mercoledì 15 dicembre 2004
Cerimonia d’insediamento per il Consiglio Comunale dei Ragazzi, al baby-sindaco Giuseppe Zullo la fascia tricolore del primo cittadino
ORSARA DI PUGLIA – Venerdì 17 dicembre, alle 10, nell’aula consiliare del Comune di Orsara di Puglia si è tenuta la cerimonia d’insediamento del Consiglio Comunale dei Ragazzi. E’ stato Mario Simonelli, primo cittadino di Orsara, a consegnare la fascia tricolore a Giuseppe Zullo, baby-sindaco tredicenne, eletto lo scorso 3 dicembre dagli alunni della scuola elementare e media “Sacro Cuore”. Il sindaco-bambino ha presentato i 15 baby-consiglieri che, insieme a lui, formano il primo Governo cittadino dei Ragazzi: Antonio Gallo, Pasquale Acquaviva, Giuseppe Impari, Paolo Buonassisi, Gaetano Ventrudo, Domenico Belluscio, Rocco Finamore, Luigia Altieri, Matteo Terlizzi, i due omonimi Fedele Curcio, Leonardo Michele Melchiorre, Antonietta Melfi, Massimo Mescia e Michele Cericola. Le elezioni del Consiglio Comunale dei Ragazzi si sono tenute lo scorso 3 dicembre. Cinque le liste e gli aspiranti sindaci-junior in lizza, 80 in tutto i candidati partecipanti. Alle urne, si sono recati tutti i 272 aventi diritto. I voti validi sono stati 244, 13 le schede bianche e 15 i voti nulli. Giuseppe Zullo e la sua lista, “Per un futuro e una scuola migliori”, si sono imposti con 110 voti. Piazza d’onore per Leonardo Michele Melchiorre (12 anni) e il suo “partito”, Uniti per Orsara, che hanno ottenuto 64 preferenze. Antonietta Melfi, 10 anni e unica femminuccia aspirante alla fascia tricolore del sindaco-baby, è riuscita a ottenere 33 voti, facendo classificare al terzo posto la propria lista, “Insieme per una nuova scuola”. Ventuno preferenze sono andate a Massimo Mescia, che correva per “Riformisti della scuola”. Curioso il caso di “Ragazzi alla riscossa”: la lista del piccolo Michele Cericola (10 anni) ha ottenuto 16 voti, uno per ogni candidato presentato (aspirante sindaco compreso). Sindaco junior e baby-consiglieri già si riuniscono una volta al mese nell’aula del Consiglio comunale e altre volte a scuola. Il primo cittadino dei ragazzi avrà la facoltà di intervenire durante le riunioni del Consiglio Comunale degli adulti illustrando le proposte dei suoi consiglieri e interrogando Mario Simonelli, il sindaco di Orsara di Puglia. Quest’ultimo, entro il termine perentorio di 60 giorni, dovrà rispondere per iscritto alle proposte o alle domande che il piccolo Giuseppe Zullo vorrà porre all’attenzione all’assemblea dei grandi. Fa sul serio il sindaco-bambino. Giuseppe Zullo (13 anni), primo cittadino del Consiglio dei Ragazzi si è messo subito al lavoro. Insieme alla sua giunta dei piccoli, ha convinto il Consiglio comunale dei grandi ad allestire un piccolo cinema all’interno dell’aula consiliare. Poi, ottenuto il videoproiettore e la disponibilità serale di quello spazio, si è preoccupato di organizzare una rassegna di film per ragazzi. La visione delle pellicole, però, non è gratuita. Ogni ragazzo, infatti, è invitato a versare il contributo minimo di un euro per godersi lo spettacolo. Il ricavato sarà utilizzato come “fondo cassa”, permettendo al Consiglio dei Ragazzi di avere un proprio e autonomo bilancio. I soldi raccolti potranno essere utilizzati per altre iniziative promosse dalla giunta dei piccoli.
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mercoledì 3 novembre 2004
Erbe spontanee, officinali e commestibili a Orsara, gli studenti si riappropriano del loro territorio e delle antiche tradizioni
L’ idea è semplice, ma geniale : tentare una “mappatura” del variegato patrimonio di erbe spontanee commestibili o officinali tipico del territorio di Orsara e contemporaneamente riscoprirne l’utilizzo tradizionale, prima che si perda definitivamente.
Questo è stato lo spirito che ha animato ogni attività del Progetto triennale “Erbe e fiori spontanei nel territorio di Orsara“ realizzato da un gruppo di alunni della Scuola Elementare di Orsara di Puglia, guidato dalle insegnanti , Concetta Trivisano, Carmela Rega e Lucia Poppa, con la fattiva collaborazione delle famiglie ed il supporto di esperti.
Nell’arco dei tre anni scolastici sono state individuate, raccolte, classificate, essiccate, conservate, circa 200 tra erbe, bacche, radici, utilizzate successivamente per la maggior parte in preparazioni tradizionali, secondo antiche ricette locali e solo per alcune di esse, quali il sambuco, l’ortica, l’iperico e la rosa canina, come proposta innovativa.
