notte più magica e misteriosa dell’anno, quella dedicata alla festa dei “Fuca coste e cocce priatorije” e al ricordo dei defunti. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi e che affonda le proprie radici nel rispetto del sentimento religioso. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca Coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche scolpite e decorate. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Quella del 1° novembre è la sera del ricongiungimento tra i vivi e i morti, la sera della fratellanza fra chi è rimasto e chi non c’è più, la sera della speranza nella vita eterna. E per chi non spera o non crede nell’aldilà, questa è la sera in cui si può esorcizzare la morte, prendendosi gioco delle proprie paure, perché in questa serata i vivi e i morti attraversano, non riconoscendosi, le vie del paese. Il rituale collettivo che anima, colora e profuma le strade di Orsara nella giornata del 1° novembre ha un significato opposto a quello commerciale di halloween. E’ una festa che affonda le sue radici nella civiltà contadina. La ginestra usata per i falò è profumata e, una volta incendiata, volatilizza facilmente, le sue faville incandescenti si sollevano luminose e leggere e consolano le anime aiutandole a volare verso il cielo. “Non date i numeri, qui non è Halloween”. Sono stati oltre 10mila i visitatori che lo scorso anno hanno letto questo messaggio scolpito su una enorme zucca arancione a Orsara di Puglia. Niente streghe, dunque, e nessun “dolcetto o scherzetto”. Piuttosto la conservazione del primordiale senso della festa di tutti i Santi, quella istituita il 13 maggio del 609 da Papa Bonifacio VIII quando la Chiesa sovrappose un’interpretazione cristiana a una pratica di origine pagana. Nel 998, poi, Odilone di Cluny diede l’avvio a quella che sarà una nuova e longeva tradizione. Quell’anno, infatti, diede disposizione affinché i cenobi dipendenti celebrassero il rito dei defunti a partire dal Vespero del 1° novembre. Anche quest’anno Proloco e Comune di Orsara prepareranno tutto al meglio per accogliere, l’1 novembre, migliaia di visitatori. Ancora una volta, come negli ultimi anni, verrà distribuito materiale informativo sul vero significato di una festa che nulla ha a che fare con halloween.