martedì 6 febbraio 2007

In Puglia l'elogio della lentezza (da "Il Meridiano"), 6 febbraio 2007

Ci sono due modi di vivere: lentamente, saggiando ogni momento e sensazione, e velocemente, facendosi prendere dall’imbuto sempre più stretto del tempo. Allo stesso modo, esistono due modalità di considerare il cibo e la tavola: fast(veloce) e slow. Il secondo è esattamente il contrario del “Mc-modello” ed è stato abbracciato da 60 comuni italiani, quelli del circuito internazionale “Città Slow”. In Puglia, sono tre i centri facenti parte di una rete che annovera tra le sue fila Orvieto, Positano e Greve in Chianti: dopo le promozioni di Cisternino (Brindisi) e di Trani (Bari) - città promosse in base al superamento di una serie di parametri inerenti la qualità della vita e dei propri prodotti - ieri è arrivato il “diploma” anche per Orsara di Puglia. Per gustare i prodotti orsaresi, dal pane al vino, dai funghi ai pomodori, dalle verdure al cacioricotta, bisogna sedersi a tavola senza fretta e dare al palato il tempo di assaporare ogni sfumatura di gusti ricchi, salubri, genuini. La rete della qualità La rete internazionale di Città Slow è nata del 1999. Otto anni fa, il “guru” Carlo Petrini, assieme ai sindaci di Bra (Cuneo), Orvieto (Terni), Positano (Salerno) e Greve in Chianti (Firenze), fondò un movimento di cui oggi fanno parte 80 Paesi del mondo. Obiettivo di questa rete di comunità
è quello di difendere le produzioni agroalimentari autoctone assieme alla messa in valore dei modi tradizionali di far cucina e dei sapori locali. In questo modello, che sostanzialmente mira a migliorare la qualità della vita, sono coinvolti tutti gli aspetti relativi alla quotidianità: il cibo, la cultura e il sociale, l’urbanistica, l’ambiente, l’energia, i trasporti, il turismo, il mondo agricolo, la formazione dei giovani. Avere i requisiti per poter entrare nel movimento internazionale delle Città Slow è un importante riconoscimento, ma rappresenta anche un impegno severo. Orsara di Puglia ha sottoscritto un codice condiviso di comportamenti concreti, il cui rispetto sarà verificato periodicamente. Con il riconoscimento di Orsara quale “città slow”, si rafforza il cammino di un’intera comunità verso la costruzione della cittadella del benessere, orientata a offrire più servizi a cittadini e visitatori. Tremiladuecento anime in mezzo ai boschi dell’Appennino Dauno, a un tiro di schioppo dalla vicina Irpinia. Orsara di Puglia sta lavorando da anni per rendere sempre più credibile la sua ambizione a divenire luogo del “turismo di qualità”. Enoteche, ristoranti incastonati in un incantevole centro storico, bed & breakfast: bere buon vino, mangiare ottimamente e pernottare in un luogo accogliente senza spendere troppo. A Orsara di Puglia si può. “Medina”, “Camera con vista”, “Donna Cecilia”, “Pane e Salute”, “La Tana dell’Orso”, le oasi dei sapori dello chef internazionale Peppe Zullo sono gli ambasciatori della cucina orsarese. “Pablo Neruda” è l’enoteca che omaggia vino e poesia. Accanto ai baluardi del buon gusto, sono sorte nuove strutture ricettive: cinque bed&breakfast capaci complessivamente di 14 camere e 34 posti letto. La capacità ricettiva del paese, inoltre, conta su altre strutture: Peppe Zullo, tra Piano Paradiso e Villa Iamele, dispone di 20 posti letto; l’hotel “Le Querce” ha 14 camere per 25 posti letto e ancora l’agriturismo di “Posta Guevara”. Ma si può usufruire anche di camere e appartamenti messi a disposizione da molte famiglie. E poi gli eventi: le fiere (8 maggio, 13 giugno e 29 settembre); la Festa del Vino in giugno e la rassegna di luglio dedicata al jazz d’autore hanno conquistato un posto d’onore tra gli appuntamenti da non perdere per chi visita la straordinaria terra di Capitanata. Non è da meno l’antichissima “Festa dei fuca coste e delle cocce priatorije”, nobile antenata del più commerciale “halloween”. La notte del 1° novembre, a Orsara di Puglia, è la più magica dell’anno: illuminata dai falò delle ginestre e dalle zucche artistiche che rappresentano le anime del purgatorio, fino all’alba la cittadina è animata dalla musica e prende i sapori delle tavole imbandite in ogni strada e piazza. Circondata dal verde dei boschi, Orsara di Puglia è un’ottima meta per chi ama la purezza della natura e lo splendore delle opere realizzate dall’uomo. Nell’itinerario alla scoperta delle bellezze orsaresi, c’è la grotta di San Michele Arcangelo sulle cui pareti sono incise antiche testimonianze di fede. E ancora, la chiesa di San Pellegrino costruita nel 1527 e quella dell’Annunziata. Templi cristiani di rara bellezza, come l’ex Abbazia di Sant’Angelo risalente all’undicesimo secolo. Nel centro storico, è un piacere per gli occhi fare tappa in Largo San Michele, in Piazza Mazzini, facendosi condurre dalle caratteristiche vie cittadine attraverso un sentiero impreziosito da palazzi storici e preziose fontane. Orsara, inoltre, è uno dei comuni promotori del Distretto Rurale di qualità e del più importante D.a.Re, il distretto agro alimentare tecnologico regionale.