Questo piccolo tassello della cultura contadina dauna è stato ricomposto in tre CD multimediali e tre raccolte cartacee recentemente premiate al Concorso Nazionale “Vivere un parco“ , Comune di Vico del Gargano , patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Puglia. E’ proprio grazie a queste iniziative che si può aver un’idea di come la saggezza popolare contadina riuscisse a soddisfare le necessità del quotidiano, a partire dal desinare per finire alla cura di lievi , ma non sempre banali disturbi fisici. Quante prelibatezze rischiano di scomparire, fagocitate dai prodotti industriali e da gusti standardizzati... Quanti semplici rimedi tradizionali vengono sopraffatti dalla frenesia della pastiglia... La ricetta vincente è racchiusa nella riscoperta dei segreti e delle usanze del mondo contadino, costituito da piccoli gesti, da grande saggezza e amore, ma soprattutto dall’uso dei prodotti spontanei del territorio locale.
Questo è stato lo spirito che ha animato ogni attività del Progetto triennale “Erbe e fiori spontanei nel territorio di Orsara“ realizzato da un gruppo di alunni della Scuola Elementare di Orsara di Puglia, guidato dalle insegnanti , Concetta Trivisano, Carmela Rega e Lucia Poppa, con la fattiva collaborazione delle famiglie ed il supporto di esperti.
Nell’arco dei tre anni scolastici sono state individuate, raccolte, classificate, essiccate, conservate, circa 200 tra erbe, bacche, radici, utilizzate successivamente per la maggior parte in preparazioni tradizionali, secondo antiche ricette locali e solo per alcune di esse, quali il sambuco, l’ortica, l’iperico e la rosa canina, come proposta innovativa.
Questo piccolo tassello della cultura contadina dauna è stato ricomposto in tre CD multimediali e tre raccolte cartacee recentemente premiate al Concorso Nazionale “Vivere un parco“ , Comune di Vico del Gargano , patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Puglia. E’ proprio grazie a queste iniziative che si può aver un’idea di come la saggezza popolare contadina riuscisse a soddisfare le necessità del quotidiano, a partire dal desinare per finire alla cura di lievi , ma non sempre banali disturbi fisici. Quante prelibatezze rischiano di scomparire, fagocitate dai prodotti industriali e da gusti standardizzati... Quanti semplici rimedi tradizionali vengono sopraffatti dalla frenesia della pastiglia... La ricetta vincente è racchiusa nella riscoperta dei segreti e delle usanze del mondo contadino, costituito da piccoli gesti, da grande saggezza e amore, ma soprattutto dall’uso dei prodotti spontanei del territorio locale.
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martedì 2 novembre 2004
In 10 mila per la festa dei "Fuca coste e cocce priatorije" (comunicato stampa 2 novembre 2004)
ORSARA DI PUGLIA – “Non date i numeri, qui non è Halloween”. Sono stati oltre 10mila i visitatori che l’1 novembre hanno letto questo messaggio scolpito su una enorme zucca arancione a Orsara di Puglia. “Siamo molto contenti – dichiara Antonio Di Biccari, assessore comunale con delega alla Cultura -, la festa dei falò e delle teste del purgatorio, è questo infatti il significato di “Fuca coste e cocce priatorije”, ha portato migliaia di persone a Orsara fin dalla mattinata del 1° novembre. Molti sono arrivati in paese il 31 ottobre e hanno pernottato nei bed&breakfast e nelle altre strutture ricettive. C’è ancora un po’ di confusione, però, nei visitatori che partecipano a questo evento. Con Halloween, è bene ribadirlo, la festa di “Fuca coste e cocce priatorije non ha alcun punto di contatto”. La sera del 1° novembre, infatti, a Orsara assume un significato diverso da quello commerciale e mondano che caratterizza Halloween oltre oceano e nel resto d’Italia. Le anime del Purgatorio (Cocce priatorije) possono purificarsi attraverso il fuoco dei Fuca coste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche scolpite e decorate. In onore dei defunti, che in processione attraversano il paese dopo la mezzanotte dell’1 novembre, si consumano cibi poveri ma ricchi di significati simbolici: il grano lessato e condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Quella del 1° novembre è la sera del ricongiungimento tra i vivi e i morti, la sera della fratellanza fra chi è rimasto e chi non c’è più. Niente streghe, dunque, e nessun “dolcetto o scherzetto”. Piuttosto la conservazione del primordiale senso della festa di tutti i Santi, quella istituita il 13 maggio del 609 da Papa Bonifacio VIII quando la Chiesa sovrappose un’interpretazione cristiana a una pratica di origine pagana. Nel 998, poi, Odilone di Cluny diede l’avvio a quella che sarà una nuova e longeva tradizione. Quell’anno, infatti, diede disposizione affinché i cenobi dipendenti celebrassero il rito dei defunti a partire dal Vespero del 1° novembre. Il giorno seguente, invece, era disposto che fosse commemorato con un’eucarestia offerta al Signore, pro requie omnium defunctorum. Lentamente l’usanza si diffuse in tutta l’Europa cristiana, istituzionalizzata ed estesa a tutta la Chiesa per opera di Papa Gregorio IV. La festa di “Fuca coste e cocce priatorije” è un momento di comunione tra i vivi e i morti, improntato al rispetto e alla pietà per chi non c’è più e nell’immaginario cristiano cerca la via verso il Paradiso. Un’occasione in cui la comunità si incontra e si scalda vicino al fuoco delle ginestre, condividendo il cibo, la tavola e la commemorazione dei propri defunti. Migliaia di depliant informativi sono stati distribuiti dalla Proloco di Orsara di Puglia, proprio per informare i visitatori del vero significato di una festa che il 1° novembre si è caratterizzata ancora una volta come piena di magia e di suggestioni, anche grazie allo spettacolo del gruppo Mitago e alle zucche artistiche presenti in ogni angolo del paese.
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sabato 30 ottobre 2004
Ma Halloween è nata a Orsara ("Repubblica")
articolo pubblicato su "Repubblica", 30 ottobre 2004
di Ilaria Ficarella
Passano, a testa bassa, guardano la terra alla quale sono tornati. Sono i defunti, che, in processione, attraversano il mondo ancora per una volta, alla mezzanotte fra il 31 ottobre e il primo novembre. Accompagnati da folletti e streghe, cantano - nella notte a loro dedicata dalla memoria dei vivi - la nenia del loro dolore per il distacco che, per un momento soltanto, si ricompone. è la notte che gli inglesi e gli americani chiamano Halloween. E che anche in Italia, e pure in Puglia, è ormai una festa irrinunciabile, specie per i più piccoli. è a loro che piace tanto andar per case, traverstiti da mostri, streghe e scheletri, ripetendo l' anglofono scioglilingua "trick or treat", il nostro "dolcetto o scherzetto". Ma non c' è bisogno di volare fino in America per cercare una festa che unisca insieme il ludico e l' orrifico, la voglia di festeggiare e la paura della morte. "C'è dalla notte dei tempi, anche nella nostra tradizione, una festa che è identica all' halloween americano". Patrizia Resta, barese, docente di Antropologia culturale all' Università di Foggia, racconta di un mito che, attraverso la tradizione orale, continua a perpetuarsi da secoli, in Puglia. A Orsara, in provincia di Foggia. "Qui - spiega l' antropologa - sono le donne del paese a intagliare le zucche. Certo non quelle americane, grosse e rosse. Ma le nostre zucche. Quelle verdi e lunghe". Anche a Orsara, l'ortaggio, intagliato in modo da far comparire una faccia terrificante, viene posto sui davanzali. "Accanto alla zucca, viene messo un lumino - dice Patrizia Resta - e la credenza vuole che, nella processione dei defunti, i morti si rivolgano alle finestre delle case in cui ancora vivono i parenti e che, guardando la luce, essi si rassicurino del fatto che le famiglie non li hanno dimenticati. è un rito che ricuce il legame spezzato, che avvicina la vita e la morte. Un modo per fugare la paura del trapasso". Nella Halloween nostrana ci sono poi tutti gli elementi della tradizione anglosassone. C' è la paura, ma c'è anche la festa: sono decine, nella notte di Orsara, i falò che vengono accesi per tutto il paese. E poi ci sono i banchetti. "Quella di Orsara è una tradizione che si sta trasformando in fenomeno anche turistico" aggiunge la studiosa. E commenta: "La festa anglosassone c'è stata imposta e ne viviamo solo l'aspetto commerciale. Ma c' è ancora modo di recuperare le nostre tradizioni e di diffonderle, facendole anche diventare occasioni economicamente appetibili".
di Ilaria Ficarella
Passano, a testa bassa, guardano la terra alla quale sono tornati. Sono i defunti, che, in processione, attraversano il mondo ancora per una volta, alla mezzanotte fra il 31 ottobre e il primo novembre. Accompagnati da folletti e streghe, cantano - nella notte a loro dedicata dalla memoria dei vivi - la nenia del loro dolore per il distacco che, per un momento soltanto, si ricompone. è la notte che gli inglesi e gli americani chiamano Halloween. E che anche in Italia, e pure in Puglia, è ormai una festa irrinunciabile, specie per i più piccoli. è a loro che piace tanto andar per case, traverstiti da mostri, streghe e scheletri, ripetendo l' anglofono scioglilingua "trick or treat", il nostro "dolcetto o scherzetto". Ma non c' è bisogno di volare fino in America per cercare una festa che unisca insieme il ludico e l' orrifico, la voglia di festeggiare e la paura della morte. "C'è dalla notte dei tempi, anche nella nostra tradizione, una festa che è identica all' halloween americano". Patrizia Resta, barese, docente di Antropologia culturale all' Università di Foggia, racconta di un mito che, attraverso la tradizione orale, continua a perpetuarsi da secoli, in Puglia. A Orsara, in provincia di Foggia. "Qui - spiega l' antropologa - sono le donne del paese a intagliare le zucche. Certo non quelle americane, grosse e rosse. Ma le nostre zucche. Quelle verdi e lunghe". Anche a Orsara, l'ortaggio, intagliato in modo da far comparire una faccia terrificante, viene posto sui davanzali. "Accanto alla zucca, viene messo un lumino - dice Patrizia Resta - e la credenza vuole che, nella processione dei defunti, i morti si rivolgano alle finestre delle case in cui ancora vivono i parenti e che, guardando la luce, essi si rassicurino del fatto che le famiglie non li hanno dimenticati. è un rito che ricuce il legame spezzato, che avvicina la vita e la morte. Un modo per fugare la paura del trapasso". Nella Halloween nostrana ci sono poi tutti gli elementi della tradizione anglosassone. C' è la paura, ma c'è anche la festa: sono decine, nella notte di Orsara, i falò che vengono accesi per tutto il paese. E poi ci sono i banchetti. "Quella di Orsara è una tradizione che si sta trasformando in fenomeno anche turistico" aggiunge la studiosa. E commenta: "La festa anglosassone c'è stata imposta e ne viviamo solo l'aspetto commerciale. Ma c' è ancora modo di recuperare le nostre tradizioni e di diffonderle, facendole anche diventare occasioni economicamente appetibili".