mercoledì 8 novembre 2006

Morena Altieri è il nuovo baby-sindaco di Orsara (da "Il Meridiano" 8 novembre 2006)

Se in Italia le cose andassero come a Orsara di Puglia, per vedere più donne “nella stanza dei bottoni” non servirebbero quote rosa né ministeri per le Pari Opportunità. Qui, in un paese di poco più di tremila anime, il sesso gentile sa come farsi rispettare. Il presidente della Proloco è una donna, Concetta Terlizzi, e
la sua associazione è tra le più attive. In Giunta comunale, un ruolo fondamentale
è ricoperto da Michela Gatta, assessore al Bilancio con delega alle Politiche Sociali. E da ieri, Orsara di Puglia ha un baby-sindaco in gonnella. Si chiama Morena Altieri, ha tredici anni, ed è il nuovo primo cittadino del rinnovato Consiglio comunale dei ragazzi. Nell’istituto comprensivo “Sacro Cuore”, per la terza volta negli ultimi tre anni si sono tenute le votazioni per eleggere il primo cittadino dei giovani e il Consiglio comunale dei Ragazzi. Nei primi due anni, a spuntarla erano stati due maschietti. Questa volta, invece, la vittoria ha un colore rosa. La piccola Morena ha vinto capeggiando una lista dal nome significativo: “Donne al potere, la resa dei conti”. Il bello è che nella sua “compagine politica” non c’erano solo femminucce, come si potrebbe pensare: sei maschietti hanno aderito alla lista e hanno portato voti preziosi al nuovo primo cittadino in gonnella. In lizza per vincere c’erano altri due candidati alla fascia tricolore junior: Leonardo Iatarola con “Per un’Orsara migliore” e Gaetano Mescia con “Un nuovo futuro per Orsara”. Morena ha ottenuto 77 voti. Gaetano ne ha totalizzati 71. Leonardo è stato votato da 67 studenti. La partecipazione al voto è stata massiccia: 219 votanti con tre sole schede nulle e una non consegnata. Il programma del neo-baby sindaco si articola in 15 punti: si va dalla costruzione di una piscina all’aperto al miglioramento della palestra scolastica; dall’attivazione di una sala cinematografica all’apertura di una mini-discoteca. Spazio anche all’informazione con la realizzazione di un giornale degli studenti. Il trionfo
femminile alle elezioni del primo cittadino dei ragazzi e del Consiglio comunale dei giovani è completato dall’elezione del vicesindaco, Marianna Cibelli. Morena Altieri riceve la fascia tricolore da Leonardo Melchiorre, il dodicenne che prima di lei era stato eletto baby-sindaco raccogliendo l’eredità di Giuseppe Zullo. Questt’ultimo è stato il primo in assoluto a inaugurare l’istituzione del Consiglio comunale dei ragazzi. Lo scorso anno, un’altra ragazzina aveva tentato di colorare di rosa le elezioni del mini-governo cittadino: Federica Guidacci, oggi undicenne, nel precedente anno scolastico ottenne 81 preferenze guidando la lista di “Donne al potere”. Sindaco junior e baby-consiglieri, come i loro predecessori, potranno riunirsi una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale dei grandi e quante volte vorranno, dopo aver finito interrogazioni e compiti, a scuola. Il primo
cittadino dei ragazzi, inoltre, avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni
del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia, che nel termine perentorio di 60 giorni dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che Morena Altieri vorrà porre all’attenzione all’assemblea. La precedente baby-giunta si è distinta nell’impegno in favore di nuove attività culturali e di aggregazione per i ragazzi. Al nuovo sindaco-junior il compito di continuare l’ottimo lavoro svolto da chi lo ha preceduto. (f.quit.)