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domenica 30 maggio 2004
Shepp e Ottaviano sfida al ritmo di sax fra Fasano e Orsara ("Repubblica")
"Repubblica", 30 maggio 2004, di Antonella Gaeta
A Renzo Arbore sembrano "un manipolo di eroici". Da quindici anni, nel nome dell' imprescindibile jazz, danno vita all' Orsara jazz festival, una tradizione ormai. La stessa immagine resistente si addice a chi in Puglia sceglie il jazz, lo suona e lo divulga per tutto l' anno. Se sulle alture foggiane a luglio ci sarà lo sperimentatore americano Archie Shepp, innamorato dell' Africa, più a Sud, a Fasano ci sarà il collega sassofonista Roberto Ottaviano, da anni manipolatore delle stesse sonorità. Dal 12 al 17 giugno, infatti, s' avvia il settimo "Fasano Jazz", in itinere tra il centro storico e le località di Pezze di Greco e Montalbano. Il programma lascia esprimere la scuola jazzistica pugliese anche quando è inserita in altri contesti nazionali. E' il caso del chitarrista Lucio Ferrara, da anni a Bologna, che torna nella sua regione per il concerto d' apertura in trio con il trombettista Marco Tamburini e il contrabbassista Piero Leveratto. Un altro trio per il secondo appuntamento con Giovanni Tommaso, Franco D' Andrea e Roberto Gatto che sarà il 15 anche tra i protagonisti del progetto originale immaginato per Fasano Jazz. "Isole sonanti" andrà in scena nella piazza di Pezze di Greco e metterà insieme Ottaviano, il trombettista Vincenzo Deluci, il contrabbassista Paolino Dalla Porta e la pianista Rita Marcotulli. Le isole evocate dal titolo sono i musicisti ciascuno con i propri angoli di jazz. La piazza di Montalbano, il 16, sarà per Agostino Marangolo con il gruppo, "Marangolo etnology". Il batterista ha collaborato con Pino Daniele e Angelo Branduardi. L' ultimo appuntamento e con Stefano Bollani, tra i più innovativi pianisti italiani. Cinque serate, dal 29 luglio al 2 agosto, per l' Orsara jazz festival. Per l' ultima serata ci si sposterà a Foggia. In apertura, Archie Shepp, il grande sassofonista americano considerato un' icona interpretativa per gli appassionati di jazz che affollano Orsara. Nato in Florida 67 anni fa, attraverso la sua musica permette di attraversare oltre trent' anni di storia. Di forte fede politica e sostenitore del "black power", negli anni Sessanta scrisse un articolo su una rivista appoggiando Ho Chi Minh e Fidel Castro. La presa di posizione gli causò gravi problemi con le case discografiche americane. Shepp sarà affiancato dal pianista Tom McClung, dal contrabbassista Wayne Dockery e dal batterista Steve McCraven. Il 30 luglio, sul palco di largo San Michele, salirà il Roberto Spadoni Six con Sandro Satta, Daniele Scannapieco, Roberto Rossi, Roberto Spadoni, Pietro Ciancaglini ed Ettore Fioravanti. Insieme presenteranno il cd di prossima pubblicazione, "Mingus Cuernavaca". Nella stessa giornata e fino al primo agosto, al via "Tre passi nel blues", un laboratorio-seminario condotto dal musicista Lucio Ferrara e dal musicologo Luca Bragaglini. Le altre giornate dell' Orsara festival saranno occupate dal chitarrista Paolo Angeli, che ha talmente conquistato Pat Metheny, da indurlo a commissionargli alcune sue chitarre per i concerti. Dopo di lui, spazio al "Pierluigi Balducci Ensemble" con il violoncellista olandese Ernst Reijser, come ospite d' eccezione. Penultima giornata "a progetto": in prima assoluta sarà presentata a Foggia l' Opera di Specula & Gemini su musiche originali e arrangiamenti di Roberto De Simone e Bruno Tommaso. A eseguirla l' Orchestra Jazz a Maiella diretta da Bruno Tommaso e Mimmo Virgili. Da definire il programma dell' ultima serata.