domenica 29 ottobre 2006

In Capitanata l'anti-Halloween (da "Il Meridiano" 29 ottobre 2006)

di Francesco Quitadamo
«Ma quando c’è la festa dei fuochi e delle zucche a Orsara di Puglia? La notte del 31 ottobre o quella del 1° novembre?». La domanda è ricorrente in questi giorni. Ed è figlia della confusione dei nostri tempi. La risposta è una soltanto: i falò a Orsara si accendono nella notte tra l’1 e il 2 novembre, quando in ogni stradina del paese vengono esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno. Gli orsaresi, gelosi e orgogliosi custodi delle loro antiche tradizioni, ogni anno, in questo periodo, si affannano a spiegare ai visitatori che la loro festa non ha nulla a che fare con quella di “Halloween”. Quella del 1° novembre è la notte dei “Fuca coste e cocce priatorije”, cioè dei falò e delle teste del purgatorio. L’evento è legato al culto dei defunti e comincerà alle 10.30 con una cosa che fa impazzire i bambini: l’apertura del “Laboratorio zucche” in Corso della Vittoria, dove i volontari della Proloco insegneranno a grandi e piccini come intagliare le zucche per trasformarle in lanterne da esporre al calar del sole. Uno dei momenti più suggestivi della festa dei “Fuca coste e cocce priatorije” è quello che scatta alle 19: al risuonare di tutte le campane di Orsara ci sarà l’accensione di un falò in ogni strada. Nello stesso momento, comincerà lo spettacolo itinerante della compagnia lucerina “Mitago”, formazione che riunisce artisti di strada, mangiafuoco e trampolieri. Un consiglio pratico per quanti hanno intenzione di andare a Orsara a godersi lo spettacolo: è meglio arrivare presto in paese, perché da una certa ora in poi (21 - 21.30), esauriti i posti auto, diventa difficilissimo fare ingresso nel centro storico e trovare un posto libero per parcheggiare. L’attrazione di questo appuntamento è fortissima. Orsara di Puglia si trasforma acquisendo le caratteristiche di un luogo magico. Davanti all’uscio di ogni abitazione si vedono grandi tavolate. Si mangia per strada, tra vino e carne alla brace. E poi c’è il mistero di una notte che sembra davvero fare abbracciare due mondi: uno materiale e visibile, l’altro ultraterreno e individuabile solo attraverso un sesto senso, quello della sensibilità e forse dell’autosuggestione. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca Coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Anche in questo, Orsara è distante anni luce dai ”dolcetti-scherzetti” made in Usa. Qui si festeggia “l’anti-Halloween”. Niente americanate, please.

sabato 14 ottobre 2006

" Gli inventori di Halloween siamo noi" (da "Il Meridiano", 14 ottobre 2006)

Si calcola che siano 70milioni i cittadini del mondo con origini italiane che vivono lontani dal Bel Paese. Di questi, alcune migliaia, una stima attendibile li calcola in poco meno di 10mila, sono emigranti di origine orsarese. Come Roseto valfortore, anche Orsara di Puglia ha una sua comunità in Canada. Ma gli orsaresi sono presenti un po’ in tutto il globo. L’anagrafe del paese ha verificato la presenza di orsaresi o di cittadini con origini a Orsara di Puglia, in più di 20 paesi del mondo. E anche qui, nel cuore verde della provincia foggiana, a pochi passi dall’Irpinia, vantano di aver esportato qualcosa di importante negli Stati Uniti d’America. Molti non sanno che fu proprio la comunità orsarese a esportare “La notte dei morti viventi”, quella legata alla celebrazione del culto dei defunti, negli Stati Uniti. Una ricorrenza poi trasformata, negli Usa, nella pagana e commerciale “notte di Halloween”. Qui, a Orsara di Puglia, si conserva il significato originale della festa. E la si celebra il 1° novembre, proprio a rimarcare distanza e differenza
dal giorno del ”dolcetto-scherzetto”. Gli emigranti orsaresi si trovano in tutto il mondo, ma negli Stati Uniti e nel nord Europa soprattutto. Per loro, l’Amministrazione Comunale ha deciso di realizzare una newsletter elettronica. Da diversi mesi, ormai, i cittadini del mondo che hanno origini orsaresi e desiderano avere informazioni sul loro paese natale possono ricevere a domicilio, nella loro posta elettronica, la newsletter del Comune di Orsara di Puglia. “Obiettivo Comune”, questo è il titolo del trimestrale redatto dal servizio di comunicazione “OrsaraInforma”, disponibile anche in formato cartaceo per tutte le 1300 famiglie orsaresi.

sabato 2 settembre 2006

A tavola la Puglia è vincente (da "Il Meridiano", 27 settembre 2006)

Questa mattina, alle 12, sintonizzate il vostro televisore su Rai Uno. A “La Prova del Cuoco”, programma condotto da Antonella Clerici, sarà protagonista Orsara di Puglia, cittadina del foggiano in cui è nato e lavora Peppe Zullo. Il cuoco orsarese, giudicato dagli esperti di alta gastronomia come uno tra i migliori
mille chef del mondo, sfiderà un suo collega valdostano. Per vincere il confronto,
Peppe Zullo preparerà una pietanza dell’antica tradizione pugliese: “Lagane di grano arso chi foglie a mische”: pasta fatta a mano condita da erbe spontanee. "E’ una ricetta molto semplice – spiega lo chef, titolare a Orsara di due strutture ricettive -. Un tempo le donne raccoglievano lungo il cammino le verdure che nel nostro territorio crescono spontanee: cicorie, spinacetti, finocchietti, cardi e cento altre varietà. Quelle erbe servivano a dare più sapore e sostanza alle ‘lagane”, la pasta preparata con il grano arso, la farina dei poveri". Gli altri ingredienti della ricetta di Peppe Zullo rappresentano il meglio della tradizione gastronomica pugliese: olio extravergine d’oliva, pomodorini, “aglio e sale quanto basta”. Peppe Zullo, a “La prova del cuoco”, non rappresenterà soltanto la Puglia, ma tutto il Sud. "E’ una grande soddisfazione per Peppe – dice Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia che accompagnerà lo chef negli studi di Rai Uno - ma è un onore per tutta la nostra comunità. Orsara è un paese di appena 3.200 abitanti – continua Simonelli -, ma negli ultimi anni siamo stati capaci di valorizzare al meglio il nostro patrimonio, favorendo le iniziative che hanno portato alla nascita di ristoranti, enoteche, bed and breakfast". Orsara di Puglia e Peppe Zullo, in Puglia, sono diventati un ”marchio” della buona cucina. Il pane sfornato tra i monti dell’Appennino Dauno è tra i più buoni che si possano gustare in Italia. L’olio, il vino, il miele, i pomodori e i prodotti caseari di Orsara sono tra le specialità più apprezzate da chi ha la curiosità e l’amore di scoprire mete alternative al turismo dei grandi numeri. Nel suo piccolo, il paese dello chef baffuto quest’anno ha vissuto una stagione estiva di tutto rispetto: complessivamente, “Orsara Jazz”, “Notte Bianca”, “Festa del Vino” e i 21 appuntamenti
tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. La fama di Peppe Zullo ha contribuito in maniera decisiva a questo successo. Oggi lo chef orsarese ha 52 anni. Il suo cammino come chef internazionale comincia alla fine degli anni ’70, quando parte per l’America. A Boston, dopo tanto lavoro, riesce ad aprire il suo primo ristorante: da “Peppe il buongustaio”. Stanchi del fast food, i colletti bianchi della metropoli a stelle e strisce sono conquistati dai sapori della cucina orsarese. Ma lui non si ferma. Il suo viaggio continua a Los Angeles e poi ancora più a sud, in Messico. Poi, messo da parte un bel gruzzoletto di dollari, lo chef dal baffo d’oro decide di tornare a casa. Siamo alla fine degli anni ’80 e il cuoco orsarese ha voglia di realizzare il suo sogno di sempre. "Quand’ero ragazzo – racconta – sognai una moltitudine di angeli che scendevano e si sedevano per gustare ciò che io preparavo". Tornato a Orsara, Zullo ha fatto trasformato un angolo della collina orsarese in “Piano Paradiso”, una strutturacon ristorante, enoteca, una splendida
cantina decorata dagli angeli dipinti ovunque da Leon Marino. Non contento, l’anno
scorso ha finito di rimettere a nuovo una villa e un’antica tenuta del ‘900, quella
di Villa Jamele, modellandole per realizzarvi la “Nuova Sala Paradiso”, un’oasi
del gusto all’interno della quale insegnare l’arte della buona cucina a chef che giungono da tutto il mondo. Peppe è uno a cui piace vincere sempre nuove sfide. Tiene molto anche alla prossima, tanto da “dare i numeri”: "Per votare la mia ricetta alla Prova del Cuoco, sul telefono bisogna digitare 164.785.2". E l’Amministrazione comunale ha fatto affiggere sui muri di tutto il paese l’appello
al voto ”gastronomico”.
Un’antica e splendida villa del ’900
trasformata in scuola del gusto
Benvenuti nella tenuta ”Jamele”