A Renzo Arbore sembrano "un manipolo di eroici". Da quindici anni, nel nome dell' imprescindibile jazz, danno vita all' Orsara jazz festival, una tradizione ormai. La stessa immagine resistente si addice a chi in Puglia sceglie il jazz, lo suona e lo divulga per tutto l' anno. Se sulle alture foggiane a luglio ci sarà lo sperimentatore americano Archie Shepp, innamorato dell' Africa, più a Sud, a Fasano ci sarà il collega sassofonista Roberto Ottaviano, da anni manipolatore delle stesse sonorità. Dal 12 al 17 giugno, infatti, s' avvia il settimo "Fasano Jazz", in itinere tra il centro storico e le località di Pezze di Greco e Montalbano. Il programma lascia esprimere la scuola jazzistica pugliese anche quando è inserita in altri contesti nazionali. E' il caso del chitarrista Lucio Ferrara, da anni a Bologna, che torna nella sua regione per il concerto d' apertura in trio con il trombettista Marco Tamburini e il contrabbassista Piero Leveratto. Un altro trio per il secondo appuntamento con Giovanni Tommaso, Franco D' Andrea e Roberto Gatto che sarà il 15 anche tra i protagonisti del progetto originale immaginato per Fasano Jazz. "Isole sonanti" andrà in scena nella piazza di Pezze di Greco e metterà insieme Ottaviano, il trombettista Vincenzo Deluci, il contrabbassista Paolino Dalla Porta e la pianista Rita Marcotulli. Le isole evocate dal titolo sono i musicisti ciascuno con i propri angoli di jazz. La piazza di Montalbano, il 16, sarà per Agostino Marangolo con il gruppo, "Marangolo etnology". Il batterista ha collaborato con Pino Daniele e Angelo Branduardi. L' ultimo appuntamento e con Stefano Bollani, tra i più innovativi pianisti italiani. Cinque serate, dal 29 luglio al 2 agosto, per l' Orsara jazz festival. Per l' ultima serata ci si sposterà a Foggia. In apertura, Archie Shepp, il grande sassofonista americano considerato un' icona interpretativa per gli appassionati di jazz che affollano Orsara. Nato in Florida 67 anni fa, attraverso la sua musica permette di attraversare oltre trent' anni di storia. Di forte fede politica e sostenitore del "black power", negli anni Sessanta scrisse un articolo su una rivista appoggiando Ho Chi Minh e Fidel Castro. La presa di posizione gli causò gravi problemi con le case discografiche americane. Shepp sarà affiancato dal pianista Tom McClung, dal contrabbassista Wayne Dockery e dal batterista Steve McCraven. Il 30 luglio, sul palco di largo San Michele, salirà il Roberto Spadoni Six con Sandro Satta, Daniele Scannapieco, Roberto Rossi, Roberto Spadoni, Pietro Ciancaglini ed Ettore Fioravanti. Insieme presenteranno il cd di prossima pubblicazione, "Mingus Cuernavaca". Nella stessa giornata e fino al primo agosto, al via "Tre passi nel blues", un laboratorio-seminario condotto dal musicista Lucio Ferrara e dal musicologo Luca Bragaglini. Le altre giornate dell' Orsara festival saranno occupate dal chitarrista Paolo Angeli, che ha talmente conquistato Pat Metheny, da indurlo a commissionargli alcune sue chitarre per i concerti. Dopo di lui, spazio al "Pierluigi Balducci Ensemble" con il violoncellista olandese Ernst Reijser, come ospite d' eccezione. Penultima giornata "a progetto": in prima assoluta sarà presentata a Foggia l' Opera di Specula & Gemini su musiche originali e arrangiamenti di Roberto De Simone e Bruno Tommaso. A eseguirla l' Orchestra Jazz a Maiella diretta da Bruno Tommaso e Mimmo Virgili. Da definire il programma dell' ultima serata.
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giovedì 12 febbraio 2004
A Orsara cinque nuovi bed and breakfast
ORSARA DI PUGLIA – Bed and breakfast è meglio. La pensano così le corsiste di “Bed&Best”, percorso di formazione grazie al quale, entro l’anno, in Puglia sorgeranno 120 piccole strutture ricettive per il turismo.
Lo scorso ottobre, 120 donne pugliesi sono state protagoniste di un percorso di formazione durato 300 ore. Hanno studiato marketing, inglese, imparato a elaborare itinerari e ad offrire servizi per il turismo che punta sulle potenzialità del territorio.
Tra i 15 Comuni che hanno aderito all’iniziativa della Regione Puglia e della Comunità Europea, ci sono anche Cerignola, Manfredonia e Orsara di Puglia.
Nel centro preappenninico, sono state 5 le donne ad aver conseguito il diploma diventando “operatrici dell’ospitalità e dell’accoglienza turistica in bed and breakfast”.
Sono Marina Terlizzi, Rocchina Lecce, Rosa Dedda, Antonina Del Priore e Marta Terlizzi. Hanno un’età compresa fra i 25 e i 49 anni e coltivano un sogno che presto diverrà realtà, quello di diventare imprenditrici del sistema turistico.
Le prime 2 apriranno l’attività entro la prossima estate. “Con tutte le altre corsiste – spiega Marina Terlizzi -, stiamo per costituire un’associazione che utilizzerà il marchio “Bed&Best”. Dopo questo passaggio, ciascuna di noi potrà avviare l’attività gestendo un bed and breakfast”.