L’estate scorsa era ancora un sogno. Oggi è una realtà. L’aria pulita e fresca della Daunia, l’acqua gelida del torrente Lavella, la fertile terra orsarese, il sacro fuoco dell’arte: sono questi gli elementi che fanno di ”Villa Iamele” l’oasi del gusto forgiata da Peppe Zullo. La villa è un edificio il cui nucleo originale risale al 1700 e che, nel tempo, ha integrato il suo stile settecentesco con architetture gotiche e di stile palladiano. Si trova a pochi chilometri dal centro abitato, sulla strada che da Orsara conduce a Troia. La tenuta ha anche un’area boschiva di 25mila metri quadrati. E’ il ”Bosco dei sapori perduti”, dove albergano più di 50 varietà di alberi da frutta, attraversato dal torrente Lavella, corso d’acqua che nasce sui
monti di Orsara, a 879 metri d’altezza. Accanto all’area boschiva, lo splendido ”Orto dei sapori perduti”, 15mila metri quadrati in cui sono coltivate le zucche di Halloween, saporite ”mongolfiere” arancioni, e poi pomodori, basilico, lattuga, tutti i tipi di legumi. L’oasi è completata da un vigneto di circa 16mila piante. ”Villa Iamele” ha già ospitato chef internazionali, maestri della gastronomia mondiale che arrivano ad Orsara per conoscere la cultura della Daunia attraverso i tesori della sua terra. L’oasi di Peppe Zullo, però, è soltanto una scuola, ma un luogo dove il turismo enogastronomico diventa cultura. Oltre alla villa, il complesso è dotato di altre tre strutture per convegni e manifestazioni sull’arte della gastronomia, eventi che trasformeranno l’oasi in un nuovo punto di riferimento per il turismo che ha come principale attrattiva la qualità della vita. Le strutture dell’antica dimora hanno il loro fulcro in una sala da 150 posti unita alla cucina. Le persone che siedono a tavola possono vedere ciò che gli chef
stanno preparando per loro in cucina. I due ambienti, infatti, sono attigui, separati soltanto da una parete ”trasparente” con strutture in cui è prevalente
l’utilizzo del vetro. I commensali, dalle finestre gotiche della villa, possono godere di una vista particolare: immersi nel verde dell’oasi, ci sono una biscotteria, una panetteria ed una pasticceria. Sono i ”templi” del gusto dedicati al grano e che sorgono all’ombra di una quercia di 500 anni. Gli alberi sono uno degli elementi più importanti dell’intera oasi. Noci,amareni, allori, nascono spontanei nella tenuta, a decine. I loro frutti danno vita ai liquori prodotti da Peppe Zullo. L’oasi di ”Villa Iamele” è un piccolo paradiso che sollecita tutti i sensi dell’uomo, invitandoli ad uscire dall’assopimento dei gusti sciapi, delle forme plastificate dei cibi precotti. E dalla torre della dimora settecentesca, Peppe Zullo e i suoi ospiti potranno ammirare lo spettacolo di una natura che torna madre.

martedì 22 agosto 2006

Visitatori a quota 40mila ("La Gazzetta del Mezzogiorno")

Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 2006
ORSARA DI PUGLIA - L’ultimo appuntamento dell’Estate Orsarese ieri sera è stato dedicato ai bambini. In piazza Municipio per la chiusura ufficiale del progetto Peter Pan il tema della serata è stato “imparare giocando”. Adesso si tirano le somme di una stagione estiva che ha regalato soddisfazioni ed emozioni agli orsaresi e ha riscosso l’apprezzamento dei visitatori giunti in paese negli ultimi due mesi. Complessivamente, Orsara Jazz; Notte Bianca; la Festa del Vino e i 21 appuntamenti tra musica-cultura e cabaret andati in scena nel centro storico hanno portato a Orsara di Puglia circa 40 mila persone. Un risultato importante, testimoniato dal pienone delle strutture ricettive e dal tutto esaurito – durante lo svolgimento degli eventi nei locali della ristorazione. Quest’anno il calendario degli eventi estivi a Orsara di Puglia è stato ampliato. Dopo l’Orsara Jazz, diciassettesima rassegna musicale itinerante svoltasi dal 25 luglio al primo agosto, il paese è stato animato da 21 eventi che si sono svolti dal 4 al 21 agosto. Si è rinnovata anche per questa stagione estiva la sinergia tra amministrazione comunale, associazioni e imprenditori – sancita dalla collaborazione fattiva degli ultimi anni – per migliorare l’offerta di servizi ai visitatori e incrementare il numero di turisti che ogni anno si recano a Orsara di Puglia. Il paese devoto all’Arcangelo Michele ha avuto uno strumento in più per promuovere la propria immagine: il sito internet ufficiale del Comune, www.comune.orsaradipuglia.fg.it. Le pagine web dell’amministrazione comunale, si sono aggiunte a quelle già esistenti (www.orsara.it, www.orsaramusica.it e, infine, www.equalsara.it) per offrire informazioni utili ai visitatori