Si tratta di piccole strutture ricettive, capaci di ospitare da 4 a 10 persone in un ambiente familiare, offrendo ai visitatori l’alloggio e la prima colazione. Rocchina, la meno giovane del gruppo orsarese con i suoi 49 anni, gestirà il suo bed and breakfast in una contrada poco lontana dal centro storico, quella di Piana del Pozzo. Marina, invece, è già impegnata nel rimettere a nuovo un’abitazione di Piano Paradiso, località posta nelle immediate vicinanze dell’ingresso al paese.
“E’ stato un impegno molto serio: 8 ore di lezioni giornaliere, 40 ogni settimana”, racconta Marina. “Attraverso un marchio unico ed un sito internet che promuoverà strutture, luoghi e servizi dell’associazione, avremo modo di collaborare in rete e quindi di sostenerci reciprocamente”.
Il progetto “Bed&Best” nasce per centrare un duplice obiettivo: elevare i livelli occupazionali della regione promuovendo, al contempo, ciascuno dei Comuni aderenti in cui sorgeranno le nuove strutture ricettive. E’ una formula che ha dato risultati positivi in tutta Europa e che ora punta ad affermare un nuovo modello di sistema turistico-ricettivo anche nel Mezzogiorno.
L’idea sembra fatta su misura per Orsara di Puglia e un territorio, quello del Preappennino, che pur avendo grandi risorse sconta lacune strutturali e nei servizi. “Abbiamo aderito con convinzione al progetto perché puntiamo moltissimo sullo sviluppo sostenibile e sulla valorizzazione delle peculiarità ambientali e culturali del nostro paese – dice il sindaco Mario Simonelli -. Orsara di Puglia ha storia, tradizioni e un patrimonio che stiamo cercando di promuovere al meglio attraverso iniziative, eventi e progetti come quello di “Bed&Best””.
Assieme ad altri 2 comuni foggiani, Cerignola e Manfredonia, oltre a ben 12 amministrazioni di tutta la Puglia, Orsara di Puglia ha aderito al progetto “Bed&Best”. Si tratta di un percorso di formazione offerto a 120 donne, 20 per ciascuno dei 6 corsi organizzati nell’ambito del progetto. Un’iniziativa che mira a fornire gli strumenti di conoscenza necessari per lavorare nel settore turistico con competenza e professionalità.
Lo scorso ottobre, 120 donne pugliesi sono state protagoniste di un percorso di formazione durato 300 ore. Hanno studiato marketing, inglese, imparato a elaborare itinerari e ad offrire servizi per il turismo che punta sulle potenzialità del territorio.
Tra i 15 Comuni che hanno aderito all’iniziativa della Regione Puglia e della Comunità Europea, ci sono anche Cerignola, Manfredonia e Orsara di Puglia.
Nel centro preappenninico, sono state 5 le donne ad aver conseguito il diploma diventando “operatrici dell’ospitalità e dell’accoglienza turistica in bed and breakfast”.
Sono Marina Terlizzi, Rocchina Lecce, Rosa Dedda, Antonina Del Priore e Marta Terlizzi. Hanno un’età compresa fra i 25 e i 49 anni e coltivano un sogno che presto diverrà realtà, quello di diventare imprenditrici del sistema turistico.
Le prime 2 apriranno l’attività entro la prossima estate. “Con tutte le altre corsiste – spiega Marina Terlizzi -, stiamo per costituire un’associazione che utilizzerà il marchio “Bed&Best”. Dopo questo passaggio, ciascuna di noi potrà avviare l’attività gestendo un bed and breakfast”.
Si tratta di piccole strutture ricettive, capaci di ospitare da 4 a 10 persone in un ambiente familiare, offrendo ai visitatori l’alloggio e la prima colazione. Rocchina, la meno giovane del gruppo orsarese con i suoi 49 anni, gestirà il suo bed and breakfast in una contrada poco lontana dal centro storico, quella di Piana del Pozzo. Marina, invece, è già impegnata nel rimettere a nuovo un’abitazione di Piano Paradiso, località posta nelle immediate vicinanze dell’ingresso al paese.
“E’ stato un impegno molto serio: 8 ore di lezioni giornaliere, 40 ogni settimana”, racconta Marina. “Attraverso un marchio unico ed un sito internet che promuoverà strutture, luoghi e servizi dell’associazione, avremo modo di collaborare in rete e quindi di sostenerci reciprocamente”.
Il progetto “Bed&Best” nasce per centrare un duplice obiettivo: elevare i livelli occupazionali della regione promuovendo, al contempo, ciascuno dei Comuni aderenti in cui sorgeranno le nuove strutture ricettive. E’ una formula che ha dato risultati positivi in tutta Europa e che ora punta ad affermare un nuovo modello di sistema turistico-ricettivo anche nel Mezzogiorno.
L’idea sembra fatta su misura per Orsara di Puglia e un territorio, quello del Preappennino, che pur avendo grandi risorse sconta lacune strutturali e nei servizi. “Abbiamo aderito con convinzione al progetto perché puntiamo moltissimo sullo sviluppo sostenibile e sulla valorizzazione delle peculiarità ambientali e culturali del nostro paese – dice il sindaco Mario Simonelli -. Orsara di Puglia ha storia, tradizioni e un patrimonio che stiamo cercando di promuovere al meglio attraverso iniziative, eventi e progetti come quello di “Bed&Best””.