giovedì 16 marzo 2006

Torre Guevara, il palazzo dei re

Finalmente, dopo venti anni di attesa, sono cominciati i lavori per il consolidamento statico-architettonico e il restauro di Torre Guevara. Il progetto dell'Amministrazione Comunale di Orsara è ambizioso. Dare a Torre Guevara un futuro degno del passato scritto sulle pietre dell'antico palazzo. Trasformare il simbolo del potere di una grande dinastia in un presidio di cultura. E' dal 1985, cioè da quando il Comune di Orsara riuscì ad acquisire la proprietà del palazzo, che Torre Guevara è al centro di idee e proposte mirate al suo recupero. Il primo lotto di interventi, già in corso, utilizzerà un finanziamento complessivo pari a 1.557.623 euro, di cui 1.185.268 finanziati dalla società consortile “Prospettiva Subappennino”, 240.000 dalla Provincia di Foggia nell’ambito del Prusst San Michele-Daunia 2000 e, infine, 152.354 euro con fondi comunali. "L'idea è quella di recuperare subito una parte del palazzo - dichiara Mario Simonelli, sindaco di Orsara - Vogliamo rendere immediatamente fruibile il primo piano, 1200 metri quadri di superficie, dove ospitare anche una sezione del Museo sulla Civiltà Contadina. Non sarà questo l'unico mondo in cui utilizzeremo la struttura una volta resa nuovamente funzionale - prosegue il primo cittadino - Il recupero sarà effettuato in diversi lotti d’intervento”. "Della futura utilizzazione di Torre Guevara – continua Simonelli – discuteremo assieme agli Enti che vogliamo coinvolgere nel progetto". Il lavoro da effettuare su Torre Guevara non sarà facile. Il palazzo porta i segni del terremoto del 1930 e quelli lasciati dal sisma del 1961, quando le scosse fecero crollare parzialmente le coperture dell'edificio. Il Palazzo di Torre Guevara, poi, è rimasto del tutto inagibile dopo il terremoto del 1980. L'ultimo sisma, quello del 2002, non sembra invece aver danneggiato ulteriormente la dimora dei Guevara.
SITO REALE.
Il palazzo di Torre Guevara è sito nella piana compresa tra i due affluenti Sannoro e Lavella, a nord del torrente Cervaro, in territorio di Orsara di Puglia. La costruzione rientrava nell’elenco delle dimore reali della corte aragonese. Il palazzo è eretto sul versante nord della conca attraversata dal torrente Cervaro, in un’area ricca di cacciagione. La zona, oltre a fornire relax ai vari feudatari e
regnanti di passaggio, veniva utilizzata per il ripopolamento faunistico
LA CASA DEL DUCA.
Torre Guevara è una struttura che ha trecento anni di storia. Il palazzo fu eretto nel 1680. I Guevara, signori di Bovino, acquisirono il Territorio di Orsara di Puglia e decisero di regalarsi un edificio degno della loro dinastia. Fu Giovanni, quinto duca di Bovino, a far costruire Torre Guevara, per i soggiorni di caccia nel territorio di Montellare. Fece erigere l'imponente edificio nel cuore stesso di un'area geografica delimitata a nord dall'antica città di Troja, a sud ovest da Orsara, a sud da Bovino e ad est da Castelluccio dei Sauri. Una zona ricca di cacciagione, immersa nel verde e nella poesia di un paesaggio dolce come le linee delle colline daune. Il Palazzo di Torre Guevara fu utilizzato come sontuosa tenuta di caccia. Ospitò re e regine. Nelle sue stanze trovarono ristoro Carlo III di Borbone e la regina Amalia di Valbussa. Il palazzo ha un impianto rettangolare di sessanta metri per venti, con tre piani coronati da un imponente cornicione. E' caratterizzato da una spessa muratura in pietra, col volte a botte di copertura dei locali a terra. Sono andati persi, all'interno, tutti i complementi d'arredo. L'edificio, con provvedimento attuato nel 1986, è stato sottoposto a tutela della Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Puglia.
LA DINASTIA SPAGNOLA CHE AMO’ LA CAPITANATA.
Provenivano dalla magica terra di Spagna i Guevara, dove vantavano già secoli di nobiltà. Furono affascinati dall'Italia, terra di scintillanti promesse e di epiche conquiste. I Guevara giunsero nel Bel Paese al seguito di Alfonso I D'Aragona, Re di Sicilia dapprima, sovrano di Napoli dal giugno del 1442. Fu Uu atto di fede al proprio Re, poiché i Guevara volevano stare al fianco del loro sovrano nella difficile guerra contro i francesi. Iñigo, Ferrante ed Alfonso Guevara, figli di donna Costanza di Tovar e don Pedro, secondo conte di Oñate, per le imprese militari compiute al servizio di Alfonso I D'Aragona, determinanti per la conquista del Regno di Napoli, ottennero onori, terre e titoli in Italia. La storia dei Guevara, però, si intreccia con quella della Capitanata solo nel 1577, più di un secolo dopo il loro approdo sulle italiche sponde. Giovanni, uno dei rampolli della dinastia, acquistò per trentottomila ducati la città di Bovino. Re Filippo II nominò Giovanni Primo Duca di Bovino. Ad un altro Giovanni, discendente del primo Duca di Bovino, si deve la realizzazione di Torre Guevara. Fu il quinto Duca di Bovino, nato nel 1638, a far costruire l'imponente edificio. Fu sempre lui a fondare nel castello di Bovino una ricchissima biblioteca che l'abate Pacichelli stimava
come la più ricca del Regno. I possedimenti ed il dominio dei Guevara andarono crescendo nel tempo. Gli interessi della dinastia si estesero. Gli spagnoli divennero signori di Castelluccio, Orsara di Puglia, Panni e, contemporaneamente, continuarono a prosperare in terra iberica. L'ultimo discendente della dinastia a conservare la proprietà di palazzo Guevara fu Giovanni De Risis. Questi, il 19 ottobre 1920, vendette la tenuta di Torre Guevara ad una cooperativa. Si chiudeva per sempre la lunga storia di una famiglia d'altri tempi che ha legato il suo nome alle vicende della Capitanata.