Assieme ad altri 2 comuni foggiani, Cerignola e Manfredonia, oltre a ben 12 amministrazioni di tutta la Puglia, Orsara di Puglia ha aderito al progetto “Bed&Best”. Si tratta di un percorso di formazione offerto a 120 donne, 20 per ciascuno dei 6 corsi organizzati nell’ambito del progetto. Un’iniziativa che mira a fornire gli strumenti di conoscenza necessari per lavorare nel settore turistico con competenza e professionalità.
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mercoledì 12 novembre 2003
Chi vive ad Orsara campa cent'anni ("La Grande Provincia")
di Daniela Corfiati - 12 novembre 2003
ORSARA DI PUGLIA – Chi vive ad Orsara campa cent’anni. Il primo a scommettere sull’evidenza scientifica del peculiare processo di invecchiamento degli orsaresi, è stato il professor Giorgio Bronzetti del CNR di Pisa che ha lanciato un protocollo di ricerca unicamente destinato alla popolazione anziana che risiede da sempre nel centro dei monti Dauni meridionali. Partito nel 2002, il progetto denominato “Selor”, ha avviato un’indagine della durata di dieci anni per stabilire quale rapporto leghi le abitudini alimentari al processo di invecchiamento. Gli esiti dei primi due anni di analisi, effettuate su campioni di terreno e su alcuni selezionati elementi della catena alimentare, hanno mostrato una concentrazione sorprendentemente alta di selenio, potente antiossidante che previene
la formazione dei radicali liberi, ritenuti la base dell'invecchiamento umano, e dello sviluppo di malattie croniche e degenerative. Alla prima presentazione della fase preliminare dello studio, tenutasi a Pisa lo scorso 8 ottobre nel corso dell’ “Ottava Conferenza Internazionale di Cancerogenesi”, i risultati divulgati hanno destato scalpore nella platea di studiosi: la percentuale di selenio riscontrata nei primi 20 cm di suolo preso in esame, sarebbe dalle 4 alle 80 volte superiore alla media nazionale. Diversamente dalla molecola di sintesi prodotta in laboratorio e che si assume attraverso integratori alimentari e compresse acquistate in farmacia o nei supermercati, il selenio di Orsara è biodisponibile in natura, una condizione che mette al riparo dagli effetti negativi che un sovradosaggio apporterebbe alla salute. Non solo, ma le qualità del prezioso oligoelemento che si associano anche ad un’altra presenza di vitamine del gruppo A, B, C e soprattutto E, sono riscontrabili negli alimenti di diretta derivazione dalle attività di sfruttamento del terreno: questi prodotti sono i cereali, il latte caprino ed ovino ed i suoi derivati, l’olio, il vino (ricco anche di flavonoidi), le fave e gli asparagi. La concentrazione delle sostanze nutrienti contenute in questi elementi, da sempre presenti sulla tavola degli orsaresi, sarebbero alla base del segreto della longevità di questa popolazione anziana che invecchia bene e soprattutto al riparo dalle patologie disabilitanti correlate all’età, come quelle cardiovascolari, l’ictus, o ancora la demenza. Ieri, nell’aula magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Foggia, si è svolta la conferenza stampa allargata ad una parte dei numerosi soggetti che hanno concorso alla realizzazione del primo anno di vita del progetto “Selor”. Variegata la composizione dei diversi partners: il CNR di Pisa, la Facoltà diretta dal preside Emanuele Tarantino, il Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione della Asl Fg/3, il Centro Alzheimer di Foggia, il Centro Medico Telesforo e il Laboratorio Bonassisa, il Comune di Orsara. «L’entità scientifica dello studio – ha spiegato il dottor Michele Panunzio, uno dei referenti del progetto – è incentrata sulla compressione della morbosità, una delle tre direttrici fondamentali nel campo della biologia dell’invecchiamento». Dimostrata l’evidenza scientifica della concentrazione di selenio nell’agro di Orsara, la ricerca proseguirà adesso con un follow up di nove anni su un campione di 196 cittadini nati e cresciuti ad Orsara, di età compresa tra i 45 ed i55 anni. «A questi volontari – ha spiegato la dottoressa Antonietta Antoniciello, responsabile del Centro di sorveglianza nutrizionale della Asl Fg/3 – sarà somministrato un programma dietetico, in base ad un questionario sulle abitudini alimentari». Nell’arco dei prossimi nove anni, gli studiosi osserveranno l’andamento delle patologie nei 196 soggetti, ne terranno sotto controllo le condizioni croniche, l’insorgenza di tumori, l’indice di disabilità. Il progetto, finalizzato all’ottenimento di risultati spendibili sul piano del miglioramento della
qualità della vita, riserva un ruolo fondamentale anche alle tecnologie alimentari, come ha sottolineato il preside Tarantino: «La particolare composizione agronomica di Orsara di Puglia è stata accertata in seguito alle analisi compiute su 200 campioni di terra a diverso andamento colturale. Le produzioni tipiche orsaresi, dal pane al vino agli ortaggi al formaggio, diventano frutto e veicolo di questa ricchezza nutrizionale che probabilmente deriva da una tradizione antica che ha permesso di continuare a sfruttare la terra con metodologie che ne hanno preservato le caratteristiche migliori». E non è detto che, una volta indagati e svelati i misteri di Orsara, che già gli scienziati hanno ribattezzato “isola felice”, non si possa esportarli in altre realtà geografiche a vocazione agricola, realizzando così un perfetto esempio di agricoltura sostenibile.
ORSARA DI PUGLIA – Chi vive ad Orsara campa cent’anni. Il primo a scommettere sull’evidenza scientifica del peculiare processo di invecchiamento degli orsaresi, è stato il professor Giorgio Bronzetti del CNR di Pisa che ha lanciato un protocollo di ricerca unicamente destinato alla popolazione anziana che risiede da sempre nel centro dei monti Dauni meridionali. Partito nel 2002, il progetto denominato “Selor”, ha avviato un’indagine della durata di dieci anni per stabilire quale rapporto leghi le abitudini alimentari al processo di invecchiamento. Gli esiti dei primi due anni di analisi, effettuate su campioni di terreno e su alcuni selezionati elementi della catena alimentare, hanno mostrato una concentrazione sorprendentemente alta di selenio, potente antiossidante che previene
la formazione dei radicali liberi, ritenuti la base dell'invecchiamento umano, e dello sviluppo di malattie croniche e degenerative. Alla prima presentazione della fase preliminare dello studio, tenutasi a Pisa lo scorso 8 ottobre nel corso dell’ “Ottava Conferenza Internazionale di Cancerogenesi”, i risultati divulgati hanno destato scalpore nella platea di studiosi: la percentuale di selenio riscontrata nei primi 20 cm di suolo preso in esame, sarebbe dalle 4 alle 80 volte superiore alla media nazionale. Diversamente dalla molecola di sintesi prodotta in laboratorio e che si assume attraverso integratori alimentari e compresse acquistate in farmacia o nei supermercati, il selenio di Orsara è biodisponibile in natura, una condizione che mette al riparo dagli effetti negativi che un sovradosaggio apporterebbe alla salute. Non solo, ma le qualità del prezioso oligoelemento che si associano anche ad un’altra presenza di vitamine del gruppo A, B, C e soprattutto E, sono riscontrabili negli alimenti di diretta derivazione dalle attività di sfruttamento del terreno: questi prodotti sono i cereali, il latte caprino ed ovino ed i suoi derivati, l’olio, il vino (ricco anche di flavonoidi), le fave e gli asparagi. La concentrazione delle sostanze nutrienti contenute in questi elementi, da sempre presenti sulla tavola degli orsaresi, sarebbero alla base del segreto della longevità di questa popolazione anziana che invecchia bene e soprattutto al riparo dalle patologie disabilitanti correlate all’età, come quelle cardiovascolari, l’ictus, o ancora la demenza. Ieri, nell’aula magna della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università di Foggia, si è svolta la conferenza stampa allargata ad una parte dei numerosi soggetti che hanno concorso alla realizzazione del primo anno di vita del progetto “Selor”. Variegata la composizione dei diversi partners: il CNR di Pisa, la Facoltà diretta dal preside Emanuele Tarantino, il Servizio di Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Dipartimento di Prevenzione della Asl Fg/3, il Centro Alzheimer di Foggia, il Centro Medico Telesforo e il Laboratorio Bonassisa, il Comune di Orsara. «L’entità scientifica dello studio – ha spiegato il dottor Michele Panunzio, uno dei referenti del progetto – è incentrata sulla compressione della morbosità, una delle tre direttrici fondamentali nel campo della biologia dell’invecchiamento». Dimostrata l’evidenza scientifica della concentrazione di selenio nell’agro di Orsara, la ricerca proseguirà adesso con un follow up di nove anni su un campione di 196 cittadini nati e cresciuti ad Orsara, di età compresa tra i 45 ed i55 anni. «A questi volontari – ha spiegato la dottoressa Antonietta Antoniciello, responsabile del Centro di sorveglianza nutrizionale della Asl Fg/3 – sarà somministrato un programma dietetico, in base ad un questionario sulle abitudini alimentari». Nell’arco dei prossimi nove anni, gli studiosi osserveranno l’andamento delle patologie nei 196 soggetti, ne terranno sotto controllo le condizioni croniche, l’insorgenza di tumori, l’indice di disabilità. Il progetto, finalizzato all’ottenimento di risultati spendibili sul piano del miglioramento della
qualità della vita, riserva un ruolo fondamentale anche alle tecnologie alimentari, come ha sottolineato il preside Tarantino: «La particolare composizione agronomica di Orsara di Puglia è stata accertata in seguito alle analisi compiute su 200 campioni di terra a diverso andamento colturale. Le produzioni tipiche orsaresi, dal pane al vino agli ortaggi al formaggio, diventano frutto e veicolo di questa ricchezza nutrizionale che probabilmente deriva da una tradizione antica che ha permesso di continuare a sfruttare la terra con metodologie che ne hanno preservato le caratteristiche migliori». E non è detto che, una volta indagati e svelati i misteri di Orsara, che già gli scienziati hanno ribattezzato “isola felice”, non si possa esportarli in altre realtà geografiche a vocazione agricola, realizzando così un perfetto esempio di agricoltura sostenibile.
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